(Foto di Bedolis)
IL RICORDO. Alla Rocca la deposizione delle corone. La sindaca Carnevali: «Una vicenda rimasta a lungo ai margini del racconto pubblico». Il ricordo dell’esodo, della strage di Vergarolla e l’omaggio a Palatucci.
Inizia con la deposizione di due corone di fiori, alla Rocca, davanti al monumento delle vittime delle Foibe, la cerimonia per il Giorno del Ricordo. «Una vicenda che ha segnato in profondità la vita di migliaia di nostri connazionali e che per molti anni è rimasta ai margini del racconto pubblico», ha ricordato questa mattina, martedì 10 febbraio, la sindaca Elena Carnevali, che insieme al Prefetto Luca Rotondi ha reso omaggio al monumento ai caduti. Furono però circa 350.000, ha aggiunto la sindaca, le persone di ogni ceto sociale per le quali si aprì la stagione dell’esodo.
«Un cammino segnato da lutti, sradicamento e incertezza, affrontato con la dignità di chi scelse di non rinunciare alla propria dignità»
«Un cammino segnato da lutti, sradicamento e incertezza, affrontato con la dignità di chi scelse di non rinunciare alla propria dignità». E furono in molti tra istriani, fiumani e dalmati a trovare rifugio in città. «Bergamo fu per molti esuli uno dei primi luoghi in cui provare a ricominciare. Arrivarono famiglie da Pola, Fiume, Zara, spesso dopo viaggi lunghi e dolorosi. I primi - sottolinea la sindaca - furono accolti negli spazi della Clementina, dove trovarono un riparo di fortuna, un pasto caldo e i primi segni di vicinanza che, pur tra difficoltà e diffidenze iniziali, seppe farsi concreta». E proprio alla Clementina, nella piazzetta della chiesa di Maria Immacolata in via Tolstoj, si è svolto un altro momento solenne di ricordo, dopo la messa in suffragio di tutti i morti nelle Foibe celebrata nella chiesa di via Porta Dipinta in Città Alta.
Tante le istituzioni ad avere partecipato ai momenti solenni, dai rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni d’arma e combattentistiche alle autorità: dall’assessore regionale Paolo Franco al consigliere provinciale Simone Biffi.
Le parole più dense di emozione sono state però quelle di Elena Depetroni, presidente della sezione di Bergamo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha voluto ricordare la strage di Vergarolla del 18 agosto 1946 sulle spiagge di Pola e Vergarolla.
«Quel giorno era una domenica di sole, con oltre 2.000 persone intente a partecipare a una giornata di gare nautiche. Un’occasione patriottica per ribadire che la città era e voleva restare italiana. In mezzo a loro esplosero 28 ordigni e morirono circa 100 persone, di cui 64 identificate. Si era in tempo di pace, la guerra era finita oltre un anno prima e la Repubblica italiana era nata da pochi mesi. Fu la prima strage terroristica della neonata Repubblica e per 70 anni fu coperta da una congiura di silenzi in attesa che il tempo cancellasse testimoni e ricordi. Ora che si è squarciato il velo dell’oblio - ha concluso Depetroni - è giunto il momento di fare luce su uno dei momenti più drammatici della storia italiana».
Anche per la P olizia di Stato è stato un giorno importante di commemorazione. Al parco del Galgario, insieme al Questore Vincenzo Nicolì, è stata omaggiata la figura di Giovanni Palatucci, ultimo Questore di Fiume, Medaglia d’Oro al Merito Civile e riconosciuto Giusto tra le Nazioni. Arrestato dalle SS il 13 settembre 1944, fu detenuto nel carcere di Trieste e successivamente deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove perse la vita il 10 febbraio 1945.
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