Turchia-Siria, la Russia  si prende la scena

Turchia-Siria, la Russia
si prende la scena

La Russia è sempre più il «deus ex machina» dell’attuale scenario mediorientale in cui spiccano il ritiro inatteso dalla Siria settentrionale degli americani, ordinato dal capo della Casa bianca Donald Trump, e l’assenza degli europei. A Sochi il presidente Recep Tayyip Erdogan fa il punto della situazione col collega Vladimir Putin dopo che il 9 ottobre scorso il leader turco gli aveva telefonato prima di lanciare l’attacco oltreconfine. Mosca, in queste giornate tese, non se n’è stata con le mani in mano: ha mediato soprattutto l’intesa tra i governativi pro-Damasco – da lei appoggiati - ed i curdi in funzione anti-Ankara, mentre gli americani hanno lasciato a queste ultime due forze (quindi indirettamente anche ai russi) le loro postazioni senza colpo ferire.

Il Cremlino vuole essere sicuro che i turchi si fermino veramente a 30 chilometri dalla loro frontiera, come dichiarato alla vigilia dell’intervento armato, presentato da Erdogan come «anti-terrorismo curdo» e per creare un’area dove radunare i tanti profughi siriani. La lezione, impartita dal presidente russo, è che – in un rimescolamento continuo di alleanze, come avviene in questo teatro – degli amici ci si può fidare, ma fino ad un certo punto.

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