Il Libano flagellato, vite e storia da salvare

MONDO. Da mezzo secolo il Libano è vittima di guerre generate da fattori interni e da interventi esterni.

Lettura 2 min.

La più recente è ripresa il 16 marzo scorso con l’offensiva terrestre e aerea dell’esercito israeliano nel Sud: inizialmente sono state prese di mira postazioni di Hezbollah, che sparava droni e missili verso il Nord dello Stato ebraico dopo l’inizio dell’aggressione di Tel Aviv e degli Usa contro l’Iran.

I numeri dell’offensiva israeliana in Libano

Ma nei giorni l’operazione si è estesa colpendo quartieri anche centrali di Beirut e facendo letteralmente terra bruciata del Sud. La tregua scattata il 17 aprile non è mai stata tale. Da marzo le vittime civili sono 3.355 (10.095 i feriti) e secondo l’Unicef nonostante il cessate il fuoco formalmente in vigore, soltanto nella scorsa settimana hanno perso la vita o sono stati feriti 77 bambini, 11 al giorno. Gli sfollati sono un milione (390mila i minori), pari a quasi il 20% della popolazione. Fra le vittime anche operatori sanitari e paramedici, uccisi nei raid israeliani, spesso con modalità di doppio o triplo attacco, che colpiscono prima un obiettivo, militare o non militare, e poi chi arriva a prestare soccorso. La giornalista locale Amal Khalil venne ferita in un bombardamento il 22 aprile mentre svolgeva il suo lavoro: morì dopo che l’esercito israeliano impedì l’intervento della Croce Rossa. Plateali crimini di guerra.

Fallito l’obiettivo di eradicare Hezbollah

L’obiettivo di eradicare gli Hezbollah per via militare attraverso devastanti azioni militari è fallito. Il «Partito di Dio» è un’organizzazione islamista sciita militare sostenuta dall’Iran ma anche sociale e politica, rappresentata nel Parlamento di Beirut: gestisce pure scuole e ospedali, coprendo vuoti lasciati da governi deboli e poco sostenuti dalla cosiddetta comunità internazionale. La crisi del settore finanziario e bancario in questi anni ha travolto il Paese. Il ministro dell’Economia libanese ha stimato in circa 2 miliardi di dollari le perdite provocate dall’escalation militare ripresa a marzo, pari a circa il 7% del Pil nazionale. Come se non bastasse, 67 villaggi storici, risalenti a 5mila anni fa, sono stati cancellati nel Sud in tre mesi di invasione israeliana. Nel Paese dei cedri, considerato un modello di convivenza di comunità di diverse confessioni religiose, ci sono 73 siti riconosciuti patrimonio dell’umanità. Il ministro della Cultura ha inviato lettere all’Unesco, invocando la protezione di quei luoghi, della storia.

La testimonianza dello scrittore Majdalani

Come sempre, il termometro della guerra e dei suoi effetti è ben noto e calcolato dalle vittime. Lo scrittore libanese Charif Majdalani, vincitore di premi internazionali e residente a Beirut, ha dichiarato: «Qui la situazione è deprimente ed esasperante. Hezbollah ha l’enorme responsabilità di aver messo il Paese nell’attuale situazione abbandonando gli abitanti del Sud in balia di Israele. Allo stesso tempo la violenza degli israeliani è totalmente esagerata ed ingiustificata: efferata. Siamo pure arrabbiati con il mondo, che assiste come se fosse normale, quando la situazione è davvero terribile. Siamo tornati indietro di 30 anni, a un passato che credevamo superato. Stiamo rivivendo le guerre degli anni ’80 e ’90. Come se da noi tutto fosse destinato sempre a ricominciare da capo, senza soluzione. Gli israeliani avanzano nel pieno di un cessate il fuoco e di un negoziato che si tiene con qualcuno che però non sta sparando contro di loro. Non è lo Stato libanese a fargli la guerra, ma Hezbollah: che però non è incluso nei negoziati. Ma come può funzionare? Intanto Israele dice “non occuperemo” e subito dopo “ci espandiamo”. Avanzano nell’opacità e distruggono il Libano mentre il mondo guarda. La gente è smarrita. Hezbollah torna a rafforzarsi, trovando nuovo consenso perché scambiato per il difensore del Paese. Quindi ci sono forti tensioni interne, tornano vecchie divisioni. Per ora abbiamo retto ma se Israele ricomincerà a bombardare Beirut, esploderemo. Il rischio di guerra civile è alto».

Mattarella e la condanna della guerra

Il presidente S ergio Mattarella, che pesa sempre le parole, lunedì ha condannato la guerra che «colpisce brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano» aggiungendo che «il caos è tristemente evidente in Medio Oriente», «la conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci».

Il governo Netanyahu è una macchina lanciata senza freni in una corsa anche per la propria sopravvivenza politica, in vista del voto del prossimo autunno, su un tracciato disegnato dalla pericolosissima estrema destra religiosa suprematista che vive di guerre speculando cinicamente sulle paure. Una macchina distruttiva di territori e di persone che hanno la sola «colpa» di abitare luoghi. Una corsa che va fermata, che andrebbe finalmente fermata. Più si aspetta, più il conto sarà salato per un ordine mondiale non rassegnato alla logica dei rapporti di forza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA