Il mistero di Strozza, al Ris il coltello sequestrato. Caccia alle tracce biologiche

IL CASO. L’arma trovata nel deposito di Francesco Dolci. Rilievi scientifici per capire se è stato usato per la profanazione del corpo di Pamela Genini.

Il grosso coltello trovato dagli inquirenti nella proprietà di Francesco Dolci, unico indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini , è stato inviato al Ris di Parma per gli accertamenti scientifici: in particolare per verificare l’eventuale presenza di tracce biologiche. Si tratterebbe di un oggetto con lama liscia e leggermente ricurva, che pare sia utilizzato nelle cerimonie orientali. È lungo 27,5 cm e si trovava nella cassettiera di un vecchio mobile sistemato sotto la tettoia che protegge il deposito attrezzi nel giardino della villa di Francesco Dolci.

«Arma mai vista»

E proprio nel corso della trasmissione «Dentro la notizia», Dolci ha affermato di non aver mai visto tale oggetto: «Ha una forma talmente particolare che me ne ricorderei». Affermando poi che non si tratta di un coltello ma «è proprio una spada, è un’arma particolare che utilizzava la falange macedone. Con un’arma si rischiano due anni e io non terrei mai in casa un’arma non denunciata».

Il 41enne ha ribadito la tesi del complotto, e cioè di qualcuno intenzionato a incastrarlo in quanto testimone scomodo del delitto di Pamela

Il 41enne ha ribadito la tesi del complotto, e cioè di qualcuno intenzionato a incastrarlo in quanto testimone scomodo del delitto di Pamela. «Il coltello non c’era e adesso c’è», ha sostenuto in tv Dolci. I carabinieri, che la scorsa settimana sono stati impegnati in una lunga perquisizione nella proprietà dell’impresario edile di Sant’Omobono Terme, hanno sequestrato anche altri oggetti nel deposito attrezzi. Tra questi ci sono una bomboletta di schiuma espansa, uno scontrino per l’acquisto di silicone multiuso e un tubo di plastica vuoto. Oggetti compatibili con la profanazione e che i carabinieri ora verificheranno se realmente utilizzati.

Gli inquirenti hanno eseguito una copia forense per pc, tablet e telefonini. Manca invece all’appello il telefonino bianco dove, secondo Dolci, ci sarebbero le chat con Pamela e le amiche. L’uomo, che ebbe una relazione con la 29enne uccisa a Milano il 24 ottobre scorso dall’ex compagno Gianluca Soncin, il 6 maggio è stato lungamente interrogato dal pm titolare delle indagini Giancarlo Mancusi e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo. Lui, che peraltro non si è mai sottratto alle telecamere e ai microfoni, si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda. Parlando anche di presunte minacce ricevute.

In diverse occasioni, Dolci si è recato nel cimitero di Strozza, per visitare alla tomba di Pamela. E proprio durante l’interrogatorio della scorsa settimane, alcune domande hanno riguardato le visite – riprese dalle telecamere - precedenti la scoperta della profanazione della tomba, avvenuta il 23 marzo, quando il corpo di Pamela sarebbe dovuto essere spostato dal loculo in cui si trovava alla cappella di famiglia. Ma la profanazione si fa risalire (almeno al momento) tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.

L’appello degli inquirenti

Per cercare di individuare con esattezza la data dell’ignobile gesto, gli inquirenti hanno anche rivolto un appello a chi avesse delle immagini del loculo, per cercare di risalire a quando sia stata manomessa.

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