La guerra di Putin cambia il mondo

Qualche passo avanti ma non siamo soddisfatti, ci rivedremo a breve. Non sono queste poche parole, ripetute quasi pari pari sia dalla delegazione russa sia da quella ucraina dopo il loro terzo incontro, a dare il segnale che qualcosa può cambiare nella carneficina che da dodici giorni si compie in Ucraina. È stata, quella di ieri, una giornata orribile. Le operazioni militari vanno avanti, con un incremento delle incursioni aeree da parte dei russi, che lentamente continuano ad avanzare. Mariupol’ è circondata, Khark’iv sotto i bombardamenti, Kiev già vede i carri armati russi nelle sue periferie e sta per essere investita, Odessa è minacciata.

Le più importanti centrali nucleari ucraine sono nelle mani dei russi, come pure le aree più industrializzate e ricche di risorse naturali. L’Ucraina non molla, si difende bene, ma la realtà è questa. E cambia poco se le perdite del Cremlino sono alte, anche se magari non alte come i vertici ucraini, che parlano di 11mila caduti russi, vogliono far credere. L’opinione pubblica russa non sembra, nel suo complesso, abbastanza sdegnata per l’avventura militare e per ora i «ministeri della forza» (cioè quelli dotati di forze armate: Difesa, Interni, servizi segreti e Situazioni di emergenza) restano accanto al presidente.

La giornata di ieri, inoltre, ci ha detto che sul campo di battaglia c’è sempre meno pietà per i civili. I corridoi umanitari non hanno funzionato, o lo hanno fatto solo in minima parte, perché entrambe le parti speculano sulle vite innocenti. L’aggressore russo vorrebbe che i corridoi portassero verso la Russia o la Bielorussia, quasi a trasformare donne e bambini messi in salvo in prigionieri oppure ostaggi. L’aggredito ucraino teme che la potenza di fuoco russa si scatenerebbe sulle città, se non fosse almeno frenata dall’ipotesi di una strage indistinta. E questo è tanto più chiaro laddove, per esempio a Mariupol’, più ampia e decisiva è la presenza dei battaglioni di miliziani legate alle frange della destra più estrema. Intanto i civili muoiono e chi può scappa dal Paese: un milione e mezzo di profughi in dieci giorni, l’esodo più veloce in Europa dalla seconda guerra mondiale, come conferma l’Onu. E 15 mila sono già in Italia.

Sembra inoltre che ci sia poco da fare, per chi vuole aiutare l’Ucraina, se non mandare armi e aiuti e aprire le frontiere a eventuali «volontari» desiderosi di combattere i russi. Importante ma non decisivo. Restano le sanzioni. Quelle più decise sono già le più massicce della storia ma dai Governi ne vengono esaminate altre, senza peraltro riuscire a nascondere un profondo disagio. Basta fare benzina per capire perché. Gas, petrolio e carbone ogni giorno sfondano verso l’alto il record storico del prezzo. Russia e Ucraina insieme producono il 40% del grano commerciato nel mondo. Il 20% dei fertilizzanti azotati usati in Europa viene dalla Russia. Adesso si parla di embargo contro le esportazioni di petrolio della Russia. Sarebbe devastante per il Cremlino ma nessuno riesce a prevedere con esattezza quali potrebbero essere le conseguenze sulle economie occidentali, soprattutto quella europea. Al solo discutere l’ipotesi, il prezzo del greggio è schizzato vicino ai massimi storici, per poi riassestarsi. Ma il costo delle altre materie prime intanto vola, con il nichel che guida la corsa con un più 25%.

Insomma, l’avventura militare di Vladimir Putin si rivela folle non solo per la tragedia imposta all’Ucraina e per il disastro che prospetta per la Russia, ma per tutto il continente. Non tutti piangono, però. Gli Usa portano a casa, da questa crisi che si svolge tutta in casa d’altri, un’Europa ancor più allineata ai loro piani e in futuro forse costretta a rivolgersi agli Usa per il gas e il petrolio che una volta arrivavano, a minor prezzo, dalla Russia. La Cina si predispone a «inghiottire» una Russia che domani sarà isolata da tutto l’Occidente ma sarà ancora il più grande deposito mondiale di materie prime e risorse naturali. Per questo, oltre che in funzione americana, Pechino si mostra solidale con Mosca. Intanto, l’interscambio commerciale tra Russia e Cina, che l’anno scorso aveva segnato il record di sempre con un valore di 150 miliardi di dollari, ora cresce esponenzialmente: più 38,5% tra gennaio e febbraio 2022, con un valore di 26,5 miliardi di dollari. La guerra di Putin sta cambiando il mondo.

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