L’emergenza freddo a Bergamo: «Dormitori stracolmi. C’è chi resta in strada»

MARGINALITÀ . Il gelo fa crescere le preoccupazioni per chi è senza casa. Trend in aumento di persone e luoghi scelti dai clochard. «Si fa tutto il possibile».

«I dormitori sono pieni, stracolmi: si sta facendo tutto il possibile per dare una risposta in questi giorni difficili». Nelle parole di don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana, c’è l’urgenza di un momento complesso. Per chi non ha una casa, il gelo di questo gennaio è un rischio pesante, e per questo la rete bergamasca sta mettendo in campo tutte le risorse disponibili per rispondere all’emergenza del freddo e alle necessità dei tanti senza fissa dimora che cercano un rifugio.

«Siamo preoccupati»

Il ghiaccio attanaglia gran parte della giornata, si scende sottozero nel tardo pomeriggio e si resta così sino alla tarda mattinata seguente; la notte si sfiorano i -6 gradi, temperature più rigide degli ultimi inverni, e non bastano coperte, cartoni e giacigli per sfidare le intemperie. «Siamo preoccupati – osserva don Trussardi –. Al dormitorio maschile del Galgario tutti e 65 i posti sono occupati, così come i 9 femminili, e poi ci sono quelli garantiti dal Patronato in città e a Sorisole». Si tratta in totale di circa un centinaio di posti: «Più di così non si riesce, al momento – prosegue don Trussardi –. Sicuramente ci sono parecchie persone in strada, potrebbero essere dalle 30 alle 45. In alcuni casi, ci sono senza dimora che non vogliono entrare in dormitorio perché si deve sottostare a delle regole».

Nuove soluzioni

«Le unità di strada sono in campo per incontrare e intercettare queste persone – spiega Marcella Messina, assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo –. È fondamentale avere una filiera con diverse tipologie di presa in carico, a seconda delle situazioni». Ad esempio, da dicembre il Comune ha attivato una nuova struttura in via Serassi, all’ex «Casa del custode», dove grazie alla collaborazione con l’Opera Bonomelli sono stati ricavati 6 posti in un alloggio: sono dedicati a chi è già più autonomo, in uscita da percorsi a più bassa soglia e con un progetto educativo per l’inclusione sociale. «Uno degli utenti è già riuscito a trovare un’abitazione, un altro lo farà a breve – segnala Giacomo Invernizzi, direttore dell’Opera Bonomelli –: la finalità è accompagnare le persone verso forme di autonomia. Al tempo stesso, visto che gli ospiti sono inviati da servizi a bassa soglia (come Galgario, Patronato o Bonomelli, ndr), questo permette di liberare posti per la pronta accoglienza di chi viene dalla strada». «Questa è una direzione che stiamo percorrendo da tempo – aggiunge Messina –, ad esempio con gli appartamenti finanziati dal Pnrr (inaugurati recentemente in Città Alta, ndr) e la “Stazione di posta” (in via Beltrami in Città Alta, ndr) pronta a fine gennaio». Si ampliano le risposte anche perché il perimetro della marginalità si sta allargando: «Entro tre mesi – aggiunge don Trussardi – contiamo di ultimare le pratiche per completare due nuovi dormitori, che garantiranno 16 posti per gli uomini e 14 per le donne».

«Forse servirebbe pensare anche a soluzioni drastiche, ad esempio a delle grandi tende e a delle misure temporanee che portino un po’ di sollievo»

«Il tema della marginalità è evidente», riflette fra Andrea Poerio, responsabile della mensa Opera Padre Beretta dei frati cappuccini che in questi giorni dà sostegno a circa 200 bisognosi, «con una tendenza di aumento»: «Non è solo dar da mangiare, ma accogliere con dignità, facendo sentire ciascuno una persona, e provando a operare in rete con le altre associazioni. Il problema del dormire oggi si sente con urgenza. Non si riesce a dare un riparo a tutti, forse servirebbe pensare anche a soluzioni drastiche, ad esempio a delle grandi tende e a delle misure temporanee che portino un po’ di sollievo».

Trend in aumento

La notte restituisce una geografia del disagio in continuo mutamento: «Un punto nevralgico resta il portico della mensa dei frati cappuccini, con una decina di presenze, poi altre persone sono distribuite in diversi luoghi, come Boccaleone o via Paleocapa fino a zone più esterne e all’aeroporto – rileva Fabio Defendi, coordinatore del Servizio Esodo, realtà storica che tutte le sere offre in media 120-130 pasti –. Da dicembre, in collaborazione con il Patronato di Bergamo, abbiamo anche aperto un punto di emergenza-freddo con 8 posti letto, mentre ogni sera distribuiamo 10-12 coperte per chi resta fuori». «C’è un trend di incremento delle persone e dei posti nei quali si va a dormire, sempre più solitari e sparsi», nota don Dario Acquaroli, direttore del Patronato San Vincenzo di Sorisole. È una situazione più parcellizzata rispetto a un tempo: più che grandi «accampamenti», spesso si scorgono singoli clochard – o piccolissimi gruppi di loro – che frequentano angoli inediti della città. «Sono cresciuti gli arrivi di persone dall’India e dal Nepal – prosegue don Acquaroli –. Molti hanno i documenti in regola, qualcuno anche un lavoro, ma non trovano soluzioni. Ma non basta solo aumentare i posti letto: occorre un lavoro di rilettura educativa e di accompagnamento».

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