Martedì 08 Marzo 2011

La procura replica alla Santanché
«Occasione persa per  tacere»

La Procura della Repubblica di Bergamo non ci sta alle affermazioni di Daniela Santanchè, sottosegretario all'Attuazione del Programma, che ieri aveva affermato al Giornale che «Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi» perchè «se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell'Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva», e rompe il silenzio che ha caratterizzato questi tre mesi d'indagine sull'omicidio di Yara Gambirasio.

«L'assurdità e il livore che connotano tale dichiarazione - si legge in una nota inviata all'agenzia Ansa - sono tali che la stessa non meriterebbe alcun commento da parte della Procura di Bergamo. Tuttavia sento il dovere di intervenire per evidenziare come, contrariamente a quanto sostenuto dall'autorevole esponente del Governo, con il coordinamento del sostituto delegato per le indagini, le forze dell'ordine, la protezione civile, le polizie locali e migliaia di volontari, con un'abnegazione veramente fuori dal comune, si sono prodigati per mesi nella ricerca di Yara Gambirasio e contemporaneamente nell'individuazione dei responsabili di eventuali reati, utilizzando tutti gli strumenti anche tecnologici conosciuti».

«Ovviamente - prosegue la nota - la Procura di Bergamo ignora, in quanto utilizzate da altro ufficio di procura, quali siano state le "risorse e le tecnologie" spese per indagare "sulle ragazze dell'Olgettina" ma, qualora l'on.Santanchè, che evidentemente ne è a conoscenza, vorrà comunicarcelo, anche se oramai con ritardo, le assicuriamo che siamo pronti a fare altrettanto. Credo che l'on. Santanchè, di fronte a questo tragico evento, abbia perso una buona occasione per restare in silenzio, come ha fatto questo ufficio dal 26 novembre 2010».

a.ceresoli

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