Cronaca / Bergamo Città
Sabato 29 Novembre 2025
Delitto Claris, indagine chiusa: «I motivi sono futili, legati al tifo»
L’OMICIDIO. L’unico indagato è Jacopo De Simone, 19 anni: sferrò una coltellata dopo dissidi per rivalità calcistiche scoppiati in un locale.
Rimane l’unico indagato nell’inchiesta per l’omicidio di Riccardo Claris, che il pm Maria Esposito ha chiuso nei giorni scorsi dopo averla ereditata dal collega Guido Schininà trasferitosi a Milano. Jacopo De Simone, il 19enne che sferrò la coltellata letale, deve rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, «legati a rivalità calcistica tra tifoserie contrapposte» (ma quelle organizzate non c’entrano, aveva specificato fin da subito il gip Beatrice Parati ,e i rispettivi gruppi ultras hanno preso le distanze dall’episodio), e porto abusivo di coltello. Il giovane, difeso dall’avvocato Luca Bosisio, è reo confesso: avrà ora 20 giorni di tempo per farsi interrogare in Procura o per depositare una memoria difensiva. Il prossimo passo del pm sarà quasi sicuramente la richiesta di rinvio a giudizio (sembra essere stata scartata la strada del giudizio immediato).
La lite fuori da un bar
Tutto era accaduto a cavallo della mezzanotte del 3 maggio scorso. Alle 23 De Simone e altri otto amici (tra cui il fratello gemello e la fidanzata di quest’ultimo) entrano al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina. Il 19enne e altri due del suo gruppo sono tifosi interisti, ma non curvaioli. Il locale è invece è uno punti di riferimento dei supporters atalantini. «Qualcuno di loro era vestito da maranza e aveva atteggiamenti provocatori», aveva osservato uno dei compagni di Claris. A un certo punto De Simone, uscito per fumare una sigaretta con un amico, intona un coro interista e forse pronunciato un «Odio Bergamo» che fa innalzare la temperatura. Secondo quanto raccontato al gip dal 19enne, Claris gli si sarebbe avvicinato «posandogli una mano sulla guancia e intimandogli in modo minaccioso di smetterla». «Qua siamo a Bergamo, tu non puoi fare queste cose», avrebbe proferito Claris, 26 anni, che abitava a pochi passi dal locale e frequentava la curva Nord atalantina (ma privo di indole ultrà, lo descrivono).
L’aggressione sotto casa
La scena successiva è quella del gruppo De Simone che si allontana verso la casa del 19enne in via dei Ghirardelli, seguito a distanza da Claris e soci. De Simone e altri tre salgono nell’abitazione, ma il 19enne si accorge che il fratello e la fidanzata non ci sono. Si sono attardati perché lei porta i tacchi e si sono nascosti fra le auto parcheggiate. Ma Jacopo li crede in pericolo. La madre intuisce la mal parata, nasconde i coltelli della cucina e scende a parlamentare col gruppo Claris che è sotto casa. De Simone però riesce a recuperare un coltello e scende con due amici. «Per difendere la casa e la famiglia da una mandria di animali», dirà. «Animato da intento di vendetta e di giustizia privata», scrive invece il gip nell’ordinanza di custodia cautelare.
La coltellata
Sia come sia, il 19enne affronta Claris e gli sferra una coltellata «ad abbraccio» nella schiena, che va a ledere il polmone e l’aorta. Il 26enne morirà dissanguato poco dopo, mentre De Simone fugge inseguito da alcuni rivali. Tre di loro – di 21, 29 e 17 anni –, assistiti dall’avvocato Marco Saita, risultano indagati per minacce aggravate in fascicoli autonomi dopo che le loro posizioni sono state stralciate da quello principale, dove ora resta solo Jacopo De Simone, attualmente in carcere a Brescia .
Sono invece sempre rimasti fuori dall’inchiesta gli amici che scesero in strada con il 19enne. Gli inquirenti non hanno rilevato profili di concorso o di favoreggiamento sul loro conto. Infine, la fibbia di cintura trovata sull’asfalto nei pressi del corpo di Claris e forse usata durante un contatto fisico tra componenti delle due fazioni: dalle analisi del Ris non sono emerse tracce biologiche che potessero ricondurla al proprietario.
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