( foto colleoni)
LA TRAGEDIA. Il padre: «Abbiamo sperato fino all’ultimo». Ibrahima viveva a Pedrengo, l’incidente a Luzzana. Un ’ex insegnante: aveva uno sguardo attento sul mondo. Raccolta fondi per il rientro della salma in Senegal.
Lettura 2 min.In queste ore la famiglia di Ibrahima Ndaw, il ragazzo di 15 anni di origine senegalese morto lunedì pomeriggio all’ospIedale Papa Giovanni XXIII dopo il drammatico incidente accaduto a Luzzana, è stretta nel dolore. La madre è profondamente provata dalla tragedia che ha spezzato la vita del suo terzo figlio. Il ragazzo lascia quattro fratelli e sorelle, di età compresa tra i 5 e i 20 anni.
Il corpo del giovane si trova nella camera mortuaria del «Papa Giovanni» e farà ritorno a Sedhiou, nella regione sudoccidentale del Senegal, terra d’origine della famiglia, dove verrà celebrato l’ultimo saluto con il rito musulmano. «Tanti ci stanno facendo visita in queste ore – dice il padre –: amici, compagni, i nostri connazionali. Tante persone gli hanno voluto bene e continueranno a volergliene».
In queste ore la comunità senegalese si è mobilitata per sostenere la famiglia. È stata avviata una raccolta fondi per contribuire alle spese legate al rimpatrio della salma in Senegal, dove il giovane verrà riportato per l’ultimo saluto.
«Ci aiuterà la nostra associazione – spiega il papà del ragazzo – e tante persone si stanno facendo avanti per darci una mano per il rientro di mio figlio in Senegal»
Un gesto di solidarietà condiviso da amici, connazionali e dalla rete associativa che si è stretta attorno ai familiari. A darne notizia è il padre della vittima: «Ci aiuterà la nostra associazione – spiega Moussa – e tante persone si stanno facendo avanti per darci una mano per il rientro di mio figlio in Senegal».
Ibrahima era nato a Calcinate nel febbraio 2011 da genitori senegalesi. Aveva iniziato il suo percorso scolastico frequentando la scuola dell’infanzia a Ciserano, dove aveva vissuto anche alcuni anni della primaria, prima del trasferimento della famiglia a Pedrengo, dove aveva poi concluso la scuola primaria e proseguito il suo percorso scolastico. Un percorso accompagnato da un forte legame con il Senegal, Paese che sentiva profondamente suo e di cui era orgoglioso.
A ricordarlo è la sua ex insegnante alla scuola media di Pedrengo, Rosa Malcangi: «Aveva il Senegal nel cuore, era molto legato alla sua identità e ne andava fiero. Anche durante la prova orale dell’esame di Stato aveva scelto di parlare del Senegal», conclude Malcangi.
Il ragazzo è stato soccorso dopo essersi lanciato in una pozza d’acqua. Stava festeggiando l’ultimo giorno di scuola con i compagni. Un tuffo, poi la scomparsa sotto la superficie.
I soccorsi sono scattati immediatamente: vigili del fuoco, operatori sanitari e forze dell’ordine sono intervenuti sul posto. Il 15enne è stato recuperato da un residente della zona, esperto in immersioni, che lo ha riportato a riva. La moglie dell’uomo, infermiera, ha tentato le manovre di rianimazione. Le condizioni del ragazzo sono apparse da subito gravissime. È quindi scattata la corsa disperata in ospedale, dove per cinque giorni il giovane ha lottato tra la vita e la morte in Terapia intensiva pediatrica. Poi, lunedì pomeriggio, il decesso. «Appena mi hanno avvisato telefonicamente sono andato subito in ospedale, sono stato lì per cinque giorni – testimonia il padre Moussa –, in ospedale hanno fatto tutto quello che si poteva fare per salvare mio figlio. Abbiamo sperato fino all’ultimo, lunedì pomeriggio, ma il destino è questo e non lo decidiamo noi».
La notizia ha profondamente scosso Pedrengo, dove Ibrahima viveva con la famiglia, e Luzzana, il paese in cui si è consumata la tragedia. In entrambi i Comuni si moltiplicano i messaggi di cordoglio e vicinanza ai familiari. Il sindaco di Pedrengo, Simona D’Alba, ha espresso il proprio cordoglio: «Andremo con il parroco a trovare i familiari. È bastato un attimo per spezzare una giovane vita. Siamo dispiaciuti, abbiamo sperato. La prontezza dei soccorsi non è stata sufficiente a evitare il tragico epilogo». Il sindaco di Luzzana, Ivan Beluzzi, ha affidato il suo dispiacere a queste parole: «Queste cose non devono succedere. Noi ci prodighiamo con ordinanze, avvisi e tanto altro ancora. Poi accade questo. Ancora tutta una vita da scrivere, spezzata in un attimo, che in questo caso gli è stato fatale. Non potrò mai dimenticare il suo viso».
La comunità resta ora sospesa tra dolore e incredulità. Una vicenda che riapre anche il tema della sicurezza lungo i corsi d’acqua, dove divieti e richiami non sempre bastano a evitare comportamenti rischiosi.
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