Seggiovie abbandonate in 18 Comuni: «Aree da riconvertire»

LE OROBIE. Gli impianti obsoleti o dismessi sono 36. Li ha mappati l’Università degli studi di Bergamo. Ora si cercano le soluzioni, dal ritorno all’alpeggio al riuso.

Gandino

Trentasei impianti obsoleti, dismessi o comunque fermi, di cui 11 posizionati in aree protette (Parco delle Orobie ma anche Rete Natura 2000) e distribuiti in 18 Comuni. Sono i numeri degli impianti a fune - seggiovie e skilift - che da anni sono fermi ma i cui resti sono presenti ancora sul nostro territorio. Una mappa illustrata sabato 31 gennaio nel Salone della Valle del Comune di Gandino, nell’ambito del seminario del progetto ALTe (Alpine Leisure Transformation) dell’Università di Bergamo, in partnership con la Provincia, il Comune di Gandino, e la collaborazione di Officine Condor di Gandino e «Sotto Alt(r)a quota» e il contributo di Fondazione Cariplo.

Obiettivo: scenari di sviluppo sostenibile

Obiettivo del progetto, iniziato circa un anno fa e coordinato da Lorenzo Migliorati dell’Università di Bergamo, quello di «individuare - per le stazioni sciistiche dismesse - scenari alternativi di sviluppo turistico sostenibile, coinvolgendo attivamente le comunità locali».

«Gli impianti più vecchi della nostra provincia in territorio di Torre de’ Busi, risalenti al 1922»

Primo step del progetto, quindi, la mappatura degli impianti, illustrata da Federica Burini, sempre dell’Università di Bergamo. «Un lavoro - ha detto Burini - preliminare ma fondamentale per le tappe successive. Una conoscenza che ha riservato, per esempio, anche delle sorprese, con l’individuazione degli impianti più vecchi della nostra provincia in territorio di Torre de’ Busi, risalenti al 1922».

Sorprende anche l’altitudine da cui partivano gli impianti di risalita appunto di Torre de’ Busi (Valcava), posto a 460 metri sul livello del mare, quota che sarebbe impensabile nella situazione climatica attuale.

Già mappati gli impianti in 13 Comuni

Tredici i Comuni i cui impianti sono già stati mappati, con il conteggio anche degli elementi rimasti sul territorio, complessivamente 273 (pali, stazioni di arrivo o partenza): Ardesio (Valcanale), Aviatico, Castione, Clusone, Gandino, Monasterolo (Colli di San Fermo), Oltre il Colle (mappatura in corso), Piazzatorre (mappatura in corso), Schilpario, Taleggio (Peghera), Torre de’ Busi, Valbondione (mappatura in corso), Vilminore. Non ancora mappati impianti fermi nei comuni di Carona, Colere, Foppolo, Roncobello e Valleve (San Simone).

Il prossimo step

È emersa la necessità di una transizione che parta dal basso, dalla gente, e che non venga imposta.

Da qui a giugno il progetto prevede di individuare, per le aree o le ex stazioni sciistiche, soluzioni di transizione sociale, economica e del territorio, verso nuove o (precedenti) funzioni, magari legate all’alpeggio.

I tre ambiti sono stati affrontati con alcuni ospiti che hanno portato la loro esperienza e quindi un modello di possibile trasformazione del territorio.

In tutti è emerso la necessità di una transizione che parta dal basso, dalla gente, e che non venga imposta. Così ha detto, per esempio, Cinzia Baronchelli, del Gal Presolana e dei Laghi, ricordando le opportunità che i Gruppi di azione locale offrono, in termini di bandi e contributi, per interventi su aree di questo tipo o comunque sul riuso in genere di spazi inutilizzati.

Con i tralicci del Farno, arredo urbano

Da Lucio Bosio, di «Officine Condor», il racconto dell’esperienza che ha portato la realizzazione di arredo urbano (panchine e tavoli) con i tralicci del vecchio impianto di risalita del monte Farno a Gandino («Riuso di un elemento di memoria collettivo che perpetua tale memoria»).

Il progetto «Orobie lab»

Gloria Cornolti, per la Provincia di Bergamo, ha ricordato il progetto di «Orobie lab» che mira a mettere in rete tutte le progettualità in essere sul tema montagna bergamasca. Rispetto agli impianti di risalita ha sottolineato come una mappatura venne fatta dalla Provincia, ma ormai nel lontano 2009. «Quella in corso - quindi - rappresenta un aggiornamento fondamentale a supporto della transizione di tali territori».

Il Polo della biodiversità

Da Davide Tontini, presidente del Parco delle Orobie, è arrivato l’esempio di transizione in atto dell’area su cui si trovano gli impianti di Valcanale di Ardesio, acquisiti dall’ente nel 2003, per progetti di riforestazione, alpeggio, rinaturalizzazione e la creazione di un Polo della biodiversità nell’ex albergo Sempreneve.

Valleve, verso una possibile riapertura

Si parla, invece, di una possibile riapertura degli impianti di risalita di San Simone di Valleve, chiusi dal 2017. Ad annunciarla il sindaco di Valleve, Gianfranco Lazzarini che ha illustrato i risultati di un possibile accordo con la proprietà delle seggiovie.

A Dossena la Cooperativa di comunità

Infine, a portare la loro esperienza sulla Cooperativa di comunità, sono stati il sindaco di Dossena, Fabio Bonzi, e il presidente della cooperativa «I Raìs», Simone Locatelli. «Un modello - hanno detto - che ha consentito al paese di avere nuovi servizi e portare nuova occupazione, in ambito turistico ma non solo, contrastando quindi lo spopolamento e l’abbandono del paese». Un modello, a questo punto, che potrebbe essere preso a esempio in aree-comunità in declino a causa della chiusura delle stazioni sciistiche.

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