Russia-Cina, dipendenze e il rischio di passi fatali
MONDO. Dopo Donald Trump ora tocca a Vladimir Putin recarsi a Pechino da Xi Jinping. L’annuncio della visita del presidente russo è giunto all’improvviso e per tanti osservatori è stato una sorpresa.
Lettura 2 min.Prima domanda: cosa bolle in pentola? I tre Grandi intendono portare a termine il mega Risiko, venuto alla luce in autunno sulla stampa Usa e parzialmente delineato nella Strategia nazionale di sicurezza dell’Amministrazione Trump? In parole povere: Ucraina ai russi, Taiwan ai cinesi, intero continente americano agli Stati Uniti (ieri Venezuela, domani Cuba). E nel frattempo, come antipasto, sblocco dello Stretto di Hormuz, ora paralizzato dall’Iran, «alleato strategico» di Mosca e prezioso fornitore di idrocarburi per Pechino?
Seconda domanda: cosa impone oggi la necessità di contatti diretti, personali, tra leader senza sguardi indiscreti o addirittura emissari attorno? Il mondo libero farebbe bene adesso a vigilare con attenzione, ricordando a questi anziani ultrasettantenni che spartizioni stile Yalta sono entrate da decenni nei libri di storia e l’odierna claudicante globalizzazione si è sviluppata - malgrado mille problemi - sulla base del diritto internazionale e di accordi più o meno rispettati. Ma il mega Risiko, idealizzato da studiosi geopolitici estremisti e discusso a mo’ di boutade nei circoli del golf Usa, ha qualche possibilità di realizzarsi? Quali sarebbero i pericoli nel tentativo di portarlo a compimento? La risposta è univoca: come per tutte le teorie (in questo caso sgangherate) sulla carta, lo scontro con la realtà potrebbe essere fatale. Il pericolo è un conflitto globale.
In primo luogo i «prepotenti» non hanno fatto i conti con i popoli. E poi con l’Unione europea (a cui vanno aggiunti gli Stati membri del G7 senza gli Usa), con gli arabi, con i sudamericani, con il Papa. Americani e russi, al momento, stanno combattendo chi nel Golfo Persico chi ad Est. I cinesi, di natura commercianti e non guerrieri, sono pronti a fare altrettanto? Il dubbio è più che lecito. Xi Jinping è in grado di chiedere un sacrificio del genere al suo popolo che, finalmente oggi ha iniziato a vivere bene e si gode i meritati frutti di tanti sacrifici? E poi la stragrande maggioranza delle famiglie cinesi ha ora un solo figlio e non tanti come in passato, molti dei quali impiegati nei campi agricoli. Come verrebbe gestito il tradizionale sistema di «parentela» in caso di morte in massa dei più giovani?
Noi europei dobbiamo tenerci fuori da certi «giochi»: altro che partecipare alla guerra in Iran, come voleva incastrarci Donald Trump. È necessario, però, prepararsi rapidamente ad un possibile grande incendio e tenere bene la guardia alta
I taiwanesi in Asia e gli ucraini in Europa venderanno cara la pelle, c’è da esserne certi. Intanto occhio allo strano rapporto sino-americano: i primi ammirano la praticità e le capacità dei secondi, i quali a loro volta sono attratti da quello che non hanno, ossia una storia e una cultura millenaria. Meglio non mettercisi in mezzo. Ed invece il capo del Cremlino, che ha rivoluzionato la centenaria strategia russa (con risultati disastrosi), lo sta facendo, rischiando in Asia un passo falso epocale. La «tramontante» Russia di Putin è già diventata, come scrivono esperti autorevoli, il «garzone» (o il «partner minore») della Cina.
Noi europei dobbiamo tenerci fuori da certi «giochi»: altro che partecipare alla guerra in Iran, come voleva incastrarci Donald Trump. È necessario, però, prepararsi rapidamente ad un possibile grande incendio e tenere bene la guardia alta. Il ritorno del Regno Unito tra i Ventisette allargherà l’ombrello nucleare militare all’intera Unione. L’accelerazione verso l’indipendenza energetica garantirà poi quella libertà d’azione indispensabile in un mondo di «prepotenti» e di alleanze volubili.
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