Far west per la droga a Ranzanico. Tra i quattro arrestati ci sono anche i feriti

LA LITE. Manette per l’accoltellatore italiano accusato di tentato omicidio e per tre albanesi a cui è contestata la rissa aggravata. Tre mesi fa la sparatoria a Solto Collina.

Ranzanico

Quattro arresti: tre cittadini albanesi e un italiano, i primi finiti in manette per rissa aggravata, il secondo per tentato omicidio. Uno dei tre stranieri arrestati era finito in ospedale con ferite da arma da taglio: lunedì 2 marzo è stato dimesso, così come l’italiano portato al pronto soccorso con lesioni non gravi.

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L’accoltellamento

Sono i primi provvedimenti presi nel corso delle indagini sull’accoltellamento di domenica 1° marzo a Ranzanico, nell’ambito dell’inchiesta aperta dal pm Antonio Mele e condotta d ai carabinieri della Compagnia di Clusone. La pista seguita è quella del regolamento di conti nel mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti. Un gruppo di italiani e uno di albanesi si sono affrontati fino a che non è esplosa in una violenta lite, al culmine della quale un 27enne albanese è stato ferito a coltellate. È stato portato in ospedale a Lovere dai compagni. Per sfuggire alla loro vendetta, uno degli aggressori, l’italiano poi arrestato, si è gettato nelle acque gelide del lago di Endine. Nella zona dell’accoltellamento sono state trovate alcune dosi di cocaina, gettate prima che arrivassero i carabineri.

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«Abbiamo normalizzato i consumi: non essendo più imminente il pericolo di morte, sembra che assumere sostanze sia tutto sommato normale»

Quanto avvenuto a Ranzanico, messo in fila con altri episodi, a partire dalla sparatoria di inizio dicembre a Solto Collina, a pochi chilometri di distanza, accende i riflettori sulla diffusione di droga, che spesso rimane sottotraccia fino a quando esplode con il suo carico di violenza.

Tra sostanze e violenza

«Credo – analizza Gilberto Giudici, direttore del Servizio multidisciplinare integrato della coop sociale Il Piccolo Principe di Albano S. Alessandro – che i temi siano due. Da una parte, le droghe condiscono la vita di tante persone; dall’altra, la diffusione è notevole e variegata. Per quanto riguarda il primo aspetto, la diffusione costante delle sostanze genera aggressività e violenza che spesso degenerano nella criminalità, con il ferimento, o peggio l’uccisione, di altre persone. La diversità delle droghe in circolazione provoca invece la particolarità del loro spaccio: i cannabinoidi vengono venduti perlopiù tra “peer”, cioè tra pari età, che comprano e vendono per non restare senza la propria dose; la cocaina è perlopiù smerciata da spacciatori e pusher che hanno i loro clienti fissi e la distribuzione avviene quasi “a domicilio”; l’eroina invece è spacciata in boschi o aree appartate».

Il confronto col passato

Rispetto al passato, quando la droga era avvertita come problema sanitario, oggi l’approccio è molto diverso. «Negli anni ‘80 abbiamo sconfitto l’overdose da eroina, ed eravamo convinti di aver sconfitto le droghe – aggiunge Giudici – perché avevamo favorito l’accesso alle strutture sanitarie di tanti eroinomani: di overdose oggi si muore molto meno. E tuttavia abbiamo normalizzato i consumi: non essendo più imminente il pericolo di morte, sembra che assumere sostanze sia tutto sommato normale. Questa è la sfida che oggi abbiamo di fronte, tenuto conto che, e mi viene in mente la vicenda della povera Sara Centelleghe di Costa Volpino, per colpa della droga, assunta o da assumere, arrivano esplosioni di collera e violenza inaudita, anche quando le quantità in gioco sono modeste».

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