«Volontaria la fuga di gas a Bergamo in via Longo»: la coppia accusata di strage
LE INDAGINI. Sull’esplosione a Bergamo il pm cambia l’accusa iniziale di disastro colposo. Sette metri cubi di metano fuoriusciti in un’ora e mezzo sono troppi per ipotizzare la disattenzione.
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È stato un gesto volontario la fuga di gas all’origine dell’esplosione del 5 ottobre scorso nel condominio Plorzano di via Longo 9. La convinzione il pm Emanuele Marchisio l’ha maturata nelle ultime ore, dopo che sulla sua scrivania è arrivata una prima relazione del Nia, il Nucleo investigativo antincendio regionale dei vigili del fuoco. E così il sostituto procuratore ha deciso di aggravare il reato per il quale ha aperto il fascicolo: dal disastro colposo si passa alla contestazione di strage. Gli indagati restano i due inquilini dell’appartamento distrutto dalla deflagrazione: un operaio elettricista di 55 anni e la moglie di 51, entrambi di origine romena. Secondo gli investigatori, la coppia avrebbe tentato il suicidio. Lei è ancora ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano con almeno il 75% di ustioni sul corpo, lui all’ospedale Borgo Trento di Verona con il 15%.
I due, ultimamente, stavano attraversando un periodo di difficoltà esistenziale, con problemi di alcolismo per entrambi e con lei in cura al Cps. Il gesto inconsulto è l’ipotesi principale di chi indaga. Resta da capire se i due volessero togliersi la vita con l’esplosione o inalando gas. E cioè, in attesa che marito e moglie siano nelle condizioni di essere interrogati e nel caso spiegare, c’è da chiarire se la scintilla che ha provocato la deflagrazione sia stata provocata intenzionalmente (pigiando il tasto dell’interruttore della luce quando l’abitazione era satura di metano) oppure accidentalmente (un elettrodomestico che è partito
automaticamente).
Le conferme dai sopralluoghi
Gli indizi per un gesto volontario sono stati confermati dagli esiti degli ultimi sopralluoghi del Nia. Il tubo del gas trovato svitato e con accanto una pinza. La verifica dell’assenza di guasti a monte, lungo la conduttura. E il fatto che la fuoriuscita del metano - la valvola a farfalla trovata chiusa secondo il pm non cambia il quadro indiziario - sia durata almeno un’ora e mezzo, lasso di tempo troppo dilatato per supporre una disattenzione. E nel quale a saturare l’ambiente sono stati 7 metri cubi di metano, il doppio del consumo medio giornaliero di una famiglia di quattro persone.
Nonostante nell’esplosione non sia morto nessuno (oltre alla coppia, sette inquilini del palazzo feriti lievi), il reato contestato è la strage, perché la fattispecie non contempla il tentativo. Per ipotizzarlo è sufficiente il compimento di atti idonei a porre in concreto pericolo la pubblica incolumità, indipendentemente dalla volontà di provocare danni ad altre persone. È il caso di marito e moglie, secondo chi indaga: non erano intenzionati a colpire i vicini, dal momento che non nutrivano astio nei loro confronti. Ma la condotta ha comunque messo a rischio la vita di un intero palazzo.
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