Gori: «Più ore a scuola contro il disagio giovanile»

IL DECRETO. Il sindaco: «Il governo punta solo sulla repressione, vanno aiutate le famiglie». Maggia (Tribunale per i minori): non sono baby gang.

Un ricorso più facile (e dunque frequente) al carcere minorile, un generico inasprimento delle pene per i reati più diffusi tra i giovani. E poi l’estensione anche ai minorenni del «Daspo urbano» (il divieto d’accesso ad alcune aree della città), l’applicabilità dell’«avviso del questore» anche ai minori e dell’«ammonimento» sin dai 12enni, strumenti che uniscono prevenzione (perché di fatto sono dei «richiami», e non delle condanne) e repressione (si fa i conti con l’autorità e le forze dell’ordine).

È una lunga lista di punti, quella che costituisce l’ossatura del «Decreto Caivano» varato giovedì sera dal Consiglio dei ministri, sulla scorta di una recente costellazione di casi di cronaca – alcuni gravissimi, come appunto la violenza sessuale di gruppo avvenuta nella città del Napoletano da cui prende il nome il provvedimento – che hanno visto protagonisti i giovanissimi. E se la rete diventa il veicolo privilegiato su cui corre questa devianza, il decreto snocciola alcuni articoli specifici sul tema: salta però la «stretta» sull’accesso dei minori ai siti pornografici, limitata a un più generico obbligo di «parental control» in capo ai gestori delle piattaforme; il questore potrà invece proporre alla magistratura (cui toccherà l’ultima parola) di vietare anche ai minori dai 14 anni in su «di possedere o utilizzare telefoni cellulari e altri dispositivi quando il loro uso è servito per la realizzazione o la divulgazione delle condotte» finite nel mirino delle forze dell’ordine.

Tra luci e ombre

Di fronte a un disagio che s’allarga e assume manifestazioni plastiche, capaci d’innescare momenti di caos urbano, i sindaci avevano chiesto un intervento del governo.

Anche a Bergamo il dibattito s’era infiammato, dopo la maxi-rissa in stazione il 20 agosto. Il vicepremier Matteo Salvini, con una lettera a «L’Eco di Bergamo», era intervenuto sulle risse tra giovanissimi, annunciando una legge per il Daspo. Che ora è nero su bianco. Dal sindaco Giorgio Gori arrivano però alcune critiche sul nuovo decreto: «Contro disagio giovanile e criminalità minorile il governo punta solo sulla repressione. Poco o nulla sul profilo educativo, su cui faccio invece due proposte – commenta Gori –: tempo pieno nelle scuole secondarie medie e drastica riduzione della chiusura estiva delle scuole. Se due genitori lavorano, come fanno a seguire e controllare i propri figli? Quando la scuola chiude, per moltissimi c’è solo la strada. Se vogliamo aiutare le famiglie dobbiamo estendere la permanenza dei ragazzi a scuola».

Sergio Gandi, vicesindaco e assessore alla Sicurezza, entra nel dettaglio dei punti del decreto: «Sull’aumento delle pene sono scettico, quello che rileva è la certezza della pena – premette Gandi –: si rischia di riempire le carceri minorili con ragazzi che si macchiano di reati minori. Sull’estensione del Daspo urbano e dell’ammonimento del questore non sono contrario». Il punto di attrito è quello della prevenzione: «Così, le misure sono insufficienti. Serve un doppio registro, rafforzando anche la parte sociale ed educativa. Le proposte del sindaco – aggiunge Gandi – ad esempio sono importanti. Il concetto è che occorre coinvolgere le famiglie. L’impatto che hanno avuto le perquisizioni domiciliari effettuate dalla Questura (dopo la rissa in stazione e alle giostre, ndr) hanno avuto effetto non solo perché hanno consentito agli inquirenti di entrare nella disponibilità di alcuni strumenti per approfondire le indagini ed estendere la conoscenza del fenomeno, ma anche perché hanno coinvolto delle famiglie che in molti casi erano all’oscuro di ciò che fanno i figli».

«Non sono baby gang»

Ma c’è davvero un allarme sociale legato ai giovanissimi? Cristina Maggia, presidente del Tribunale per i minorenni di Brescia, competente anche per la Bergamasca, richiama alla cautela: «I procedimenti penali sono in leggero calo nel nostro distretto – spiega Maggia –. I reati in crescita più frequenti sono i furti, ma reati di estrema gravità non ce ne sono: c’è un crollo dei reati legati agli stupefacenti e si mantengono stabili le rapine, mentre le violenze sessuali sono pochissime». La sintesi, calata sulla realtà del distretto di Brescia, è che «per il nostro territorio non c’era alcun bisogno di un decreto specifico», osserva il magistrato, prima di tracciare una panoramica più approfondita su quella che è la realtà criminale giovanile di questo spicchio di Lombardia: «È sbagliato parlare di baby gang – è il parere di Maggia –. Le “nostre” non sono baby gang: sono gruppi di ragazzi profondamente immaturi, che sì decidono di far caos e anche di usare violenza, ma senza una stabile organizzazione o una vera pianificazione criminale». È però evidente «un forte disagio, che c’era già prima del Covid e che la pandemia ha amplificato – aggiunge la presidente del Tribunale per i minorenni -: sono aumentati sia i gesti eteroaggressivi, volti a far male agli altri, sia i gesti autolesivi, dimostrato dal forte incremento degli accessi in ospedali per tentato suicidio». Ma cosa si può fare, di fronte a questa situazione? «Si deve cominciare a ragionare sin dall’asilo di rispetto degli altri e di rispetto delle regole, e anche il mondo degli adulti deve mettersi in gioco – conclude il magistrato -. C’è un’aggressività generale nella società che i ragazzi respirano e riproducono».

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