Giovedì 02 Giugno 2011

Atalanta, ora che succederà?
Dalla serie B all'assoluzione

La domanda è di tutti: e adesso, cosa rischia l'Atalanta? Cosa può succedere durante quest'estate già torrida per i tifosi bergamaschi? Beh, gli estremi sono evidenti: Atalanta assolta, e tutto finirà con un grande spavento, oppure Atalanta retrocessa in Prima divisione, nell'ex C1. Ma questa pare un'ipotesi lontanissima. Più realisticamente il rischio maggiore sembra essere quello di dover restare in serie B. E già sarebbe una catastrofe. Vediamo cosa può succedere adesso, con una mini-guida sotto forma di domande e risposte.

I castrofisti dicono: l'Atalanta sarà retrocessa in C1. Può succedere? Nella storia recente della giustizia sportiva è successo solo al Genoa, promosso sul campo dalla B alla A, ma poi retrocesso all'ultimo posto del campionato di competenza, quindi ritrovatosi in C1. Ma il caso era eccezionalmente grave: fu punita la «responsabilità diretta» di Preziosi, che aveva la legale rappresentanza della società.

Per l'Atalanta c'è «responsabilità diretta»? Assolutamente no. Il potere di firma ce l'hanno solo Antonio e Luca Percassi, lontanissimi da questa vicenda. L'Atalanta, nelle peggiore delle ipotesi, rischia il deferimento per «responsabilità oggettiva».

Cos'è la «responsabilità oggettiva»? Significa che la società risponde del comportamento dei propri tesserati, cioè di Cristiano Doni.

Il capo d'imputazione? Visti gli atti quasi sicuramente sarà quello dell'illecito sportivo. Cioè il tentativo di alterare il risultato di una gara.

La pena prevista? Il regolamento parla di una pena minima di uno o più punti di penalizzazione e come pena massima dell'esclusione dal campionato. Ma non è mai stata applicata. Il concetto generale è che la pena dev'essere «afflittiva».

Che significa «pena aflittiva»? Se io infliggo due punti di penalizzazione all'Atalanta di quest'anno cambia niente: salirebbe comunque in A. Per essere «aflittiva » la penalizzazione dovrebbe essere di almeno 11 punti. L'Atalanta scenderebbe a 58 punti e sarebbe settima in classifica. Quindi fuori dai playoff, quindi resterebbe in serie B.

Ma 11 punti di penalizzazione sono una pena realistica? Con i playoff che si giocano da domani... che confusione si creerebbe? Infatti è prevista l'ipotesi di una penalizzazione da scontare nella stagione successiva. Quindi Atalanta in serie A, ma costretta a partite con una penalizzazione.

Atalanta in A partendo da -11!? Calma. Diciamo che in occasione di Atalanta-Livorno 4-2 del 2008 la richiesta della procura federale fu di tre punti di penalizzazione, ma arrivò l'assoluzione. Questi casi in apparenza sono decisamente meno gravi, e le partite sono tre. Se ipotizziamo tre punti di richiesta per tre partite siamo a nove punti complessivi che potrebbero essere chiesti dalla procura federale.

Ma... Esistono - stiamo parlando della peggiore delle ipotesi, perché la colpevolezza è tutta da provare - l'ipotesi del patteggiamento che prevede la riduzione di un terzo della pena e la possibilità di riduzione di un altro terzo della pena in caso di «evidente collaborazione da parte della società». Saremmo a tre punti di penalizzazione. Questa è da considerare la più grave delle ipotesi realistiche.

Le alternative? Il procuratore chiede meno punti e si arriva a pagare un'ammenda. Oppure l'assoluzione. O, ancora prima, l'archiviazione - già in origine - da parte della procura federale.

Potremmo evitare il processo? Sì. Potrebbe succedere anche questo. Spieghiamo l'iter. Il procuratore federale Stefano Palazzi ha già aperto un fascicolo, quindi ha già messo in moto la giustizia sportiva...

...certo, da non confondere con la giustizia ordinaria. Guai a fare confusione. Pensiamo a Calciopoli. La giustizia sportiva in pochi mesi ha dato i verdetti, Juventus in B e via due scudetti. La giustizia ordinaria è arrivata l'altroieri alla richiesta di cinque anni e otto mesi per Moggi, ma il procedimento potrebbe anche non arrivare a termine. Sono mondi diversi.

Chiaro. Torniamo all'Atalanta e al processo sportivo. Il procuratore Palazzi ha già chiesto al procuratore della Repubblica il materiale probatorio. La giustizia ordinaria lo invia, di solito limitandosi agli atti significativi, quindi presentando un quadro meno grave. Partendo da quegli atti, il procuratore federale procede.

In che modo? E i tempi? La giustizia sportiva non aspetta il procedimento penale. Questo dice la legge. Quindi diciamo che entro 30-40 giorni Palazzi riceve gli atti, li studia, sente i soggetti che deve sentire e poi decide. O archivia oppure fa il deferimento. In questo caso si va a processo.

Tempi? Se entro 40 giorni Palazzi arriva agli eventuali deferimenti è un fenomeno, a quel punto la Commissione Disciplinare stabilisce la data dell'udienza. Che non può essere prima di cinque giorni. Entro tre giorni prima dell'udienza, inoltre, vanno deposte le memorie difensive.

Siamo a 45 giorni per avviare il processo. Per avviarlo e chiuderlo. Perché in una giornata si arriva poi alla sentenza. Assoluzione, condanna, eventuale patteggiamento.

Ma siamo al primo grado. Per il secondo grado, si passa alla Corte di giustizia federale (la vecchia Caf, per intenderci), servono pochissimi giorni. E a quel punto resterebbe solo l'Alta corte di giustizia del Coni, ammesso che ne abbia competenza. Ma qui siamo alle sottigliezze. Diciamo che il giudizio di secondo grado arriverà entro la fine di luglio, perché poi le iscrizioni ai campionati e i calendari avvieranno la nuova stagione.

Staremo in ballo tutta l'estate. Questo è sicuro, se il procuratore Palazzi deciderà di andare a processo. Potremo andare al mare solo in caso di archiviazione. Una cosa resta da dire: sarà decisivo capire cos'altro c'è, oltre agli atti già resi noti.

Piero Serina

fa.tinaglia

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