Cronaca / Bergamo Città
Sabato 10 Gennaio 2026
Le case ormai invendibili sono 2.800, non solo nelle valli
DOVE SONO. La maggior parte in provincia, nelle valli e in pianura: alcuni immobili in vendita a meno di 10mila euro. Belotti: «Ma poi per ristrutturarli serve investire cinque volte tanto».
Lo spopolamento, il tempo che passa, i costi proibitivi. Tre ingredienti per una ricetta: quella che porta a una moltiplicazione degli immobili abbandonati in alcune zone della provincia, soprattutto nelle valli, ma anche in alcune zone della pianura. Secondo i dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, in Bergamasca si contano circa 2.800 immobili accatastati come «unità collabenti», cioè che hanno perso la propria capacità reddituale, ma è facile immaginare che la contabilità reale sia più ampia e comprenda anche degli edifici non inseriti in quella categoria ma di fatto inutilizzabili.
E questo è «un problema enorme», secondo la definizione di Gianfederico Belotti, agente immobiliare e direttore della pubblicazione Valore Casa&Terreni: «Questi ruderi si concentrano in gran parte nelle valli, ma ce ne sono anche in campagna, e purtroppo si fatica a vedere una soluzione. Il problema più grave è il cedimento del tetto: quando avviene, poi la casa non vale più niente. Sono migliaia gli immobili in questa situazione, alla lunga diventano anche un pericolo». Eppure, qualcuno potrebbe essere tentato dall’affare.
In vendita fabbricati a 10mila euro
Esempi pratici: in vendita si trovano con frequenza dei fabbricati fatiscenti a prezzo di saldo, anche attorno ai 10.000 euro, «ma ristrutturarli costa 50.000 euro – fa di calcolo Belotti –: in media, per recuperarli serve un investimento pari a cinque volte il valore d’acquisto. A queste cifre, però, è un’operazione insostenibile. A pesare, peraltro, sono molti vincoli». Quando si parla di edifici con una lunga storia alle spalle, magari capaci di rappresentare l’eredità – seppur malconcia – di una tradizione locale, i margini d’intervento sulla costruzione sono pochi.
«Ci sono norme molto rigide sui materiali da utilizzare, sulle tecniche di costruzione, e sul risultato finale – prosegue l’immobiliarista -, con la conseguenza che le spese salgono alle stelle. Ma così facendo resterà sempre tutto fermo». Che fare, allora? «Occorrerebbe cambiare le regole – propone Belotti -. Ad esempio, si potrebbe consentire l’abbattimento (che non è ammesso su certi fabbricati tutelati, ndr) e una ricostruzione su una volumetria ridotta, salvaguardando il paesaggio e favorendo l’economicità della riqualificazione di questo patrimonio immobiliare».
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