Cronaca / Valle Brembana
Mercoledì 07 Gennaio 2026
Delitto di Taleggio, fermato un 53enne tunisino, incensurato. Si conoscevano per lavoro
LE INDAGINI. Nella serata del 6 gennaio i carabinieri hanno fermato una persona: si tratta di Nouri Hedhili, un 53enne tunisino e residente a Verdellino. Conosceva Hassan Matried: saltuariamente effettuavano piccoli lavori edili insieme.
Taleggio
Nella giornata del 6 gennaio le indagini si sono fatte più serrate e nella serata i carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto disposto dal pm nei confronti di Nouri Hedhili,un cittadino tunisino di 53 anni, in regola con il permesso di soggiorno e incensurato, residente a Verdellino, padre di tre figlie, ritenuto responsabile della morte di Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, il 43enne di origini egiziane trovato senza vita lunedì alle 8.20 in una piazzola di sosta sul ciglio della provinciale a Taleggio.
Gli inquirenti hanno ricostruito le ultime ore di vita di Hassan, sposato e padre di due figlie di 9 e 13 anni che vivono in un paese vicino ad Alessandria d’Egitto.
Tabulati telefonici e filmati delle telecamere per fare luce sul delitto
Attraverso l’analisi incrociata dei tabulati telefonici della vittima e dei filmati estrapolati dai sistemi di video sorveglianza pubblica e privata, nonché dall’esame dei sistemi di lettura targhe presenti in provincia, i carabinieri sono riusciti ad individuare il furgone utilizzato per trasportare il corpo della vittima sul luogo del rinvenimento e ad individuare l’ora dell’abbandono del cadavere, compresa tra le 5.57 e le 6.15 del 5 gennaio.
I carabinieri sono quindi risaliti al proprietario del veicolo, che da mesi era in contatto con la vittima con la quale saltuariamente effettuava piccoli lavori edili.
La successiva attività di indagine ha consentito di collocare l’indagato e la vittima insieme nell’abitazione del tunisino, a Verdellino, dalle ore 10 del 4 gennaio. Poi l’egiziano si sarebbe allontanato a piedi dall’abitazione, per tornare poi alla guida del proprio furgone fino a casa, dalla quale si sarebbe allontanato alle 11.05. Sul furgone ci sarebbe stato già il corpo senza vita dell’egiziano.
Il fermo la sera del 6 gennaio
L’indagato è stato sentito dagli inquirenti già nella serata del 5 e poi la sera del 6 gennaio, quando gli è poi stato notificato il provvedimento di fermo: nelle diverse circostanze ha progressivamente fornito più versioni dei fatti accaduti. «Sulla base delle incongruenze accertate nella ricostruzione fornita e delle ammesse e verificate condotte finalizzate allo spostamento del cadavere dall’abitazione da parte dell’indagato, ed al successivo occultamento, il pm ha disposto il fermo del cittadino tunisino» fanno sapere i carabinieri che stanno proseguendo con le indagini.
L’egiziano avrebbe anche spiegato che a casa sua - dove si trovavano anche la moglie e i figli dell’indagato - Hassan sarebbe caduto, sbattendo la testa e morendo sul colpo. Non sapendo cosa fare, a causa del decesso, l’uomo avrebbe caricato il cadavere sul suo furgone
Il 53enne si trova ora nel carcere di via Gleno, a Bergamo, a disposizione del giudice per le indagini preliminari, ed in attesa del relativo interrogatorio. Durante i vari interrogatori, l’egiziano avrebbe dato informazioni diverse e incongruenti. Avrebbe anche spiegato che a casa sua - dove si trovavano anche la moglie e i figli dell’indagato - Hassan sarebbe caduto, sbattendo la testa e morendo sul colpo. Non sapendo cosa fare, a causa del decesso, l’uomo avrebbe caricato il cadavere sul suo furgone.
La scoperta del cadavere
A trovare il suo corpo senza vita due escursionisti, che hanno chiamato il 112. Hassan era già morto, avvolto in due coperte, gettato nella piazzola da un’auto o da un furgone. Non aveva documenti. Da un primo esame esterno il medico ha riscontrato lesioni alla testa, una particolarmente estesa sul lato sinistro. L’orario esatto della morte (la notte fa molto freddo e si arriva anche a -13) e le cause si sapranno con esattezza dopo l’autopsia, programmata per venerdì all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dove è stata portata la salma. «Su WhatsApp è stato attivo fino alle 10 di domenica» raccontano gli amici egiziani ospiti come lui al Csa.
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