La morte di Astori: «Il medico fabbricò un falso certificato»
SAN PELLEGRINO. Le motivazioni alla sentenza del Tribunale di Firenze per la morte del capitano della Fiorentina.
Condannato a un anno per un certificato medico falso, retrodatato di due anni, dal 2019 al 2017. Così la motivazione della sentenza del Tribunale di Firenze che condannò il 13 giugno 2025 il professor Giorgio Galanti a un anno per falso ideologico e, per lo stesso reato, a otto mesi la dottoressa Loira Toncelli e il professor Pietro Amedeo Modesti, questi accusato anche di «distruzione di atto vero». Si tratta delle condanne della seconda inchiesta sulla morte del capitano della Fiorentina Davide Astori , il giovane di San Pellegrino Terme deceduto il 4 marzo 2018, a 31 anni, in hotel nel ritiro prepartita per la trasferta di Udine.
Il primo processo fu per omicidio colposo e Galanti, direttore della Medicina dello Sport di Careggi, incassò un anno di condanna con sentenza definitiva in Cassazione. Ora si leggono le motivazioni di primo grado del processo per falso.
Il certificato falso
Giorgio Galanti, scrivono i giudici, «nonostante fosse già sotto l’attenzione dell’autorità giudiziaria, non ha esitato a fabbricare un documento falso per addurre elementi a suo favore coinvolgendo nella realizzazione di una condotta penalmente illecita i due impiegati apicali del reparto di Medicina dello Sport dell’Azienda Ospedaliera di Careggi». Per il Tribunale, è «provato oltre ogni ragionevole dubbio il dolo di Galanti» per aver concorso con Toncelli «nel 2019 alla realizzazione di un documento con valutazione positiva dei dati Strain di Astori, retrodatato falsamente al 2017 in modo da apportare un elemento in più a suo favore nel processo per la morte dell’atleta».
Galanti, in quella fase ex direttore di Medicina sportiva, chiese a Toncelli di «redigere materialmente il documento relativo allo Strain di Astori», «aveva con lei un accordo rispetto all’inserimento della data controversa». Ci sarà ricorso in corte d’appello. «La decisione non è definitiva – spiega il difensore di Galanti, avvocato Sigfrido Fenyes –. Sia rispettato il principio costituzionale della presunzione di innocenza. La vicenda riguarda l’apposizione di una data non su un certificato fidefacente, come riconosciuto dal Tribunale, ma su una semplice attestazione di lettura di un esame effettivamente svolto in precedenza. Tutto il materiale probatorio dimostra che non vi è stato alcun accordo al fine di redigere un falso tra il professor Galanti e chi quella data effettivamente appose».
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