Papa Francesco in udienza con i sindaci: «Prego per i bergamaschi»

Le parole di vicinanza del Pontefice nel saluto a Stefano Locatelli, vicesindaco di Chiuduno, tra i 120 amministratori arrivati in Vaticano da tutta Italia sabato 5 febbraio. Il messaggio ai primi cittadini: saper ascoltare e «partire dai poveri per servire il bene di tutti»

Poche parole, scambiate nel tempo di una stretta di mano, ma che abbracciano una terra intera: «Nel salutare il Santo Padre gli ho detto che venivo dalla provincia di Bergamo, mi ha risposto “Prego per i bergamaschi”». Stefano Locatelli, vicesindaco di Chiuduno e vicepresidente nazionale dell’Anci, è ancora emozionato, di ritorno dall’incontro dei sindaci con Papa Francesco. Locatelli era nella delegazione di circa 120 amministratori presenti ieri all’udienza nella Sala Clementina. A guidare il gruppo il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni, Antonio Decaro, che nel suo intervento ha tra l’altro ricordato la paura che anche i sindaci hanno vissuto in prima persona di fronte alla pandemia, ringraziando il Santo Padre per la sua vicinanza e assicurando l’intenzione di «accompagnare il nostro Paese in questa rinascita, torneremo a vivere pienamente insieme ai nostri concittadini».

Voto e partecipazione

«Spesso – ha detto il Papa – la gente pensa che la democrazia si riduca a delegare col voto, dimenticando il principio della partecipazione. Si pretende che i sindaci abbiano la soluzione a tutti i problemi! Ma questi – lo sappiamo – non si risolvono solo ricorrendo alle risorse finanziarie. Quanto è importante poter contare sulla presenza di reti solidali. La pandemia ha fatto emergere tante fragilità, ma anche la generosità di volontari, vicini di casa, personale sanitario e amministratori che si sono spesi per alleviare le sofferenze e le solitudini di poveri e anziani. Questa rete di relazioni solidali è una ricchezza che va custodita e rafforzata».

«Saper sognare una città migliore e condividere il sogno con gli altri amministratori del territorio, con gli eletti nel consiglio comunale e con tutti i cittadini di buona volontà è un indice di cura sociale», ha aggiunto Francesco, ringraziando i sindaci per il ruolo «determinante» esercitato nei due anni di pandemia, anche come stimolo a «chi aveva responsabilità legislative a prendere decisioni tempestive per il bene di tutti».

«Paternità, periferie, pace»

Tre le parole «di incoraggiamento» che Papa Francesco ha voluto consegnare ai sindaci: «paternità» – o «maternità» –, «periferie» e «pace». Paternità come esortazione alla «vicinanza», a non temere di «perdere tempo» ascoltando i cittadini e le loro istanze, perché «il servizio al bene comune è una forma alta di carità, paragonabile a quello dei genitori in una famiglia», e «il sindaco, o la sindaca, sa ascoltare». Quindi la raccomandazione nell’azione amministrativa, di «partire dalle periferie», che «non vuol dire escludere qualcuno, è una scelta di metodo; non una scelta ideologica, ma di partire dai poveri per servire il bene di tutti». I poveri «sono la ricchezza di una città», poiché «ci ricordano le nostre fragilità». Altro punto cardine, di fronte al «dramma di chi ha dovuto chiudere la propria attività economica», alla «depressione di adolescenti e giovani», alle «disuguaglianze sociali», alle «fatiche di famiglie che non arrivano a fine mese», il fatto che la dignità delle persone «chiede un lavoro, e quindi un progetto in cui ciascuno sia valorizzato».

Non ultima, la «pace sociale». E da questo di vista «c’è un compito storico che coinvolge tutti: creare un tessuto comune di valori che porti a disarmare le tensioni tra le differenze culturali e sociali». Quindi l’esortazione ai sindaci a «rimanere vicini alla gente. Perché una tentazione di fronte alle responsabilità è quella di fuggire. San Giovanni Crisostomo, vescovo e padre della Chiesa, pensando proprio a questa tentazione, esortava a spendersi per gli altri, piuttosto che restare sulle montagne a guardarli con indifferenza. È un insegnamento da custodire». Finale con la benedizione e il saluto del Santo Padre che strappa un sorriso: «Vi chiedo per favore di pregare per me, perché anch’io sono “sindaco” di qualcosa». Oltre che dalle parole del Pontefice, Stefano Locatelli è rimasto colpito dalla sua «umanità»: pur a tratti un po’ affaticato, il Papa «ha voluto salutare personalmente tutti i presenti, a ciascuno ha stretto la mano. E a tutti è stato donato un rosario: lo terrò sempre con me».

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