Tra guerra e nucleare gli imbarazzi del governo

MONDO. Dice Giorgia Meloni: «Guido Crosetto in questi giorni non ha mai smesso di lavorare». La presidente del Consiglio chiude così il «caso» del ministro della Difesa rimasto, come tanti turisti italiani, intrappolato a Dubai proprio nelle ventiquattr’ore dell’attacco israelo-americano all’Iran.

Circostanza imbarazzante di cui Crosetto, che è persona largamente stimata anche fuori del perimetro della maggioranza, ha chiesto scusa, citando circostanze familiari («sono andato a riprendere la mia famiglia»). Quel che più ha colpito però è che il nostro ministro della Difesa non avesse neanche il sospetto di quanto stava per accadere per iniziativa di due Paesi, Usa e Israele, di cui siamo pur sempre amici e alleati. Anche questo punto delicato è stato spiegato dalla presidente del Consiglio la quale ha ammesso che sì, l’Italia, come gli altri Paesi Ue, non è stata preavvertita dell’imminenza dell’azione militare e che l’avviso è arrivato per canali diplomatici solo ad attacco avviato.

Tutto questo non basta alle opposizioni che attaccano il governo dicendo: vi vantate di essere alleati privilegiati di Trump e di aver riportato l’Italia sui tavoli che contano a livello internazionale, ma la realtà è un’altra: non vi hanno nemmeno avvisato che avrebbero bombardato Teheran.

Le opposizioni all’attacco

È soprattutto Giuseppe Conte ad animare questa polemica rivendicando a se stesso, quando era presidente del Consiglio, «ben altri protagonismi» in politica estera e sostenendo che il ministro degli Esteri Tajani si dovrebbe vergognare. Affermazione che in Commissione Esteri della Camera ha fatto scattare Tajani che ha incrociato le lame in un duello con il capo del M5S il cui contenuto difficilmente passerà alla storia politica italiana.

Sempre Giorgia Meloni attribuisce ancora a Putin la responsabilità del caos cui stiamo assistendo: «Se un Paese membro del Consiglio di Sicurezza – dice in una intervista televisiva – non si fa scrupolo di invadere un Paese sovrano confinante come l’Ucraina, tutto diventa possibile»

Ma alla base di tutto questo c’è una politica estera nazionale che continua a non trovare il consenso di maggioranza e opposizione, circostanza sempre deprecata quando le circostanze sono difficili e pericolose come le attuali. Sempre Giorgia Meloni attribuisce ancora a Putin la responsabilità del caos cui stiamo assistendo: «Se un Paese membro del Consiglio di Sicurezza – dice in una intervista televisiva – non si fa scrupolo di invadere un Paese sovrano confinante come l’Ucraina, tutto diventa possibile». È dunque l’occasione, per la premier, per ribadire una linea su cui mai ha avuto incertezze, anche quando la polemica con la sinistra diventava ancora più astiosa e il brontolio di Salvini all’interno della maggioranza si tramutava in una fronda costante.

La segretaria del Pd, Elly Schlein, chiede che sia Meloni in persona a riferire in aula sulla situazione in Medio Oriente e anche su quanto sta facendo il governo per riportare in patria i connazionali che si sono trovati improvvisamente sotto le bombe e i missili sparati dalla dittatura iraniana contro le monarchie arabe del Golfo.

Il potenziale atomico della Francia

È sicuro che alla presidente del Consiglio verrà anche chiesto come mai l’Italia non rientri nell’iniziativa di Emmanuel Macron che si ripromette di estendere il potenziale atomico della Francia ad altri otto Paesi europei (a cominciare da Germania, Gran Bretagna e Polonia) che aderiscono al motto: «Per essere liberi bisogna essere temuti». Probabilmente lo sgarbo di Parigi ci sta facendo pagare i contratti di collaborazione militare tra Italia e Germania. All’estrema sinistra dello schieramento politico, quello contrario ad aiutare l’Ucraina, si rafforza una polemica contro Stati Uniti e Israele per l’attacco all’Iran considerato da Francesca Albanese «un atto di imperialismo plutocratico» e dall’europarlamentare di Avs Salis «la guerra dell’asse fascio-genocidiario». Posizioni che si ritrovano facilmente in Avs e nel M5S ma che, all’interno del Pd, rischiano di allargare il fossato che ormai divide la maggioranza che fa capo alla segretaria Schlein dalla minoranza riformista.

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