Furti di bici: uno al giorno, poche denunce. Radunate e spedite all’estero con i furgoni

I RETROSCENA. Un fenomeno diffuso a Bergamo, ma spesso sottovalutato: da mezzi di poco valore a due ruote «di lusso». Dai ladri singoli alle bande organizzate: raccolte in stazione, già destinate a officine e ricettatori lontani da Bergamo.

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Il dato è inevitabilmente sottostimato, perché la maggior parte delle persone che subiscono un furto di bicicletta nemmeno lo denuncia alle forze dell’ordine. Fatto sta che a Bergamo il fenomeno sembra piuttosto presente, vuoi per l’impiego piuttosto frequente di questo mezzo di trasporto per spostarsi in centro, vuoi per il numero di due ruote che appunto circolano per le strade della città.

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Tuttavia la stima «ufficiosa» – perché spesso il furto è collegato ad altre situazioni e, quando viene denunciato, non sempre appare nelle statistiche come «semplice» furto di bicicletta – parla di qualcosa come una bici, in media, che viene sottratta al suo proprietario ogni giorno per le strade in città (omettiamo infatti i furti di bici dai garage, dai cortili o dalle abitazioni private, che spesso fanno parte casuale di bottini più variegati e non sono il principale obiettivo del colpo).

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Un dato sottostimato

Un dato, va ribadito, del tutto sottostimato anche secondo le stesse forze dell’ordine. In verità dietro un semplice furto di bicicletta si nasconde spesso un’organizzazione che cura tutto nei dettagli e che sa già dove spedire le biciclette rubate e come ricavarci sopra del denaro. Un investigatore spiega – in incognito – che i furti di bicicletta hanno due tipologie di autori. La prima riguarda il ladro singolo, che solitamente decide di impossessarsi di una bicicletta scegliendola a caso, semplicemente perché in quel preciso momento ha la necessità di spostarsi da un quartiere all’altro di Bergamo, solitamente per compiere altri reati, in primis lo spaccio di droga. In questi casi il ladro non bada alla tipologia di mezzo da rubare: gli basta una bici qualunque, anche di scarso valore.

Sono i casi forse più frequenti e, al contempo, i meno denunciati, proprio per via del valore tutt’altro che importante – sul piano economico – del «bottino». E poi, nella maggior parte dei casi, queste biciclette vengono usate e subito abbandonate, dopo che l’autore del furto ha raggiunto la zona che gli interessava. In molti casi le bici vengono poi rinvenute dagli stessi proprietari, semplicemente girando un po’ per la città a cercarle.

Mezzi usati per lo spaccio

L’altra tipologia di furti – spiega ancora l’investigatore – nasconde invece una precisa organizzazione, che punta a due ruote di un certo valore. In questo caso il ladro è un semplice «autore materiale» del colpo, studiato però dai vertici della banda, che forniscono precise indicazioni sulle tipologie di biciclette da portare via. In questo caso il destino della bicicletta è già segnato: una volta rubata, viene fatta arrivare in una sorta di centro di raccolta, localizzato in vari punti della città, solitamente nei pressi della stazione ferroviaria, da dove poi le biciclette vengono caricate, in gruppi da almeno dieci, quindici per volta, su anonimi furgoni e portate rapidamente fuori dal territorio non solo di Bergamo ma dell’intera provincia, per essere solitamente riparate o valutate da meccanici complici e per finire, da ultimo, all’estero, ed essere rivendute a ricettatori già in contatto con i vertici delle bande.

Questo il destino che si pensa possa aver segnato la e-bike «Riese & Müller Nevo3 GT» da ottomila euro rubata a inizio giugno in piazza Matteotti, proprio fuori da Palafrizzoni, alla commerciante Monica Longhi, peraltro mentre era a colloquio – come si dice: oltre al danno, la beffa – con l’assessore alla Sicurezza Giacomo Angeloni per parlare, assieme ad altri negozianti cittadini, proprio dei furti.

Più sicuri con il gps

Tuttavia oggi i sistemi per proteggere le proprie bici, specie se di valore, ci sono e incrociano tradizione e tecnologia: a parte i lucchetti e le catene, è infatti possibile installare sulle proprie due ruote un sistema di localizzazione tramite il gps, vale a dire un sistema che ci permette di controllare gli spostamenti della nostra bici tramite un’app sul telefonino collegata al satellite. Nessuna fantascienza: si tratta di dispositivi che costano poche decine di euro.

Proprio uno di questi aveva consentito, un mese fa, ai carabinieri di Bolzano di localizzare e rintracciare a Morengo due bici che un hotel dell’Alto Adige aveva messo a disposizione dei propri clienti. O, ancora, a fine maggio, il papà di uno studente del «Leonardo da Vinci» si era improvvisato investigatore e, seguendo le tracce dell’«airtag», uno di questi segnalatori, era arrivato fino a Zandobbio, sorprendendo il ladro e assicurandolo ai carabinieri.

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