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MONDO. Non abbiamo sugli occhi due fette di bacon grandi così. Vediamo benissimo come si muove il presidente della Fifa, Gianni Infantino: quando entra nello Studio Ovale e si accoccola alle spalle di Trump sembra il fratello calvo del Segretario generale della Nato.
Lettura 2 min.Trump frigna perché non vince il Nobel per la Pace? Arriva Infantino, in men che non si dica s’inventa nientedimeno che il «FIFA Peace Prize award» e indovinate un po’ a chi lo dà? Bravi, avete vinto niente: era troppo facile. E si potrebbe proseguire, con l’ufficio Fifa aperto a New York e sapete dove? Nella Trump Tower. Evidentemente nel resto dei grattacieli di Times Square non si trovava nemmeno un monolocale, manco un seminterrato arredato. E potremmo proseguire con l’esemplare della Coppa «sequestrato» per mesi dalla Casa Bianca. O coi 10 biglietti extralusso passati da Infantino a Trump per la finale del Mondiale per Club. E la finiamo qui, lasciando al velo pietoso il compito di coprire la presenza di Infantino dalle parti della finta pace per Gaza.
Insomma, per non vedere tutto questo, per non capire la «special relationship» tra il capo della Fifa e il presidente degli Stati Uniti che ha generato, tra le altre cose, questi osceni «Mondiali geopolitici», non basterebbero due fette di bacon sugli occhi: servirebbero due forme di grana.
Ma anche al netto di tutto questo, nemmeno noi - che ormai ingenuotti non siamo più - avremmo immaginato quel che stiamo vedendo in queste ore: un capo di Stato che chiama il presidente della Fifa per far ritirare una squalifica di un «suo» giocatore. Nello specifico, Trump ha ottenuto la grazia per Balogun. Per chi gioca Balogun? Bravi, di nuovo. Intendiamoci. Che il mondo del calcio non sia esattamente sanificato, non lo dicono i maligni, lo dicono la storia e la cronaca dei tanti scandali che abbiamo visto, anche da vicino. Ma qui siamo oltre tutto. Siamo al Marchese del Grillo sul dischetto del rigore: io so’ io, e voi...
Come ha ben scritto la Uefa (e anche qui, l’Europa resta un baluardo contro la barbarie), si è superata una linea rossa mai varcata prima. Cioè non più l’imbroglio con la corruzione di un arbitro (se ne potrebbero scrivere enciclopedie), non qualche giocatore sleale (sai che novità), ma la regola che si piega al potente, due massime autorità che si accordano perché un giocatore squalificato possa giocare quella partita. Usa-Belgio si è giocata stanotte, mentre il giornale che avete in mano correva nella rotativa. Non sappiamo chi ha vinto, se il graziato Balogun sia stato decisivo. Ma il solo fatto che abbia giocato - com’è, immaginiamo, successo - ha cambiato la storia, ha alterato la partita, ha fatto succedere certe cose e non altre.
E da qui, si badi, non si torna indietro. Perché concessa una volta, questa «grazia», per la Fifa sarà ben difficile rifiutarla ad altri potenti che la chiedessero. E potrebbe essere l’inizio della fine. Perché a questo punto - ci si perdoni il faceto - Trump potrebbe riscrivere le sue regole Usa e getta. Ci permettiamo di suggerire un rapido decalogo per risparmiargli la fatica, tanto noi l’Ovale non lo frequentiamo e non ci può nemmeno cacciare a pedate. 1. Se sei amico di Trump, ogni 5 angoli hai un rigore. 2. Se sei nemico di Trump, il rigore per te si tira da centrocampo. 3. Se sei amico di Trump l’espulsione scatta dopo 5 ammonizioni. 4. Se sei nemico, alla prima sei fuori. 5. Se sei amico di Trump e incontri l’Argentina, Messi è sempre squalificato. 6. Se sei amico di Trump e sei in svantaggio, il recupero dura finché pareggi, fosse pure dopodomani. 7. Se sei amico di Trump, il tuo avversario più forte deve mangiare tre menù interi del peggior fast food di Mar-a-Lago 10 minuti prima di giocare. Senza bere. 8. Se sei amico di Trump, i cambi funzionano che i giocatori dalla panchina entrano, ma in più. 9. Se sei amico di Trump e stai giocando da due giorni in applicazione della regola numero 6, puoi gridare «arimo» e sospendere tutto finché vuoi te. 10. Se sei amico di Trump hai diritto di allargare la porta degli avversari fino a raggiungere le dimensioni dell’Air Force One tutto dorato che ti hanno regalato quegli amiconi degli emiri del Qatar. E meglio dirlo perché si sa mai: devi fare gol lì.
Postilla al regolamento, per lasciare il faceto e tornare al serio. Se sei amico di Trump e ti chiami Infantino, fatti due domande, perché forse hai perso un tantino il controllo, e a forza di segarlo quel ricco ramo su cui sei seduto finirà per crollare. E sotto, stai sicuro perché è così che finiscono certe storie, non ci sarà Trump a prenderti al volo. «Infantino? Who?».
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