(Foto di Bedolis)
LA TRAGEDIA. La donna uccisa si chiamava Valentina Sarto, il marito Vincenzo Dongellini. L’uomo, che pare abbia tentato di togliersi la vita non riuscendoci, è stato arrestato. Alle forze dell’ordine non risultano denunce, ma c’è la testimonianza di una vicina che li sentiva spesso litigare.
Bergamo
T ragedia a Bergamo nella zona dello stadio cittadino dove si è consumato un femminicidio: una donna di 41 anni, Valentina Sarto, è stata uccisa a coltellate dal marito 49enne, Vincenzo Dongellini, nella tarda mattinata di mercoledì 18 marzo nella loro abitazione di via Pescaria.
La donna è stata c olpita alla schiena e alla gola con un coltello dal marito che poi avrebbe tentato di togliersi la vita, senza riuscirci. Il 49enne è stato arrestato e sarebbe piantonato in ospedale. Valentina Sarto lavorava al Baretto, lo storico locale di fronte alla New Balance Arena, punto di riferimento dei tifosi della Nord.
I due stavano insieme da dieci anni e si erano sposati l’anno scorso. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato la lite che ha portato alla tragedia. Sembra che la coppia stesse vivendo un periodo di crisi e che lei stesse valutando di interrompere la relazione.
Le indagini sono in corso, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo, finalizzate a ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti. Sul posto sono arrivate le volanti della polizia di Stato, due ambulanze e i vigili del fuoco. La strada è stata chiusa al traffico per permettere i rilievi della Scientifica.
Anche se dai primi accertamenti delle forze dell’ordine non risultano denunce o precedenti segnalazioni relativi a passati dissidi o episodi di violenza tra i due coniugi, una vicina ha raccontato ai giornalisti che li sentiva spesso litigare, come sentiamo in questo video.
Femminicidio a Bergamo, la testimonianza di una vicina: «Li sentivo litigare spesso».
«Un crimine agghiacciante» e «una ferita profonda per la città»: così la sindaca Elena Carnevali commenta il femminicidio. «Non possiamo permettere che diventi solo un numero: dietro ogni caso ci sono una storia, un volto, una vita», sottolinea, evidenziando come la violenza nasca in contesti caratterizzati da «controllo, isolamento e minacce». «Dobbiamo sconfiggere la cultura del possesso» e rafforzare prevenzione e servizi, aggiunge. Bergamo, conclude, «si stringe con commozione attorno ai familiari».
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