Pace, libertà e il coraggio che serve ai leader Ue

MONDO. Stabilità internazionale, rapporti meno tesi tra gli Stati e maggiore coraggio nelle scelte cruciali da parte dei leader. Ecco quanto è auspicabile augurarsi nel 2026 dopo il turbolento 2025.

Fare previsioni oggi in presenza di uno scenario del genere è come leggere il futuro nel fondo di una tazzina di caffè. Ci sono, però, eventi che potranno influenzare o rivoluzionare addirittura il corso dell’anno. La conclusione del conflitto in Ucraina, il rafforzamento dell’Unione europea, le elezioni di Midterm negli Stati Uniti, il mantenimento della tregua in Medio Oriente, la crisi economica in Iran, la persistente avanzata della Cina attrarranno l’attenzione generale. Ad Est si continua a morire. Stando a Donald Trump, il negoziato è agli ultimi tornanti prima della sua conclusione. Sui 20 punti in discussione ne rimangono 3-4, che i leader dovranno impegnarsi in prima persona a concordare.

L’accordo in Ucraina entro il disgelo

Sia i russi sia gli ucraini saranno costretti a fare concessioni; non ci sono soluzioni alternative. Le diplomazie hanno il compito di far apparire che il proprio Paese ha vinto almeno sulla carta. Solo così potrà poi iniziare un dopoguerra pieno di sacrifici da far digerire ai connazionali. Tempo per l’accordo: entro il disgelo. Successivamente le condizioni del campo di battaglia permetteranno di tornare a combattere. In realtà geopoliticamente parlando, russi ed occidentali stanno facendo il gioco dei cinesi, gli unici a beneficiare da uno scontro del genere. La militarizzazione dell’Europa è la logica conseguenza non solo della tragedia russo-ucraina, ma anche delle scelte neo-isolazioniste degli Stati Uniti di Donald Trump, che ha rivoluzionato il quadro strategico degli ultimi otto decenni.

La pace e la libertà hanno un costo

È inutile nasconderlo: oggi viviamo in una nuova epoca, in un altro mondo. Nel 2025 è stata girata l’ultima pagina di un capitolo del libro della storia dell’umanità. Adesso si è davanti alla necessità di scrivere un nuovo capitolo, facendo tesoro degli insegnamenti del passato. Per questo gli europei si preparino a gestire – a breve e più autonomamente – la Nato, il basamento su cui si poggia oggi la pace nel Vecchio Continente. E le opinioni pubbliche nazionali se ne facciano una ragione: la pace e la libertà hanno un costo. Solo gestendo meglio il welfare e lo Stato in generale si potrà continuare a garantire una buona qualità della vita alla popolazione.

I Ventisette dovranno imparare a superare la loro frammentazione e a implementare riforme politico-economiche per rimanere protagonisti nel mondo. L’Agenda Draghi indica la strada per non subire la globalizzazione. Ora serve la volontà dei leader Ue. E per forza di cose si dovrà cedere ulteriore sovranità al Centro, alle istituzioni Ue, da sburocratizzare e da rendere più vicine alla gente.

L’ora della politica

Allo stesso tempo sarà necessario porre un argine ai populismi e agli estremismi, limitando la polarizzazione delle società. Cultura e scuola sono la risposta. Ai dazi di Trump le economie mondiali hanno già trovato le contromosse e non ci sono stati gli sconquassi temuti. Adesso è l’ora della politica. E non si pensi alla possibile scorciatoia o al comodo tornare indietro, ossia alla sconfitta alle elezioni Usa di Midterm dei repubblicani. L’economia, l’inflazione, la prosecuzione dei guadagni a Wall Street saranno determinanti per il voto Usa. Il 2025 ha insegnato che i «cigni neri» sono sempre in agguato; pensare positivo e osare costruire qualcosa di nuovo hanno aiutato ad allontanare l’umanità dall’abisso. Il 2026 sarà ancor di più l’anno della difesa della pace e della libertà.

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