Abuso di sostanze, il 77% dei casi per alcol

I DATI . Aprile è il mese della prevenzione alcologica: iniziative per far conoscere i servizi attivi sul territorio. Su 1.431 accessi ai Pronto soccorso, 1.109 riguardano chi beve troppo. «Sportelli dedicati per intercettare prima».

Si consuma in tavola, come una qualsiasi altra bevanda. Ma a volte diventa un’insidia e un pericolo, fino a scivolare nell’abuso e nella dipendenza. L’altra faccia dell’alcol è nei numeri: ad esempio, nei circa tre bergamaschi che ogni giorno, in media, finiscono in Pronto soccorso per un’intossicazione da alcol. La bussola è nei dati elaborati nei mesi scorsi dal Servizio epidemiologico dell’Ats di Bergamo: in un anno sono stati 1.431 gli accessi nei Pronto soccorso orobici per abuso di sostanze, e 1.109 di questi – cioè circa il 77% dei casi – hanno riguardato appunto l’alcol (il restante 23% era relativo alla droga). Un «tema rilevante per la salute pubblica», come lo definisce la stessa Ats Bergamo: e proprio aprile è il mese internazionale dedicato alla «prevenzione alcologica», con informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e sul trattamento delle forme patologiche.

L’identikit

«Quando si parla di alcol – riflette Marco Riglietta, direttore del Serd-Servizio dipendenze dell’Asst Papa Giovanni e vicepresidente nazionale vicario di Federserd, la federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e servizi delle dipendenze – si ha a che fare con un’utenza molto variegata. Il profilo più tipico del paziente che viene preso in carico è l’uomo sopra i 50 anni che consuma in modo continuativo grosse quantità di alcol, ma in realtà questo è solo uno dei possibili “identikit”. Una quota consistente è rappresentata dai 30-50enni che consumano alcol e cocaina, due fenomeni tra loro legati, e poi i giovani che hanno consumi da binge drinking (le “abbuffate alcoliche”, ndr). Tra le donne prevalgono quelle di età più avanzata, sovente con una storia di traumi e disturbo dell’umore, che giungono a consumare alcol in una sorta di automedicazione. Senza dimenticare, poi, le persone che arrivano al Serd su invio delle Commissioni patenti, dei medici competenti delle aziende o dei servizi sociali».

«Risposte diffuse»

Proprio per far conoscere le opportunità di cura, il «Papa Giovanni» ha presentato i servizi per le dipendenze anche in occasione della Giornata mondiale della salute e dell’Open day delle Case di comunità. Anche perché, spiega Riglietta, è «importante portare i servizi sul territorio, attivando degli spoke dei Serd (cioè delle sedi secondarie, ndr) anche in queste altre strutture: al “Matteo Rota” vorremmo avviare consulenze dedicate ai giovani, a Zogno e Sant’Omobono stiamo individuando attività di primo livello per la valutazione infermieristica, per l’ambulatorio medico di consulenza e per i centri antifumo».

I Serd non devono rimanere «isolati»

«È fondamentale spingere le persone a interfacciarsi con questi servizi – conclude Riglietta –. Non perché siano alcolisti, ma per fare una valutazione come fosse quella di un qualsiasi altro specialista: se una persona ha un disturbo al torace, va dal cardiologo per una diagnosi. Dovrebbe essere lo stesso anche per le dipendenze».

«Ancora oggi si paga lo stigma di questi servizi», concorda Maurizio Campana, direttore del Servizio dipendenze dell’Asst Bergamo Est e del Dipartimento funzionale di Prevenzione: «Agganciamo utenti sia dal Ps, dopo l’arrivo per un abuso, sia direttamente con l’invio al Serd, ma ciò che contraddistingue l’alcol, ancora più di altre sostanze, è l’accesso tardivo: specie per quanto concerne i più giovani, arrivano già con una compromissione clinica avanzata. Ecco perché pensare a degli spoke dei Serd è utile: rendendoli il più neutri possibile e destrutturando l’immagine, può venir meno il pregiudizio».

Ad aprile l’Asst Bergamo Est proporrà sia degli incontri per la cittadinanza sia dei momenti di formazione per il personale, mentre già dai mesi scorsi è partito un servizio di «fast track» nei Pronto soccorso: «Forniamo ai pazienti tutte le informazioni per contattarci e dei consulti in telemedicina per i colleghi – rimarca Campana –, per rendere più efficace e tempestiva la risposta».

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