Tutti per uno ma ognuno va per sé: è la politica italiana

Il centrodestra ha presentato il suo programma di governo: nel documento c’è dentro di tutto, dalle tasse alla politica estera, con abile uso delle parole per glissare sulle differenze che dividono i tre partiti alleati. Poco importa: Berlusconi, Salvini, Meloni e i capi dei piccoli partiti di centro veleggiano verso un trionfale 46 per cento di voti che garantirebbe quasi i due terzi dei seggi a Montecitorio e a Palazzo Madama, ad un soffio dalla autosufficienza dei due terzi per modificare la Costituzione secondo le idee della destra, a cominciare dal presidenzialismo.

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Anche la questione della premiership è risolta: toccherà a chi ha più voti e cioè, stando ai sondaggi, a Giorgia Meloni la quale ieri si è liberata della timidezza e lo ha detto chiaro: «Se vinco, tocca a me». Ciò non toglie che Salvini corra con il suo nome e l’indicazione «premier» sotto il simbolo della Lega, allo stesso modo di «Berlusconi presidente». Ma tutti sanno come andranno le cose: la Meloni oltretutto è quella che ha la percentuale più alta di gradimento tra tutti i leader politici italiani.

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