L’invasione dell’Ucraina, il rullo incompreso

MONDO. Secondo i dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), due giorni dopo l’inizio dell’invasione russa su larga scala, avviata il 24 febbraio 2022, in Polonia erano già fuggiti 100mila ucraini: donne, minori e anziani. Dopo due mesi saranno 5 milioni.

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«L’esodo più veloce e consistente da un teatro di conflitto dopo la Seconda guerra mondiale, almeno in Europa» dirà Filippo Grandi, allora direttore dell’Unhcr. Fu il termometro della gravità della violenza scatenata sull’Ucraina: dall’assedio di Kiev all’eccidio nel distretto di Bucha (1.400 civili uccisi nel solo marzo 2022) compiuto da battaglioni del Cremlino arrivati dalla Bielorussia. Tra febbraio e maggio 2022 invece gli invasori distrussero il 90% degli edifici di Mariupol: nel Donbas, aveva 500mila abitanti e almeno 27mila risultano ancora scomparsi. Dove c’è stata e dove c’è occupazione, la Missione Onu per i diritti umani ha certificato carcerazioni arbitrarie, torture, stupri e sparizioni, una quantità di crimini di guerra e contro l’umanità che ha portato la Corte penale internazionale ad emettere già dal 2023 sei mandati di cattura: il destinatario più noto è Vladimir Putin, per aver ordinato il trasferimento a forza di migliaia di minori ucraini in Russia.

Dal luglio 2024 a Kherson è in corso quello che gli stessi soldati invasori definiscono «safari umano», il lancio deliberato di droni su civili in strada e nelle abitazioni. Pratica che si è estesa agli oblast di Kharkiv e di Zaporizhzhia, qualificata in rapporti delle Nazioni Unite come crimine di guerra e contro l’umanità. Da quasi quattro anni e mezzo poi non passa giorno senza che abitazioni, altri edifici civili (e centrali elettriche nei mesi freddi) non siano colpiti da droni e missili lanciati dalla feroce macchina da guerra russa: è successo anche mercoledì notte scorsa a Kiev, 25 morti (52.500 persone hanno trovato rifugio nelle stazioni della metropolitana, tra loro 4.500 bambini, a fuoco pure un magazzino della Croce Rossa, distrutti aiuti per un valore di 2 milioni di euro).

Siamo nel pieno di un terremoto geopolitico per ridisegnare gli equilibri mondiali con le leve dei conflitti (Usa, Russia, Israele e altri attori regionali non solo statali) e dell’economia (la Cina). La storia non era finita con la caduta del Muro, la fine della Guerra fredda e dell’Urss: è invece tornata nella versione peggiore. Per uscirne servono analisi lucide e oneste

Eppure di fronte a un’aggressione così distruttiva, una parte non marginale dell’opinione pubblica e non solo, soprattutto in Italia, fatica ad esprimere vicinanza umana incondizionata a una popolazione e ad un Paese martoriati. Addirittura si leggono o si ascoltano giustificazioni, chiamando in causa precedenti peraltro avvenuti dal 2014 tutti in Ucraina e che non davano titolo alla Russia di entrare in un altro Stato smembrandolo con l’annessione militare e illegale del 18% di territori, iniziata proprio nel 2014 in Crimea e proseguita in Donbas con il sostegno ormai dichiarato di Mosca ai separatisti, dove le vittime civili da quell’anno al 2021 secondo l’Onu furono 3.600, quasi la metà non russofile, 78 fra il 2019 e il 2021 quando il conflitto era ormai quasi spento. Né vale il tema dell’allargamento a est della Nato per motivare la brutalità che si è abbattuta sull’Ucraina: nel 2002 Putin non si oppose alla presenza dell’Alleanza atlantica sui confini russi con l’adesione alla stessa dei Paesi Baltici. Sarebbe interessante sapere dallo zar il perché di quella posizione conciliante.

La guerra ha anche una radice ideologica, annunciata da Putin in un saggio che scrisse nel luglio 2021 intitolato «Sull’unità dei popoli russo e ucraino». I conflitti di questa natura sono i più difficili da risolvere perché l’ideologia acceca, tanto più se venata di religiosità malata (il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill ha definito «guerra santa» l’invasione su larga scala).

Siamo nel pieno di un terremoto geopolitico per ridisegnare gli equilibri mondiali con le leve dei conflitti (Usa, Russia, Israele e altri attori regionali non solo statali) e dell’economia (la Cina). La storia non era finita con la caduta del Muro, la fine della Guerra fredda e dell’Urss: è invece tornata nella versione peggiore. Per uscirne servono analisi lucide e oneste, non condizionate da miopie settarie inadeguate ai tempi, creatività politica per rilanciare il multilateralismo. Mettendo però al centro il destino dei popoli, senza giustificare l’ingiustificabile.

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