Delitto di Taleggio, si stringe il cerchio

LE INDAGNI. Gli inquirenti stanno ricostruendo le ultime ore di Hassan Matried grazie al suo telefono. Il corpo scaricato da un’auto o da un furgone, ripetuti colpi in testa.

Taleggio

Il telefono della vittima e le telecamere sono gli elementi che hanno permesso ai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e della Compagnia di Zogno, coordinati dal pm Maria Esposito, di stringere il cerchio attorno a chi ha ucciso Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, 43enne di origini egiziane trovato morto lunedì alle 8.20 in una piazzola di sosta sul ciglio della provinciale a Taleggio. Gli inquirenti sono vicini alla soluzione del caso, ottenuta ricostruendo le ultime ore di vita di Hassan, sposato e padre di due figlie di 9 e 13 anni che vivono in un paese vicino ad Alessandria d’Egitto.

«Ultima volta visto al bar»

Hassan è uscito domenica mattina dal Centro di accoglienza di Sotto il Monte, al Pime, dove è ospitato da un paio d’anni come richiedente asilo (il permesso di soggiorno gli era stato rinnovato il 4 novembre 2025), alle 8 era al bar «La caffetteria» di via Brusicco: «È venuto a prendere il caffè, è uscito a fumare una sigaretta ed è stata l’ultima volta che l’ho visto – spiega la barista –. E non ha detto nulla, ma era uno che parlava poco. Si metteva lì, sempre da solo, prendeva il suo caffettino tutte le mattine, le sigarette, fumava e se ne andava. Durante il giorno difficilmente lo vedevamo ancora. Ogni tanto veniva con il giubbetto da lavoro, ogni tanto no. Due mesi fa mi ha detto che stava imbiancando una casa. Quando lavorava prendeva l’autobus alla fermata che c’è qui vicino, ma non ci ha mai detto dove andasse o che lavoro facesse. Tanti ospiti del Pime lavorano, partono presto la mattina con gli autobus o le biciclette, alcuni fanno i corrieri per Deliveroo. Ma lui no, con la bicicletta non l’ho mai visto. Da qui in bus si può andare a Bergamo, Presezzo, Bonate, Terno, dove vuoi». Domenica non era vestito da lavoro e non l’hanno visto prendere l’autobus.

La scoperta del cadavere

«Su WhatsApp è stato attivo fino alle 10 di domenica» raccontano gli amici egiziani ospiti come lui al Csa»

A trovarlo sono stati due escursionisti, che hanno chiamato il 112. Hassan era già morto, avvolto in due coperte, gettato nella piazzola da un’auto o da un furgone. Non aveva documenti. Da un primo esame esterno il medico ha riscontrato lesioni alla testa, una particolarmente estesa sul lato sinistro. L’orario esatto della morte (la notte fa molto freddo e si arriva anche a -13) e le cause si sapranno con esattezza dopo l’autopsia, programmata per venerdì all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dove è stata portata la salma. «Su WhatsApp è stato attivo fino alle 10 di domenica» raccontano gli amici egiziani ospiti come lui al Csa.

Sono stati sentiti gli operatori e gli ospiti del Cas, a cui però non risulta che Hassan avesse avuto problemi con qualcuno all’interno della struttura. Il movente potrebbe essere legato anche a un banale litigio

Dunque Hassan potrebbe essere stato ucciso tra la tarda mattina di domenica e l’alba di lunedì. Seguendo il suo telefono, gli investigatori stanno ricostruendo i suoi spostamenti e le persone con le quali è venuto in contatto. Si stanno analizzando anche le telecamere.

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