Cronaca / Bergamo Città
Sabato 29 Novembre 2025
Docufilm Netflix su Yara, il Garante: «Audio illeciti». Multa da 40 mila euro
IL CASO. Il Garante per la protezione dei dati personali ha multato la società Quarantadue Srl, produttrice della serie Netflix «Il caso Yara – oltre ogni ragionevole dubbio», per la diffusione illecita di messaggi vocali e telefonate dei genitori di Yara Gambirasio.
Bergamo
La vicenda riguarda decine di file audio – «24 nel primo episodio, 19 nel secondo e 3 nel terzo» – contenenti telefonate e messaggi inviati dai genitori nei giorni successivi alla scomparsa della ragazza. Secondo la famiglia si trattava di materiale privato, mai utilizzato nel processo e non destinato alla diffusione pubblica. «Tra le conversazioni riprodotte e individuate nella loro istanza (nei primi tre episodi della serie, in particolare: 24 files audio nel primo episodio, 19 nel secondo episodio, 3 nel terzo episodio) vi è anche un messaggio vocale che la reclamante aveva lasciato nella segreteria telefonica della figlia quando ancora non si conosceva la drammatica sorte» si legge nel documento del Garante, che aggiunge: «Detti files audio non hanno alcuna attinenza con le indagini e sono stati inseriti nella trasmissione ”all’unico, evidente scopo di sollecitare l’attenzione morbosa degli spettatori”, in contrasto con il loro diritto di restare affermazioni riservate; la loro diffusione risulta in alcun modo giustificata ai fini dell’essenzialità dell’informazione e, ”nell’immutato persistente contesto temporale in cui gli interessati espressi dinamici drammi”, costituisce un’intrusione arbitraria e ingiustificata nella loro sfera privata».
La sanzione ammonta a 40.000 euro e le registrazioni non potranno più essere utilizzate
Nel reclamo presentato il 24 settembre 2024 dagli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, i coniugi Gambirasio hanno denunciato quindi «un’intrusione arbitraria» nella loro sfera più privata, contestando l’inclusione di audio privi di rilevanza investigativa e usati solo per catturare l’attenzione degli spettatori, in particolare «le intime e sofferte esternazioni della madre».
L’attenzione si è focalizzata in particolare su 24 files audio nel primo episodio, 19 nel secondo episodio, 3 nel terzo episodio
La società produttrice ha difeso il proprio operato, affermando di aver cercato la collaborazione della famiglia senza ottenerla e di aver utilizzato materiale presente negli atti giudiziari, in parte già diffuso dalla stampa. Secondo Quarantadue Srl, gli audio contestati servivano a rappresentare la «quotidianità familiare» e a mantenere l’autenticità narrativa.
Il Garante ha respinto queste motivazioni, sottolineando che le conversazioni erano troppo intime e non necessarie alla ricostruzione dei fatti. L’Autorità ha inoltre vietato la diffusione delle registrazioni. La società potrà impugnare il provvedimento.
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