Cronaca / Bergamo Città
Giovedì 19 Febbraio 2026
Bergamo, incendio in via Moroni: due condanne e un rinvio a giudizio
IL VERDETTO. La proprietaria della mansarda e il titolare della ditta giudicati in abbreviato responsabili di incendio colposo. Il progettista a dibattimento.
Due condanne in abbreviato e un rinvio a giudizio per la vicenda dell’incendio che, il 21 agosto 2023, divampò da una mansarda di via Moroni 20, danneggiando anche diversi immobili vicini.
Il titolare della ditta che stava eseguendo i lavori di ristrutturazione e la proprietaria della mansarda hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato . Mercoledì, a seguito delle richieste delle parti, il giudice per l’udienza preliminare ha condannato (pena sospesa per entrambi) il primo a un anno e quattro mesi, e la seconda a otto mesi. Il risarcimento per chi ha subito danni, invece, sarà definito in sede civile. Un terzo imputato, il progettista, che non ha scelto riti alternativi, è stato rinviato a giudizio. Sono 11 le parti civili, tra privati e amministratori delle parti comuni colpite dall’incendio, che erano già state ammesse nell’ambito del procedimento (solo una richiesta non era stata accolta).
(Foto di Beppe Bedolis)
L’incendio divampò nella mansarda di via Moroni 20, dove erano in corso dei lavori . Allertati, i vigili del fuoco dovettero operare per molte ore prima di riuscire a domare le fiamme. A causa del rogo, tre palazzine rimasero inagibili, e diverse persone dovettero restare fuori dalle proprie abitazioni. Le contestazioni della Procura (incendio colposo l’ipotesi di reato in calce al fascicolo), si basarono sulla relazione dei vigili del fuoco del Niat (Nucleo investigativo antincendio) in cui si indicava un picco di consumi di energia elettrica nella mansarda, proprio quando si verificò l’incendio. Quindi, era possibile che, durante quei momenti, qualcuno stesse utilizzando degli attrezzi per i quali serviva l’alimentazione elettrica. In particolare, l’attenzione venne incentrata su un flessibile. Si ipotizzò che le scintille, che avrebbero poi scatenato il rogo, potessero essere causate dall’attrito tra questo e uno dei chiodi che fissavano alcuni pannelli di legno al tetto.
Il titolare della ditta, in quel momento, non era presente sul posto. Lo stesso, che ha due società intestate (entrambe senza dipendenti), aveva chiesto e ottenuto l’inserimento nel capo di imputazione anche della ditta individuale, coperta da assicurazione, così da assicurare alle parti civili di trovare ristoro in caso di condanna.
Per far luce sulle esatte cause del rogo, il gip aveva affidato l’incarico di perito all’ingegner Paolo Panzeri. L’avvocato della difesa Vanessa Bonaiti (che assiste il titolare della ditta che stava eseguendo i lavori) aveva nominato quale consulente di parte l’architetto Giuseppe Galbiati di Milano. Altri due professionisti sono stati incaricati dagli inquilini. Il pm Antonio Pansa, in seguito sostituito dal collega Giancarlo Mancusi, non aveva indicato esperti. Ma neanche questi approfondimenti, le cui risultanze sono state presentate in incidente probatorio, avevano offerto certezze.
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