Quartieri e nuove marginalità
al centro della città de L’Ecolab

Una città che cambia, anche nei suoi rapporti quotidiani. Complessa e spesso difficile da vivere. Dentro la parola «abitabilità» usata come fil rouge del quinto ed ultimo modulo de L’Eco Lab ci stanno molte delle trasformazioni che hanno interessato Bergamo in questo ultimi anni.

Una città che cambia, anche nei suoi rapporti quotidiani. Complessa e spesso difficile da vivere. Dentro la parola «abitabilità» usata come fil rouge del quinto ed ultimo modulo de L’Eco Lab ci stanno molte delle trasformazioni che hanno interessato Bergamo in questo ultimi anni, e che il nostro percorso per immaginare insieme la città del 2035 (ed oltre) ha provato a mettere a fuoco.

Ne parleremo giovedì al Centro Congressi Giovanni XXIII, quando presenteremo i risultati di un anno di lavoro del L’Eco Lab. Sarà una serata di bilanci e prospettive che vedrà sul palco il direttore de L’Eco di Bergamo, Giorgio Gandola, Nando Pagnoncelli, presidente ed amministratore delegato di Ipsos, Piera Molinelli, prorettore delegato all’Orientamento universitario e Michele Vianello, tra i massimi esperti di Smart communities. La serata sarà condotta da Max Pavan (in diretta su Bergamo Tv) e avrà come ospite d’eccezione l’attore Eugenio De Giorgi, che ci presenterà suo celebre Arlecchino: ben più di una maschera.

I nuovi laboratori sociali

Ma torniamo all’argomento dell’ultimo modulo, quella città sociale ed abitabile fotografia di una Bergamo cambiata molto in fretta: non solo in termini numerici, ma di relazioni sociali e anche qualità della vita. Spesso nel corso del confronto sul blog de L’Eco Lab (moderato da Ipsos e alimentato anche dai contributi dei ragazzi dell’Università) sono emersi riferimenti al fatto che a Bergamo si viva peggio di una volta. Contemporaneamente, però, non sono mancati gli apprezzamenti per le risorse che la nostra città sa ancora di avere. E che spesso però non usa in modo adeguato.

È il caso dei quartieri, da sempre veri e propri laboratori sociali, capaci da un lato di essere anticipatori delle nuove tensioni e dall’altro di offrire soluzioni. sempre nuove. Anche perché chi li abita non li considera alla stregua di ghetti, bensì di comunità vive e pulsanti.

Che sono fatte anche di spazi, come quei cortili che hanno segnato l’infanzia di molti negli anni ’70-’80 e da tempo tristemente ai margini delle relazioni sociali: spazi vivi che gli abitanti di Bergamo chiedono di poter riprendere, come primo passo per lavorare nella direzione di una città sempre più accogliente nei confronti di chi la vivrà domani: i bambini.

Tra fragilità e nuove sfide

Ma Bergamo è una città che di fronte alla crisi ha rivelato anche una certa fragilità: quella di chi si è ritrovato improvvisamente ai margini per colpa della crisi, i nuovi cittadini emigranti, gli anziani, i padri separati, ma anche famiglie alle prese con la difficile gestione dei tempi di relazione con i figli e il lavoro. Un quadro che rende sempre più necessario un ripensamento di tempi, spazi e luoghi, con risposte sempre più adatte alle nuove sfide quotidiane.

Partendo da una gestione sempre più efficace delle risorse, un rapporto ancora più stretto e sinergico tra pubblico e privato per fare fronte alle nuove emergenze e un ruolo del no profit ancora più centrale. Forte dei suoi innegabili numeri (170 le associazioni presenti) ma che deve essere capace di coordinarsi meglio e comunicare la propria presenza all’esterno. Perché con risorse sempre più scarse e bisogni emergenti non è più possibile sprecare nulla.

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