Montagna da aprire tutto l’anno. La crisi climatica? Opportunità

Le chiavi dello sviluppo Fardelli (Orobiestyle): «Di turismo si può vivere, dobbiamo provarci perché non c’è alternativa». Macchiavelli (Unibg): «Serve una visione di valle». Forchini (Promoserio): «È già realtà».

Cambia il clima, cambia la frequenza delle vacanze, cambia il modo di viaggiare. Per la montagna bergamasca, in particolare quella tradizionalmente legata allo sci, è arrivato il momento di rimodulare la propria offerta turistica in modo da intercettare le nuove richieste del mercato.

Lavorare tutto l’anno o chiudere

Destagionalizzare è un mantra che si sente ripetere da diversi lustri per bocca di chi (sindaci e assessori, baristi e albergatori, analisti e studiosi) il turismo lo maneggia quotidianamente, ma che oggi sembra porre un’alternativa secca: o lavorare tutto l’anno, oppure chiudere per sempre. Le stazioni sciistiche sono al lavoro per introdurre qualche nuova proposta per tenere aperti gli impianti anche d’estate in modo da attrarre visitatori, gli enti pubblici aprono cantieri per realizzare nuove strade di collegamento o per tenere in ordine quelle già esistenti, le attività ricettive investono sulla formazione del personale perché sia pronto ad accogliere gli stranieri.

La lezione degli stranieri

«Sono stati gli stranieri a rivelarci cosa vuol dire destagionalizzare – osserva Giorgio Fardelli, imprenditore dell’alto Sebino protagonista del progetto Orobiestyle, la comunity di operatori avviata per promuovere e valorizzare le montagne bergamasche con un unico brand e una strategia condivisa – noi italiani, per tradizione, chiudiamo le fabbriche tre settimane ad agosto e le ferie si concentrano in questo periodo; francesi, tedeschi e olandesi sono abituati ad avere periodi di vacanza di pochi giorni ma distribuiti su tutto l’anno. Sono loro ad averci insegnato che, se siamo in grado di offrire una buona ricettività anche a marzo, aprile, maggio, ottobre e novembre, di turismo si può vivere tutto l’anno».

L’alternativa che non c’è

Da imprenditore Fardelli non dimentica l’aspetto «contabile» di un turismo destagionalizzato: «Le strutture hanno costi fissi tutto l’anno insostenibili con i ricavi di appena tre mesi; penso ai rifugi alpini, che non hanno spazi sufficienti per ospitare tutti quelli che vorrebbero dormire al loro interno ma solo nei fine settimana estivi. E negli altri giorni della settimana?». Difficile trovare una risposta che sia in grado portare gente sulle montagne bergamasche 365 giorni all’anno «ma dobbiamo provarci perché sono profondamente convinto – conclude Fardelli – che di industrie nelle nostre valli non se ne apriranno più: i poli produttivi si concentrano dove la logistica è favorevole, vicino alle autostrade e agli aeroporti; da noi investono soltanto le famiglie che hanno ancora un legame con il territorio, ma i nuovi posti di lavoro vanno necessariamente creati nel turismo. Non ci sono alternative».

Lo sci non è morto

«Chiariamo subito una cosa – aggiunge al ragionamento Andrea Macchiavelli, docente di economia del turismo all’Università di Bergamo – lo sci non è morto: è un settore maturo, certamente non in espansione, ma i passaggi sugli impianti di risalita confermano che questa attrattiva “tiene”. Detto questo, il turismo in montagna sta cambiando a prescindere dal cambiamento climatico perché è mutato il comportamento del turista: a rivelarlo è la durata media del soggiorno, di appena due o tre giorni». In un weekend «il turista ha il tempo – aggiunge Macchiavelli – di partecipare a un evento, come può essere una manifestazione sportiva o una camminata gastronomica, può dedicarsi alla gastronomia visitando le cantine, come accade in Valtellina: soggiorni di breve durata, ma frequenti. E questo, dal 2015 ad oggi, ha portato a un complessivo incremento del numero di pernottamenti sull’arco alpino».

Turismo di eventi

Sul lago d’Iseo lo sanno bene: gare come la Sarnico Lovere Run o il campionato di triathlon a Lovere riempiono tutti gli alberghi della zona perché insieme agli atleti arriva almeno un loro accompagnatore, coniuge, compagno, o familiare che sia. «E sono anche convinto – aggiunge Macchiavelli – che i cambiamenti climatici siano per la montagna un’occasione da cogliere: l’estate torrida invoglia a salire di quota».

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Trovare un’identità

Dunque le possibilità non mancano ma il docente sprona le località bergamasche a trovare la propria identità: «Le località più grandi e strutturate dell’arco alpino sono fortemente attrezzate, difficile fare concorrenza su questo piano; le piccole località invece devono specializzarsi, devono individuare la propria specificità e puntare su quella. Ma questo esige collaborazione e una visione complessiva più ampia, direi almeno a livello di valle».

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E in tutta la valle Seriana opera Promoserio, l’agenzia di sviluppo locale che si occupa della promozione e comunicazione turistica della ValSeriana e della Val di Scalve. «Il nostro compito – spiega il presidente Maurizio Forchini – è di offrire un contenitore in cui il turista e il visitatore possono trovare l’intera offerta del nostro territorio che, non dimentichiamolo mai, ha come target principale quello delle famiglie. Per loro, la possibilità di acquistare on line servizi e pacchetti turistici, di trovare nei nostri infopoint tutto il materiale necessario per gestire soggiorni di pochi giorni oppure vacanze più lunghe, rappresenta una comodità che ci viene riconosciuta come eccellenza rispetto ad altri comprensori».

Le seconde case

«La destagionalizzazione in valle Seriana poi può contare su un dato storico: la presenza di migliaia di seconde case – conclude Forchini –. Dopo il Covid sono state aperte molto più a lungo che in passato, generando presenze spalmate su tutto l’anno con conseguente richiesta di servizi a cui le imprese del territorio possono dare risposta».

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