Sul luogo del ritrovamento del cadavere, il sindaco di Azzone: «La comunità è scossa e addolorata»

«La comunità è molto scossa: è un grande dolore che sia successa questa vicenda, con una donna uccisa in questo modo, così tragico». Parla così Mirella Cotti Cometti, sindaco di Azzone, che vive a poca distanza dal luogo del ritrovamento di un corpo di una donna, fatto a pezzi e gettato in un sacco dell’immondizia all’inizio di un burrone, lungo una strada di passaggio che collega due valli e due province, la Vallecamonica nel Bresciano e la Val di Scalve nella Bergamasca.

Il sindaco è stata avvisata sabato sera della vicenda, direttamente dal primo cittadino di Borno, Matteo Rivadossi. «La nostra piccola comunità è scossa e sconcertata. Attendiamo gli sviluppi dell’indagine. Il ritrovamento proprio a confine tra la Bergamsca e il Bresciani: la strada è molto battuta soprattutto in estate, con chi si muove verso la Val di Scalve e la Val Camonica» ha detto Mirella Cotti Cometti.

Il luogo del ritrovamento del cadavere (Video Fabio Conti)

Ancora il cadavere non ha un nome e nella mattinata di martedì 22 marzo non ci sono stati aggiornamenti dalle forze dell’ordine sull’identità della donna. Una notizia che ha colpito fortemente il territorio, per la sua tragicità: sabato a pochi metri dopo il cartello stradale che segna il confine, a Paline, piccola frazione di Borno, un passante ha fatto la macabra scoperta allertando immediatamente le forze dell’ordine e dando il via ad un’inchiesta per omicidio.

Il sindaco di Azzone: «La comunità è molto scossa» (Video Fabio Conti)

Le indagini

«Un’indagine che deve partire da zero», fanno sapere gli inquirenti che non possono escludere nulla. Ad oggi non ha infatti un’identità il corpo di una donna sezionato e diviso in quattro sacchi, e irriconoscibile in volto perché il viso risulterebbe sfregiato dal fuoco così come un’altra parte del corpo. Il pubblico ministero Lorena Ghibaudo, titolare dell’inchiesta e magistrato che tra pochi mesi lascerà la Procura di Brescia per trasferirsi in quella di Asti, ha disposto gli accertamenti iniziati nei laboratori dell’istituto di medicina legale degli Spedali civili con la dottoressa Nicoletta Cerri, incaricata dalla Procura, al lavoro per dare un nome alla vittima, ma anche per ipotizzare la data del decesso.

Secondo le prime indagini non risulterebbero recenti denunce di donne scomparse tra Brescia e Bergamo, ma non può essere escluso che il delitto sia avvenuto anche in province diverse e sia stato scelto questo spicchio di terra bresciana solo per occultare il cadavere

Il cadavere risulterebbe infatti in uno stato di conservazione ritenuto buono tanto che chi indaga ipotizza addirittura che i resti umani siano stati congelati. E non perché esposti alle intemperie e al freddo dell’inverno, ma perché tenuti in ambienti freddi. Solo però gli accertamenti medici potranno dare risposte alle tante domande degli inquirenti. Secondo le prime indagini non risulterebbero recenti denunce di donne scomparse tra Brescia e Bergamo, ma non può essere escluso che il delitto sia avvenuto anche in province diverse e sia stato scelto questo spicchio di terra bresciana solo per occultare il cadavere. Lungo una strada interna frequentata solo da locali e «dove la notte una persona può fare qualsiasi cosa perché non passa anima viva», racconta chi ci abita.

Ad Azzone una telecamera nel paese, altre a Borno: saranno studiati i filmati

Nel corso del sopralluogo del mattino di lunedì 21 marzo i carabinieri della compagnia di Breno e i vigili del Fuoco hanno prelevato materiale presente nella scarpata dove erano stati gettati i sacchi. Sarà analizzato per valutare eventuale compatibilità con il caso. Si tratta di un’area, tra rovi e arbusti, diventata nel tempo una sorta di discarica a cielo aperto con residenti nelle zone vicine che gettano rifiuti che poi vengono inghiottiti dalla vegetazione. «Tra qualche settimana quei sacchi non si sarebbero nemmeno più visti tanto sta crescendo la vegetazione” dice chi abita nella frazione di Borno che conta in tutto 75 residenti.

Una vicenda che rimanda ad un altro caso di cronaca nera che aveva coinvolto la provincia di Brescia, quello dei coniugi Aldo e Luisa Donegani, uccisi nell’estate del 2005 e fatti pezzi nel garage di casa dal nipote Guglielmo Gatti - condannato in via definitiva all’ergastolo - che gettò i resti dei parenti sempre nella stessa zona a cavallo tra Brescia e Bergamo, al Passo del Vivione.

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