L’onda delle fiaccole è scesa ai piedi della diga spezzata

VALLE DI SCALVE. Organizzata dalla parrocchia di Vilminore, è partita domenica dai ruderi del manufatto fino a Bueggio: per non dimenticare la tragedia.

Oltre cento fiaccole accese tra i due tronconi della diga che ancora resistono all’ingresso della Valle del Gleno. Oltre cento persone che, in silenzio e rivolte con lo sguardo verso Bueggio – il paese che si trova proprio ai piedi della diga spezzata nel 1923 – ascoltano in silenzio la lettura delle testimonianze di chi, il primo dicembre di cent’anni fa, scampò alla morte quasi per caso. Sono le parole di chi vide il campanile di Bueggio prima galleggiare sull’acqua, spostandosi da dove era stato costruito, e poi, improvvisamente, scomparire.

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La fiaccolata organizzata dalla parrocchia di Vilminore di Scalve per ricordare il disastro del Gleno, giunta alla quinta edizione, nell’anno del centesimo anniversario dal tragico avvenimento ha potuto contare sulla partecipazione di moltissime persone: di Vilminore, della Valle di Scalve, ma anche di altri paesi della Bergamasca e del Bresciano. Tutti uniti nel cammino e nel ricordo della tragedia che il 1° dicembre 1923 cambiò il territorio e la storia di Valle di Scalve e di Val Camonica.

Dopo aver raggiunto i ruderi della diga, ognuno con il proprio passo, grandi e bambini si sono raccolti in preghiera tra i due tronconi della diga ancora in piedi, per ascoltare in silenzio le testimonianze dei sopravvissuti. Poi, un serpentone luminoso e silenzioso di persone si è snodato lungo il sentiero che dalla diga scende fino al ponte di Bueggio, dove i partecipanti alla fiaccolata hanno raggiunto altre cinquanta persone che attendevano, silenziose, l’arrivo della croce per un momento di raccoglimento. Qui, prima della deposizione di un mazzo di fiori bianchi a ricordo delle vittime, la lettura di altre testimonianze: le parole degli abitanti di Dezzo, scappati all’onda di acqua e fango correndo nei boschi con negli occhi la distruzione di tutto ciò che fino a quel momento avevano conosciuto. E poi di nuovo, tutti insieme, in cammino fino alla chiesa di Bueggio, dove rimangono ancora oggi gli oggetti del «vecchio» paese che sono sopravvissuti al Gleno: il frammento di una campana della chiesa e la statua della Madonna.

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Anche qui la lettura della testimonianza di una donna scampata alla morte, scappata nei boschi trascinando i figli e seguendo la statua della Madonna che galleggiava nel fango. Nella chiesa di Bueggio, insieme alla statua, per la prossima settimana verrà esposto un quadro recentemente donato al Comune di Vilminore da un privato che lo ha trovato tra gli oggetti di famiglia dimenticati in un solaio. Rappresenta la diga squarciata, l’onda di morte che arriva a Bueggio, una donna e un bambino chinati e un uomo con un braccio teso, nel vano tentativo di proteggere tutti dal disastro.

«Cent’anni fa un’onda di fango e distruzione, oggi un’onda di luce per ricordare quanto accaduto», ha detto don Angelo Scotti, parroco di Vilminore, chiudendo la fiaccolata e invitando i presenti alle commemorazioni del centenario che si terranno venerdì per tutta la giornata, nei luoghi simbolo del disastro del Gleno.

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