Rete e droni, la guerra cambia e costa poco
MONDO. La rivoluzione è anche economica: come si possono sparare missili che costano milioni di dollari contro droni da qualche migliaio?
La guerra nel 21° secolo è cambiata: è tempo di prenderne atto. Se fake news e hackeraggi sono l’evoluzione o l’ammodernamento della classica propaganda e del tradizionale sabotaggio, la comparsa dei droni e dei satelliti artificiali miniaturizzati a bassa orbita ha rivoluzionato i campi di battaglia. La prima avvisaglia di tale mutamento si profilò all’epoca della guerra in Georgia nell’estate 2008. Pur se superiori sul terreno, i russi si resero conto che un pugno di uomini li aveva messi in seria difficoltà con l’uso delle nuove tecnologie, allora israeliane.
Il tema dei droni
La vera svolta la si registrò parecchio tempo dopo in Nagorno-Karabakh, l’enclave armena in territorio azero, separatista da Bakù dopo il 1988. Il presidente Aliev riuscì a riconquistarla in due fasi tra il settembre 2020 e il settembre 2023 grazie al sapiente uso dei droni di produzione turca. Questi piccoli velivoli, guidati a distanza da operatori via radio con joystick da videogioco, garantirono agli azeri il completo dominio dei cieli e la possibilità di colpire i separatisti anche nelle zone montagnose più impervie. Dal 2022 il Donbass è diventato il luogo dove le ultime diavolerie tecnologiche vengono testate. I russi hanno modificato l’iraniano Shahed; gli ucraini sono partiti dai modelli sovietici, turchi e israeliani a cui hanno aggiunto la loro inventiva e progettualità.
Ai tempi dell’Unione Sovietica - in pochi lo sanno in Occidente - proprio gli ucraini erano maestri armieri assai apprezzati nel Patto di Varsavia, producendo componenti dei missili intercontinentali ad uso militare e di quelli che volavano nello spazio ad uso civile.
Nella «terra di nessuno»
Oggi le due prime linee - russa e ucraina - sono lontane una ventina di chilometri circa l’una dall’altra. Nel mezzo la «terra di nessuno». Truppe di fanteria o unità corazzate, quindi autoblindo o carri armati, vengono eliminate in pochi minuti dai droni se qualcuno vi si avventura. A poco servono le reti metalliche, messe sugli alberi o nelle cittadine, e i congegni per il mascheramento elettronico. Le trincee e i campi minati fanno il resto, di fatto, annullando la superiorità numerica dei russi. Ecco come Putin è stato impantanato in Donbass.
L’attacco di droni a sciame (che ha messo in crisi con bombardamenti mirati l’industria energetica russa), l’invenzione dei droni anti-droni, la costruzione di velivoli «madre» con in grembo piccoli apparecchi volanti utili a portare scompiglio nelle retrovie nemiche sono le ultime novità, cui vanno aggiunte le complesse evoluzioni nella guerra elettronica e nei collegamenti satellitari.
Proprio l’americana Starlink ha garantito, per anni, agli ucraini di disporre di Internet sul campo di battaglia. I russi hanno recuperato all’estero dei ricevitori della compagnia privata Usa e, per alcuni mesi, l’hanno sfruttato, venendo poi scoperti. Adesso Mosca ha programmato di creare a breve una propria rete e Pechino riflette sulle contromisure in un possibile scontro per Taiwan.
Nel Golfo
Dall’Ucraina questo scenario oggi si è trasferito nel Golfo Persico, con gli arabi che stanno firmando d’urgenza accordi di cooperazione militare con Zelensky: servono gli anti-droni per fermare gli Shahed iraniani, lanciati contro le infrastrutture energetiche.
La rivoluzione è anche economica. La domanda è: come si possono sparare missili che costano milioni di dollari contro droni da qualche migliaio? E poi: a che serve produrre enormi quantità di carri armati, come si apprestavano a fare gli europei in funzione anti-Putin, se poi essi sono inutilizzabili sui campi di battaglia? I tradizionali commercianti e produttori di armi, già pronti a firmare contratti miliardari, sono stati ora colti di sorpresa.
Dopo aver preso Zelensky per mesi a pesci in faccia Trump ha bisogno di lui per tirarsi fuori dai guai in cui si è cacciato in Iran. E di Zelensky ha bisogno pure la Nato per colmare i gap nei settori tecnologici moderni. Ma è la legge del contrappasso e del drone?
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