Cause civili più veloci e arretrati giù del 94%, ma ancora non basta

GIUSTIZIA. In tribunale centrato l’obiettivo Pnrr sul taglio dei procedimenti più vecchi. Per un verdetto i tempi ridotti del 28%: il traguardo però è il -40% entro giugno

Accorciare i tempi, smaltire le pendenze. È la missione quotidiana di chi si occupa di giustizia, e lo è ancor di più perché una scadenza incombe: quella del Pnrr. Per il 30 giugno, l’Italia dovrà (o dovrebbe, al condizionale) rispettare i vincoli imposti dall’Europa in materia, e l’esito al momento è bifronte: positivo per «risoluzione» dei fascicoli più datati, meno confortante – al netto dei miglioramenti – per la velocizzazione delle sentenze. Una tendenza che si ravvisa, numeri alla mano, anche su scala bergamasca.

Nei giorni scorsi, il ministero della Giustizia ha diffuso il nuovo monitoraggio aggiornato al terzo trimestre del 2025, secondo le due bussole consuete. La prima è il «disposition time», che dà conto della durata media (in giorni) dei procedimenti: prendendo a riferimento quanto accadeva nel 2019, entro il 30 giugno 2026, occorrerà averlo abbattuto del 40% nel Civile e del 25% nel Penale. Stando ai dati del ministero della Giustizia, attualmente il tribunale di Bergamo li ha tagliati del 28,8% nel Civile (si partiva da circa 376 giorni e si è arrivati attorno ai 267 giorni, considerando valori arrotondati), facendo meglio della media degli altri tribunali nazionali (-17,6%). Di contro, sul Penale la marcia è più lenta: un calo c’è, dai 185 ai 162 giorni (-12,5%), ma inferiore alla media nazionale (-20%).

Il «cronometro» di via Borfuro è comunque in continua riduzione, report dopo report, e ha permesso di sanare l’impatto della pandemia, che aveva giocoforza dilazionato i tempi tra 2020 e 2021: per il Civile, nel 2022 il disposition time si attestava a 324 giorni, nel 2023 è sceso a 286 giorni e nel 2024 era a 288; la discesa è sovrapponibile anche per il Penale, visto che nel 2022 il parametro indicava 245 giorni, nel 2023 erano 192, nel 2024 si è passati a 179.

È stato invece già superato un altro risultato, legato al «quasi azzeramento» delle cause più vecchie: per metà 2026 si doveva definire il 90% dei procedimenti civili iscritti tra il 2017 e il 2022 e ancora pendenti al 31 dicembre 2022. Ed è andata così: via Borfuro le ha ridotte del 94% (erano 7.151, ne rimangono 429), analogamente al -93% registrato in tutti i tribunali. Quanto al totale delle pendenze, esulando dunque dai soli target Pnrr, nei primi nove mesi del 2025 sono aumentate del 4,4% nel Civile e calate del 4,7% nel Penale.

La Corte d’appello

La sfida del Pnrr comprende ovviamente tutti i tasselli del sistema giudiziario, risalendo i diversi gradi del processo. A livello della Corte d’appello di Brescia, cui afferiscono anche le province di Bergamo, Cremona e Mantova, «si è andati già oltre gli obiettivi – spiega la presidente Giovanna Di Rosa -: il disposition time civile è diminuito del 43%, quello penale del 40,2%. E anche per lo smaltimento dell’arretrato il risultato è stato centrato, con un -90,2%».

Tra i fattori decisivi, secondo Di Rosa, c’è «la scelta di aver individuato le attività che potevano essere definite con maggior celerità, invertendo le priorità che solitamente ci si dava: è stata favorita la possibilità di dare precedenza ai procedimenti che potevano essere immediatamente definiti. In Corte d’appello, inoltre, sono stati resi disponibili due magistrati ordinari in tirocinio che, come da previsione del Csm, hanno contribuito a elaborare le motivazioni; altro elemento importante è stato il potenziamento dell’Ufficio per il processo per le “cause seriali”, che hanno una giurisprudenza consolidata in Cassazione. È stato un intervento a 360° tra Penale e Civile, perché occorreva che fosse tale».

Certo, pensando al futuro rimangono alcune incognite: tra queste c’è la concreta possibilità di un ulteriore ampliamento delle attribuzioni del giudice di pace, già oggi gravato da grossi carichi di lavoro. «Il punto rilevante è l’arretrato, c’è una questione atavica – riconosce Di Rosa -. L’estensione delle competenze potrebbe creare un problema di sovraccarico del lavoro negli uffici. È vero che ci sono stati dei rinforzi per il nostro distretto, ma ancora siamo lontani da colmare il divario».

Gli interventi necessari

Guardando all’insieme del sistema giustizia, per Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo, «gli obiettivi del Pnrr restano complessivamente lontani, ma francamente gli addetti ai lavori non se ne stupiscono: non era un traguardo che si potesse raggiungere con uno sprint dell’ultimo minuto. Sarebbe stato necessario un ripensamento profondo di tutto il metodo con cui si eroga la giustizia».

I nodi più difficili da sbrogliare

«A Bergamo – rileva Marchesi -, il tribunale risulta essere più virtuoso per il Civile.

Sappiamo però che in quei dati influisce anche lo spostamento di competenze sul giudice di pace, come già previsto dalla riforma Cartabia e come accadrà ulteriormente da ottobre: ciò ha di fatto attenuato i numeri del Civile, perché i dati sul giudice di pace non rientrano nel monitoraggio Pnrr.

Sono molto preoccupato per il fatto che nessuno dica nulla sul prossimo aumento di competenze del giudice di pace: un ulteriore scatto significherebbe affossare completamente quegli uffici». Tra l’altro, come emerso anche recentemente in un incontro a Roma con il Dipartimento dell’Organizzazione della giustizia del ministero, tra le ipotesi al vaglio c’è anche la chiusura della sede del giudice di pace di Grumello del Monte: «Attualmente “sopravvive” grazie a un solo assistente giudiziario, un funzionario distaccato dal tribunale di Bergamo – ragiona Marchesi -. La notizia era già prevedibile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA