Neonati, gli ospedali per la prima volta sotto quota settemila

I DATI. Nel 2025 il dato peggiore degli ultimi anni (-3,2%). I dati Istat (provvisori) confermano il trend. Al «Papa Giovanni» 3.994 nascite.

Forse, più che inverno demografico, bisognerebbe parlare di glaciazione. Perché il trend non si spezza, e un vero cambio di stagione appare lontano, irraggiungibile. Dopo un 2024 con un timidissimo sussulto, ma in realtà con un quasi pareggio, il 2025 rischia di andare in archivio con l’ennesima flessione delle nascite in Bergamasca.

Un calo del 2,4% in un anno

Stando ai dati provvisori dell’Istat, tra gennaio e settembre 2025 in provincia di Bergamo sono stati «iscritti» nelle anagrafi – la precisazione è legata, ad esempio, a chi nasce in un ospedale fuori provincia da genitori che vivono in un Comune orobico – 5.321 neonati, 132 in meno rispetto ai 5.453 dello stesso periodo del 2024: in altri termini, un ulteriore calo del 2,4%. Per trarre le conclusioni bisognerà aspettare il rendiconto su ottobre-dicembre, che nel 2024 invece segnò un «recupero» che permise di chiudere l’anno in flebile crescita, ma allora si partiva da una congiuntura più favorevole; tra gennaio e ottobre 2024, infatti, il saldo era solo del -0,9%.

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Se la tendenza finora accertata dall’Istat dovesse essere confermata per l’intera annualità, il 2025 potrebbe essersi chiuso poco sopra i 7mila bebè. Continuerebbe così un’erosione demografica ormai di lungo corso, che ha avuto lo spartiacque una quindicina d’anni fa. Nel 2009 la Bergamasca toccò un picco di 12.080 nati, e da lì è stato un tracollo costante: nel 2012 si è passati sotto quota 11mila, nel 2015 sotto quota 10mila, nel 2018 sotto quota 9mila, nel 2020 sotto quota 8mila. Di questo passo, non è così remoto il rischio di andare anche al di sotto di quota 7mila.

All’interno di questa parabola discendente, solo due volte si è riusciti a strappare uno striminzito «segno più». È accaduto nel 2021, con 23 nascite in più del 2020 (+0,3%), verosimilmente anche per effetto di un «recupero» di alcune scelte di vita rimandate l’anno precedente per l’esplosione dirompente della pandemia, e poi appunto nel 2024 (10 neonati in più, +0,1%).

Il quadro degli ospedali

Intanto, in attesa del bilancio conclusivo sul 2025 che l’Istat diffonderà solo in primavera, il quadro d’insieme sullo scorso anno arriva già dagli ospedali bergamaschi, dove per la prima volta negli ultimi anni si è già ufficialmente scesi sotto la soglia dei 7mila nuovi nati. Nei punti nascita della provincia di Bergamo hanno visto la luce in tutto il 2025 un totale di 6.935 bambini o bambine, in riduzione del 3,2% rispetto ai 7.167 dell’intero 2024. Nel 2022 i nuovi nati furono 7.317, poi 7.153 nel 2023 e nel 2024, appunto, se ne registrarono 7.167.

Il «Papa Giovanni», che pure si mantiene la quinta struttura sanitaria d’Italia e la seconda della Lombardia per numero di nascite, è tornato sotto la soglia delle 4mila seppure per poco: lì negli scorsi dodici mesi si sono contati 3.994 bebè, 79 in meno (-2%) dei 4.073 del 2024; restano comunque più dei 3.860 del 2023.

Segna invece un record storico l’attività del «Bolognini» di Seriate, che nel 2025 ha registrato 2.060 nascite – mai così tante per quell’ospedale – con un rialzo del 7,9% (+151) sulle 1.909 del 2024, anche grazie a flussi di pazienti provenienti da aree diverse dal bacino tradizionale (per la chiusura di altri punti nascita).

Frena, dopo tre anni consecutivi di incremento, l’ospedale di Treviglio: il 2025 si è concluso a quota 881 neonati, 44 in meno (-4,8%) dei 925 del 2024 (primato di sempre per il nosocomio della Bassa); è comunque un dato superiore, ad esempio, agli 869 del 2021 e agli 877 del 2020.

La geografia dei punti nascita

L’andamento dei singoli ospedali riflette, oltre alla più ampia questione demografica, anche la progressiva «rivoluzione» della geografia dei punti nascita. La più recente riguarda il Policlinico di Ponte San Pietro, la cui attività è stata di fatto sospesa nel corso del 2024 (con 260 nascite fin lì), per poi giungere allo stop ufficiale a maggio 2025 (dopo che nei primi mesi di quell’anno erano avvenuti tre parti, legati a emergenze).

L’ospedale di riferimento per l’Isola bergamasca era rimasto sopra la soglia dei 500 parti – uno dei parametri previsti dalla normativa nazionale, pur con delle deroghe, per mantenere aperti i punti nascita e garantire i migliori standard di sicurezza – sino al 2023, dopodiché si è affacciata e infine realizzata la riorganizzazione. Di conseguenza, i parti sono stati «accolti» da altre strutture: cartina stradale alla mano, per chi abita nell’Isola sono più comodi il «Papa Giovanni» e il «Bolognini», mentre è più distante il presidio di Treviglio. L’«addio» a Ponte è solo l’ultimo atto di uno stillicidio che dura dai primissimi anni Novanta e che ha interessato via via le aree periferiche, concentrando l’attività nei tre ospedali più grandi a servizio delle aree urbane. Basta ripercorrere la cronaca: nel 1991 ha chiuso il punto nascita di Gazzaniga, nel 1993 quello di Trescore, tra 1998 e 1999 è toccato all’area dei laghi con la cessazione di Lovere e Sarnico, nel 2008 è terminata l’attività di Clusone (sostituito da Piario), nel 2014 è il turno di San Giovanni Bianco, nel 2015 Calcinate, nel 2018 Piario, quindi nel 2020 – inizialmente per via della pandemia – Alzano Lombardo, infine appunto Ponte San Pietro. Dieci chiusure in poco meno di 35 anni.

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