A destra e sinistra: «Vorrei ma non posso»

ITALIA. La calda estate terminerà, ma resterà la stagione del grande scontento, delle cose non risolte, del rinvio, nell’attesa ipnotica delle prossime elezioni.

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Soprattutto, la stagione del «vorrei ma non posso». Riguarda per cominciare il Pd e il centrosinistra, sui quali grava la responsabilità di tentare il rovesciamento della tendenza Meloni: è diventato possibile l’impossibile, ma è dal giorno dopo il referendum che tutto viene rinviato.

Meloni a un bivio

È però anche il motto di Giorgia Meloni, in bilico tra il suo passato e la trasformazione in una vera leader conservatrice, che potrebbe fare un discorso coraggioso sul realismo di un’esperienza di governo che nelle cose migliori è stata l’opposto di quanto promesso.

Se riconoscesse che un grande Paese, lo chiami pure Nazione, deve fare i conti con i fatti, i vincoli, i pesi e i contrappesi e che esiste una destra rispettabile senza dover tifare per i nemici dell’Europa, romperebbe davvero con il passato, ora che la grande delusione Trump, per non parlare di Netanyahu, ha fatto a pezzi la velleità di una destra muscolare sovranista.

Pare che non accadrà: lei stessa, intervistata dall’antitrumpiano New York Times, ha usato toni da fan incompresa, che manda segnali d’amore e aggredisce il premier spagnolo, unico europeo sempre contro Trump, anzitutto per farsi sentire alla Casa Bianca (siamo d’accordo sull’immigrazione, perché fai così?).

Se Meloni non sblocca la situazione, cosa resta? I suoi due vicepresidenti annaspano. Come può reggere un capo di partito se il presidente lombardo della Lega lo vorrebbe cambiare? Quanto a Forza Italia continua solo a far finta di niente sulle stesse utopie liberali della famiglia Berlusconi, aggrappandosi ad un Ppe sempre più a destra.

Il peso di Vannacci e Conte

È inquietante pensare che gli unici politici che godono di buona salute siano oggi Roberto Vannacci e Giuseppe Conte.

Di Vannacci bisognerebbe leggere bene il programma (quello del Pd è ancora in eterna gestazione). Non c’è solo la storia della remigrazione, applicando la quale bisognerebbe mandare a casa le Nazionali italiane di atletica e nuoto che hanno dominato gli Europei. Il programma è un mix di legittima difesa senza limiti, processi sommari, lavoro carcerario obbligatorio, restrizioni sociali, taglio di tasse e nuove spese senza coperture, dirigismo nazionalista, fine del federalismo europeo e dell’euro. Se il governo più largo, lungo e «stabile» della Repubblica non è riuscito a fare le riforme annunciate (giustizia, federalismo, presidenzialismo), questa fuffa non vedrà mai la luce, ma illude tanti e conquista persino il capogruppo di FI in Calabria.

Quanto a Conte, sfrutta la testardaggine di Schlein per minacciarla nelle primarie (se vincesse sarebbe la fine di qualsiasi campo), ed esibire il proprio cinismo filorusso su guerra e pace e affossare dalla sera alla mattina la dottrina woke. Decide lui, che sommato ad Avs ha suffragi pressoché uguali a quelli del PD e dunque è proponibile per qualunque traguardo, anche il Quirinale.

Per il resto, basti dire che sembra sempre il giorno della marmotta: da quanti decenni si parla di immigrazione, crisi siderurgica a Taranto e violenze in Val di Susa? Non è consolante pensare che il mondo esterno è pessimo, con guerre tradizionali ed ibride in corso, e dà credito a partiti sovranisti europei come se il caso in anteprima di Fratelli d’Italia non avesse insegnato niente, con la Le Pen che promette una riforma costituzionale per mandare all’aria la Quinta Repubblica, con AfD che spazza via tutto nei sondaggi tedeschi (e per fortuna che Farage si fa male da solo nel Regno Unito).

È sconfortante perché in questa estate dello scontento è crollato anche un pezzo di classe dirigente della società civile italiana. Il caso Lavitola e del supermoralista di Report ricorda le commedie di Totò e ci sarebbe da ridere amaramente se non fosse che abbiamo sfiorato una presidenza del Consiglio Ranucci, con ovazioni dall’Associazione Magistrati e magari il supporto di illustri opinionisti dei due maggiori quotidiani italiani, sedotti dalle vongole sgusciate, che – questa è l’unica cosa vera – evitano che gli spaghetti si raffreddino.

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