A Villa d’Adda: «Questa casa è uno Stato a sé». Militari cacciati, in 4 a processo
IL CASO. Coppia voleva pagare il mutuo con euro virtuali, i carabinieri erano lì per il pignoramento. «Non potete entrare, siamo protetti dall’Onu».
Villa d’Adda
I carabinieri, che per due volte si erano presentati nel corso di un procedimento di pignoramento per debito bancario, in quella villetta bifamiliare non ci avevano potuto mettere piede. I proprietari, una coppia di cinquantenni che all’epoca abitava a Villa d’Adda, avevano opposto questioni diplomatiche sostenendo che le loro pertinenze domestiche non fossero giurisdizione dell’Arma e, di conseguenza, dello Stato italiano, ma una specie di enclave di quello autoproclamato che loro chiamavano «Stato patronimico».
Il marito, secondo le contestazioni, avrebbe fisicamente impedito l’accesso ai militari che accompagnavano gli incaricati del tribunale di Bergamo. La moglie, invece, esibiva un cartello con la scritta «Stato sotto la protezione dell’Onu», condizione territoriale che, secondo i due, la loro proprietà avrebbe acquisito in base al meccanismo del silenzio-assenso. In pratica, la coppia aveva inviato una Pec alle Nazioni Unite in cui si chiedeva che il loro Stato fosse riconosciuto e la mancata risposta da parte del Palazzo di Vetro di New York è stata interpretata come un via libera.
Non il primo caso
Un caso di sovranismo giuridico tipico dei tribunali popolari, i gruppi di matrice complottista già balzati agli onori della cronaca locale: a Trescore avevano, ad esempio, denunciato il sindaco Denny Benedetti, reo – a loro dire – di aver distribuito mascherine durante il Covid, e avevano notificato i loro «atti» indossando divise. Non riconoscendo lo Stato italiano, molti degli appartenenti a questi organismi paralleli sono soliti non pagare le tasse né bollette, che considerano soprusi.
Il caso a Villa d’Adda
Alla coppia di Villa d’Adda tutte queste violazioni non vengono contestate. Loro sono a processo per resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità insieme a una 62enne di Sorisole e a una vicentina di 57anni che durante una delle due presunte ostruzioni ai carabinieri fungeva da consulente legale.
I militari avevano trovato fuori casa una piccola folla: una quindicina di persone pronta a sostenere moralmente la coppia
Considerandosi esponenti di una nazione a sé, marito e moglie pretendevano di pagare il mutuo per la casa – due appartamenti, uno dei quali affittato a una famiglia britannica, estranea ai fatti – con l’euro virtuale, la moneta cartolare emessa dalle banche centrali per compensare i debiti fra Stati. L’istituto di credito aveva così avviato la procedura di pignoramento e poi di sfratto, infine eseguito. Il 22.9.18 il maresciallo Attilio Paolillo, all’epoca comandante della stazione di Calusco, si era presentato con l’architetto Claudia Perego, incaricata di eseguire la valutazione peritale dell’abitazione, e col fabbro, per l’eventuale accesso forzato. Nell’udienza di lunedì 2 marzo il sottufficiale ha raccontato di aver desistito dopo che il marito aveva fisicamente impedito l’ingresso e la moglie esibito il cartello con la fantomatica legittimazione dell’Onu. La volta successiva, l’11.1.19, i carabinieri avevano accompagnato il delegato alla vendita nominato dal giudice, il commercialista Federico Clemente.
La «visita» era stata annunciata da un atto spedito ai coniugi dal tribunale di Bergamo e così i militari avevano trovato fuori casa una piccola folla: una quindicina di persone (la maggior parte non identificata) pronta a sostenere moralmente la coppia. C’era scappato qualche momento di tensione. Paolillo lunedì 2 marzo ha ricordato che i militari non erano riusciti ad avvicinarsi all’abitazione: «Quando ordinai di farlo, il marito mi prese sotto braccio, come per farmi capire che non dovevo farlo. Poi quando mi voltai qualcuno, ma non so chi, mi diede una spinta». Alla fine, il dottor Clemente fu costretto a leggere la notifica degli atti all’esterno della proprietà. L’udienza è stata rinviata per visionare il filmato girato da un carabiniere. Il 4 maggio si torna in aula per sentire gli imputati.
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