Comprensorio Colere-Lizzola, il dialogo è ripreso. Ma c’è un esposto
COLERE. Si lavora al progetto di collegarsi a Lizzola: RsI ha incontrato il nuovo sindaco scalvino. E Legambiente scrive in Procura: «Anomalie nei lavori».
Lettura 3 min.Da ormai un anno l’iter per il collegamento delle stazioni sciistiche di Colere e di Lizzola è fermo. Ma il progetto (presentato nel 2024 da RsI, per realizzare un comprensorio da 50 km di piste) non è finito nel dimenticatoio. Gli ultimi passi sul fronte autorizzativo, che risalgono alla scorsa estate, hanno visto la bocciatura da parte del Consiglio comunale di Colere dell’estensione della concessione a RsI, con la possibilità negata di realizzare nuovi impianti nella zona di Fontanamora.
A giugno di quest’anno il Comune scalvino ha cambiato guida e la nuova Amministrazione guidata dal sindaco Alex Belingheri ha ripreso in mano le pratiche. Negli scorsi giorni – gli stessi in cui Legambiente ha presentato un esposto in Procura su presunte difformità nell’esecuzione di alcuni lavori sulle piste – in municipio è avvenuto un incontro con i vertici della società che nel 2023 ha rinnovato la stazione scalvina e ora vuole collegarla con Lizzola.
Dialogo amministrativo riaperto
«Abbiamo ripreso il dialogo e riallacciato i rapporti tra società e Comune», sottolinea il primo cittadino, lasciando intendere che le relazioni con l’Amministrazione precedente, per RsI, negli anni si erano complicate. «Siamo qui da due mesi, vogliamo innanzitutto capire lo stato dell’arte». A partire dalla bocciatura dell’estensione dello scorso anno: «Dobbiamo capire meglio perché è avvenuta, se è stata una scelta dell’Amministrazione precedente o dipende da altro», continua Belingheri, che precisa come «sicuramente serviranno tempi lunghi», ma sottolinea come «per noi gli investimenti vanno supportati, sempre nel rispetto dell’ambiente. Vogliamo camminare insieme alla società anche per la ricerca dei finanziamenti pubblici».
Doccia fredda sui fondi pubblici
Su questo fronte (sono 50 i milioni attesi dal pubblico, a fronte di almeno 70 milioni di costo totale) nello scorso autunno è arrivata la doppia doccia fredda dal bando del ministero del Turismo, che ha visto il progetto presentato da RsI per Colere fuori dalla graduatoria e quello di Lizzola ammesso ma non finanziato.
La richiesta era, in entrambi i casi, di 10 milioni di euro. La speranza di un finanziamento resta per il lato seriano, dato che è ai primi posti tra gli esclusi (e quindi in attesa di un rifinanziamento da parte del ministero) il progetto presentato dalla cooperativa Nuova Lizzola per la realizzazione di una cabinovia in sostituzione delle tre attuali seggiovie.
I due impianti principali (le biposto Lizzola-Cavandola e Cavandola-Rambasì) possono contare infatti su un proroga che consente loro di girare fino al 2029, dopo di che pende un’incognita sul loro futuro. «Aspettiamo sempre il comprensorio con Colere, ma in ogni caso non buttiamo via 60 anni di storia così», si limita a commentare Omar Semperboni, presidente della Nuova Lizzola, che si sta godendo un’estate con presenze numerose e ha avviato, già da luglio, la campagna di abbonamenti per il prossimo inverno. Resta il fatto che l’eventuale arrivo del finanziamento ministeriale non basterebbe, da solo, per garantire futuro a Lizzola. I 10 milioni del bando dovrebbero infatti certamente essere integrati con altri investimenti. E - va ricordato - sugli asset della Nuova Lizzola c’è già un’opzione d’acquisto firmata da RsI nel 2024.
Ma nel frattempo, se il dialogo con gli amministratori locali è ripreso a Colere, a Valbondione le bocce sono ferme e tali rimarranno fino all’estate 2027, perché il Comune è stato commissariato. In campo sul fronte elettorale sembrano esserci ancora l’ex sindaco Walter Semperboni («Ci sarò sicuramente», assicura) ma anche lo schieramento degli ex consiglieri di minoranza e dei dimissionari della maggioranza, in primis l’ex onorevole Sergio Piffari. Entrambi, alle scorse elezioni, avevano fatto del comprensorio uno dei punti forti del proprio programma.
Gli ambientalisti
Nei giorni scorsi, invece, Legambiente Bergamo ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per fare luce su alcune presunte difformità nell’esecuzione dei lavori per l’ampliamento dell’impianto di innevamento artificiale e per il rifacimento dell’ex rifugio Plan del Sole, che la società RsI ha eseguito a Colere negli scorsi anni. «Già lo scorso anno abbiamo segnalato al Parco delle Orobie Bergamasche, ai Carabinieri forestali e ai Comuni di Colere e Vilminore i lavori in essere, senza però ricevere alcun riscontro - fa sapere in una nota Legambiente -. Solo dopo sollecito il Parco prende atto delle segnalazioni, ma conferma di non esercitare alcun controllo dei lavori in area sciistica».
Si tratterebbe, secondo Legambiente, di «una probabile neutralizzazione dei vincoli geologici per le nuove edificazioni e per gli interventi realizzati in aree a rischio». Sarebbero state violate le prescrizioni contenute nei due provvedimenti di V.Inc.A, come il divieto di creare nuove strade e l’obbligo di ripristino vegetativo e morfologico durante gli interventi per l’ampliamento e spianamento delle piste, ma si parla anche di «distruzione dei pavimenti calcarei protetti, gestione dei rifiuti di cantiere, impianto di trattamento dei reflui idrici dell’albergo ristrutturato Plan del Sole inadeguato e di carenze nella vigilanza».
L’esposto presentato la scorsa settimana alla Procura della Repubblica intende essere una «sollecitazione motivata allo svolgimento di accertamenti penali e tecnico-amministrativi su una pluralità di fatti». Il giudizio che Legambiente dà agli interventi svolti a Colere resta critico: «È un territorio molto fragile, soggetto a una pressione che non sembra valorizzare i suoi contenuti naturalistici e paesaggistici», sostiene Elena Ferrario, presidente di Legambiente Bergamo, la cui speranza è che «le attività imprenditoriali orientino diversamente le loro energie, specialmente alla luce dell’evidente crisi climatica». Nessuna replica al nuovo attacco di Legambiente da parte di RsI.
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