Sui social video falsi con Remuzzi e Garattini: «Propagano informazioni anti-scientifiche»

LA TRUFFA. Su Facebook e Instagram circolano clip con i vertici dell’Istituto Mario Negri come sponsor di cure e prodotti: «Filmati falsi, abbiamo denunciato. State in guardia».

Le prime segnalazioni risalgono a gennaio 2024. Oltre due anni dopo, i tentativi di truffe non si placano: sul web, e soprattutto sui social come Facebook e Instagram, continuano a circolare dei video falsi che hanno come protagonisti – o meglio, come vittime – Giuseppe Remuzzi e Silvio Garattini, rispettivamente direttore e presidente dell’Istituto Mario Negri.

Sono gli ormai classici «deepfake», clip realizzate con l’Intelligenza Artificiale che simulano dichiarazioni da parte di personalità pubbliche, con un elevatissimo grado di realismo. In questi video, l’immagine di Remuzzi e Garattini è impiegata ad esempio per promuovere la vendita di presunti rimedi contro problemi articolari, ipertensione e altri disturbi, oppure per propagare informazioni anti-scientifiche.

La posizione dell’Istituto

Da tempo il Mario Negri ha messo in guardia i cittadini: «Siamo pienamente consapevoli della gravità del fenomeno delle fake news, soprattutto quando queste utilizzano in modo fraudolento immagini, interviste e perfino la voce del nostro direttore e del nostro presidente per ingannare i cittadini e truffarli attraverso l’acquisto di prodotti che promettono la risoluzione di problemi di salute – è la posizione dell’Istituto –. L’Istituto ha sporto querela e presentato una denuncia formale alla Polizia postale nel 2024, avviando tutte le procedure previste per contrastare questi episodi e tutelare sia l’Istituto sia le persone coinvolte. Oltre all’azione legale, stiamo rafforzando le attività di informazione e sensibilizzazione, invitando i cittadini a verificare sempre le fonti ufficiali e a diffidare di contenuti che promettono la risoluzione di problemi di salute grazie all’acquisto di creme e compresse pubblicizzate».

«Tecnologia meravigliosa, ma può essere usata male»

«Il mondo è ormai fatto anche di intelligenza artificiale – riflette Giuseppe Remuzzi –: una tecnologia meravigliosa, ma che può essere usata anche male. Abbiamo denunciato questi fatti, ma purtroppo, come ci è stato spiegato, individuare i responsabili è estremamente complesso: sono soggetti che operano all’estero, con server localizzati in Paesi con normative meno stringenti. È difficile identificarli e ancor di più bloccarne le attività: anche quando si riesce, chiude un account e presto ne appare un altro, spesso creato in modo automatico. Come Istituto, stiamo rafforzando le attività di informazione».

«Potrebbero essere usati per promuovere farmaci dannosi»

La vicenda permette di allargare la riflessione. Fin dove si può spingere la libertà di parola e pensiero? «Mi ha molto colpito, un paio d’anni fa, una posizione della Corte suprema degli Stati Uniti – prosegue Remuzzi –. Quella pronuncia indicava che la libertà di parola ha dei vincoli: il “freedom of speech” si configura come crimine quando la libertà di parola determina un danno diretto o indiretto ad altre persone. È, in parte, quello che avviene con questi deepfake, che potenzialmente possono essere utilizzati per promuovere farmaci anche dannosi, ed è un tema che vale anche per chi veicola informazioni contro i vaccini, quando si arriva a danneggiare la salute o a mettere in pericolo la vita altrui».

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