Giovedì 20 Febbraio 2014

Cassa integrazione, la lunga attesa

Centinaia di bergamaschi aspettano

Operai in un cantiere edile
(Foto by Cesni)

Viene da immaginarselo così, in giacca, cravatta e ventiquattrore, il sindacalista che puntualmente fa la spola tra ufficio e ministero del Lavoro per sapere se le Casse integrazioni del caso sono state approvate. Perché con la crisi le richieste di ammortizzatori sociali sono ovviamente lievitate e che a farne richiesta sia un’azienda con 15 dipendenti piuttosto che un gruppo con centinaia di lavoratori, sempre al ministero del Lavoro approdano. Con i tempi di autorizzazione che si dilatano e che mediamente - nella nostra provincia - viaggiano intorno ai sei mesi. Periodo in cui il lavoratore in Cassa non vede il becco d’un quattrino.

Nel caso del Cotonificio Honegger di Albino (oggi in concordato preventivo, ha cessato l’attività nell’ottobre 2012) per accelerare l’emissione del decreto di autorizzazione della Cassa straordinaria per i 321 dipendenti si era mosso anche il presidente della Provincia, Ettore Pirovano, bussando direttamente alla porta del ministero. La Cigs era stata richiesta a giugno e il via libera è arrivato a novembre.

Il tema è trasversale a tutti i settori e si può dire tranquillamente che in Bergamasca sono centinaia le persone in attesa di ricevere il trattamento di Cassa integrazione, che, dopo l’ok di Roma, deve essere erogato dall’Inps . Se ci sono aziende in grado di anticipare la Cassa, molte non lo fanno e quindi i lavoratori sono nelle mani di ministero e Inps. Prendiamo il caso della Sessa Marine di Cividate al Piano in concordato in bianco: da giugno a settembre l’azienda nautica ha proceduto con l’anticipo dell’ammortizzatore per i suoi 190 dipendenti, che da circa cinque mesi ormai sono a bocca asciutta.

Passando al settore costruzioni la musica non cambia: la Nuovo Modulo di Nembro in concordato preventivo, ad esempio, ha fatto domanda di Cigs per gli 80 dipendenti a maggio dell’anno scorso e il decreto è stato approvato da pochi giorni. «In questo caso - spiega Angelo Chiari, segretario della Fillea-Cgil di Bergamo - c’è stato qualche errore nella compilazione dei documenti, cosa che a volte capita, con il risultato che i tempi si prolungano ulteriormente».

Al di là della vicenda specifica, Chiari sostiene che «un’amministrazione pubblica efficiente in una situazione di crisi generale così grave avrebbe dovuto decentrare la gran parte delle richieste nelle varie sedi territoriali, penso alla Direzione provinciale del lavoro ad esempio. E lasciare al ministero del Lavoro quelle di imprese con una presenza intraregionale».

Damiano Bettoni della Uilm-Uil, sollevando il caso della Carival di Grassobbio (fallita ad ottobre, i circa 20 lavoratori attendono la Cigs da giugno), sottolinea che «come sindacato siamo intenzionati a chiedere un incontro al prefetto, perché ci troviamo di fronte ad una situazione sociale insostenibile, che coinvolge sia i lavoratori delle “piccole” che quelli occupati in grandi realtà». Massimo Lamera della Fim-Cisl non esita a parlare di «una vera e propria piaga sociale» e ricorda la vicenda della Quasar Pro, «i cui 30 dipendenti aspettano di ricevere la Cassa da giugno». Nel calderone ci sono anche i 47 lavoratori della Ceta di Bergamo: la Cigs è partita a maggio, il decreto è arrivato a metà gennaio e ora si attende che l’Inps eroghi il trattamento. «E anche l’Inps dovrebbe cercare di essere un po’ più celere nello sbrigare le pratiche», dice Andrea Agazzi della Fiom-Cgil. Ma non ci facciamo mancare nulla: anche i contratti di solidarietà «soffrono». «I 76 dipendenti della Salumi Bortolotti di Cene stanno ancora aspettando il pagamento dei primi tre mesi da luglio - precisa il segretario della Fai-Cisl, Danilo Mazzola - poi per fortuna il lavoro è ripreso bene».

In tutto questo sembrerebbe esserci una buona notizia. A livello regionale è stato firmato un accordo - non ancora attivo - per l’anticipo bancario di Cigs, Cig in deroga a zero ore e contratti di solidarietà. Ai lavoratori che lo richiedano sarà concessa un’apertura di credito su conto corrente bancario per un importo pari all’80% della retribuzione mensile e comunque per non più di 850 euro al mese per un massimo di 7 mesi. «Ci sono situazioni in cui la gente arriva ad indebitarsi perché non riceve il pagamento dell’ammortizzatore sociale - evidenzia Orazio Amboni della Cgil - quindi bisogna mettere mano al problema».

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