Giovedì 09 Gennaio 2014

Clusone, morì un neonato

Condannate ginecologa e ostetrica

Un’aula di giustizia
(Foto by ANSA/DAL ZENNARO)

Hanno pagato con la condanna per omicidio colposo (pena sospesa per entrambe) la ginecologa e l’ostetrica che quel giorno d’aprile di 7 anni fa erano in sala parto: 9 mesi alla prima (D. F.), 5 alla seconda (D. C.). Le due dovranno versare una provvisionale di 100 mila euro (70 la dottoressa, 30 l’ostetrica) ai genitori del piccolo, costituitisi parte civile.

Ma pure due dei dieci periti chiamati in causa a vario titolo non sono usciti indenni dalla sentenza di ieri. Il giudice Gaetano Buonfrate ha infatti disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché proceda per falsa perizia contro A. P. e M. F. I due avrebbero avanzato ipotesi diagnostiche senza compiere accertamenti anatomopatologici e senza acquisire dati clinici per arrivare alla loro tesi, e cioè, che la morte del bimbo poteva essere riconducibile a una rara malattia congenita.

L’ipotesi accusatoria era invece che il neonato fosse morto per asfissia, anche se l’autopsia non ha mai chiarito con precisione la causa del decesso. A sette anni di distanza, non si sa nemmeno se il piccolo fosse nato morto o se, dopo il parto, qualche segnale di vita l’avesse dato.

La tragedia era accaduta all’ospedale di Clusone. Nikita, figlio di una coppia di romeni che abitava nella città dell’altopiano (ora sono tornati in patria dopo che il padre ha perso il lavoro), pesava 4,2 kg.

D. F. e D. C. erano accusate di non aver saputo gestire la situazione e di non essersi accorte dal monitoraggio che qualcosa non andava. Ma i valori del Ph, che sono rivelatori di una probabile ipossia, sono sempre rimasti nella norma, hanno spiegato i difensori. La causa della morte non è stata individuata all’unanimità: «Otto periti su dieci a favore delle imputate (tranne i consulenti del pm, ndr) hanno concluso che la ginecologa e l’ostetrica non hanno responsabilità nel decesso» ha sottolineato la difesa.

In verità, qualcuno tra gli esperti è stato possibilista e non può essere arruolato d’ufficio né dall’una né dall’altra parte.

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