Medici di famiglia, nella Bergamasca 511 posti vacanti. In un anno l’aumento sfiora il 20%

SANITÀ . I numeri del bando regionale. Amboni (Cgil): «Ora carenze non solo nelle valli: diffuse in tutta la provincia». Marinoni: «Politiche mirate per le aree più scoperte». I sindacati di categoria: «Rendere più appetibile la carriera»

I numeri, ancora una volta, sono pantagruelici. D’altronde non può essere altrimenti, visto che il problema è atavico e la soluzione non è certo dietro l’angolo: in Lombardia mancano i medici di famiglia, e la Bergamasca non è da meno.

I numeri nella Bergamasca

L’ultima conferma giunge dal nuovo bando regionale per gli «incarichi vacanti per i medici del ruolo unico di assistenza primaria». In sintesi: la «chiamata» per reclutare medici per il territorio. In Bergamasca i posti disponibili sono 511, ripartiti tra i 181 del territorio dell’Asst Bergamo Est, i 231 per l’Asst Bergamo Ovest e i 99 per l’Asst Papa Giovanni. In questo calderone sono inclusi i posti per i medici di base, insieme alla Continuità assistenziale (l’ex guardia medica), calcolati secondo un criterio (ormai anacronistico, ma fissato dalla normativa vigente) di un camice bianco ogni 1.200 assistiti, quando in realtà oggi già molti professionisti si fanno carico di 1.800 pazienti. Insomma, il concorso «offre» le cifre teoriche che servirebbero a raggiungere il fabbisogno ideale – piuttosto utopistico – di medici per il territorio.

«Servirebbe una politica mirata per aprire studi medici dove c’è l’esigenza assoluta: mettere a bando tutti questi posti porta al paradosso che potrebbero arrivare candidature per zone già molto coperte»

Ma tant’è, e il totale è peraltro in espansione: l’analoga tornata di marzo 2025 riportava 427 «caselle» per la provincia di Bergamo; in un anno l’aumento è del 19,7%. Nell’intera Lombardia, si è passati da 4.217 a 4.416 posti (+4,7%).

La geografia

Guardando alla geografia orobica, la «chiamata» mette sotto la lente alcune zone in particolare, anche per via di una variabile puramente demografica: nel territorio della Bergamo Est le disponibilità più ampie sono per l’ambito che comprende Trescore, Cenate Sopra e Sotto, San Paolo d’Argon, Entratico, Luzzana, Zandobbio, Carobbio e Gorlago, dove sono disponibili complessivamente 18 posti; per la Bergamo Ovest, ben 18 posizioni interessano l’ambito di Bariano, Morengo e Romano; per il «Papa Giovanni», sono 64 i ruoli «in palio» per l’ambito di Bergamo, Ponteranica, Sorisole, Torre Boldone, Orio e Gorle.

Candidature entro il 20 aprile

I medici potranno candidarsi tramite il portale della Regione entro il 20 aprile, presentando la domanda per uno degli ambiti vacanti; il 26 maggio, poi, chi avrà manifestato interesse e avrà i requisiti sarà convocato dalle Asst per l’accettazione dell’incarico. Dalle Asst bergamasche si ribadisce l’impegno continuo per reclutare medici e rafforzare la presenza sul territorio, in linea con quanto fatto in occasione dei bandi precedenti.

«Serve una politica mirata»

Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, parte da una premessa metodologica, legata alle regole con cui viene indetto il «reclutamento»: «I numeri sono da Paese delle meraviglie, è un discorso puramente teorico: se venissero davvero ingaggiati 511 medici in più, vorrebbe dire avere una continuità assistenziale a pieno regime, Case di comunità popolate da medici di famiglia 24 ore su 24, ambulatori in ogni piccolo comune e persino nelle frazioni. Numeri del genere non c’erano nemmeno quando le cose andavano bene: oggi i medici di assistenza primaria sono poco più di 400, negli anni migliori erano 700. Servirebbe invece una politica mirata per aprire studi medici dove c’è l’esigenza assoluta: mettere a bando tutti questi posti, viceversa, porta al paradosso che potrebbero arrivare candidature per zone già molto coperte, mentre quelle in difficoltà resterebbero sguarnite».

«Purtroppo è una professione che non è più accattivante, bisogna lavorare a fondo per rendere appetibile la categoria»

Potranno farsi avanti anche i frequentanti del corso di formazione specifica in Medicina generale, ma è difficile aspettarsi un’adesione massiccia. Per un semplice motivo: «Il primo anno è iniziato da pochissimo, molti potrebbero non essere ancora intenzionati ad aprire lo studio – riflette Ivan Carrara, segretario della Fimmg Bergamo, sindacato di categoria -. Chi invece è già al secondo o al terzo anno ha già preso l’incarico, dunque lì non ci possono essere disponibilità».

«Serve una svolta normativa»

«Purtroppo è una professione che non è più accattivante – sospira Giuseppe Geracitano, neoeletto presidente provinciale del sindacato Snami, che ha raccolto il testimone da Marco Agazzi -. Bisogna lavorare a fondo per rendere appetibile la categoria. I criteri del bando hanno portato ad aumentare i posti disponibili, ma manca la materia prima. Restiamo in vigile attesa, per usare una metafora del nostro mondo, di una svolta normativa adeguata a queste sfide».

Magra consolazione, la copertura dei pediatri è invece decisamente migliore: in Bergamasca sono stati individuati solo 6 posti liberi, due a testa per ogni Asst.

Formazione e supporto

Dalla Cgil di Bergamo, Orazio Amboni (responsabile del Dipartimento Welfare) torna su una questione politica: «Delle varie ipotesi di riforma, finora non si è visto ancora nulla. Quanto alle carenze, a differenza degli anni passati, ora i vuoti non sono solo nelle zone di montagna, ma diffusi in tutta la provincia. Non sono tutti posti “scoperti”, perché ci sono le nomine provvisorie e gli Ambulatori medici temporanei, ma il problema resta. L’alto tasso di “provvisorietà” compromette una delle principali funzioni: la continuità e personalizzazione dell’assistenza».

Due proposte le rilancia Davide Casati, consigliere regionale del Partito democratico: «A livello nazionale, intervenire fin da subito nel percorso di formazione, anche con l’istituzione di una specializzazione universitaria ad hoc (oggi sono previsti percorsi formativi regionali post laurea, ndr). A livello regionale, aumentando le borse di studio per chi sceglie questa specializzazione e fornendo supporti concreti per migliorare le condizioni di lavoro».

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