Cosa sono gli alpini e la caccia alle streghe

IL COMMENTO. Da qualche anno l’Adunata si è vista calare addosso, ovviamente non solo per malevola invenzione di qualcuno ma perché qualcosa di negativo è accaduto, la «fama» di raduno maschilista, caratterizzato da gente becera, predisposta alla molestia facile o scontata.

Premessa numero 1. Ogni forma di molestia, ogni gesto e parola fuori posto, va condannata. Da chiunque arrivi, verso chiunque sia rivolta. Che ci sia o non ci sia un Cappello Alpino di mezzo. Anzi: una molestia è anche un insulto a quel cappello che tanti nobili significati porta con sé. Premessa numero 2, per trasparenza verso i lettori: chi scrive ha in tasca, con orgoglio, una sola tessera: quella dell’Associazione Nazionale Alpini, gruppo di Colere. Perché parliamo di Alpini e molestie? Perché comincia in queste ore l’Adunata nazionale numero 97, quella di Genova. E da qualche anno in qua, purtroppo, l’Adunata degli Alpini non è solo quel che tutti sappiamo, ovvero una grande, enorme, informe e per certi versi (e in certe ore del sabato pomeriggio e sabato sera) incontrollabile festa che attira nella medesima città, malcontata, una mezza milionata di persone. Da qualche anno l’Adunata si è vista calare addosso, ovviamente non solo per malevola invenzione di qualcuno ma perché qualcosa di negativo è accaduto, la «fama» di raduno maschilista, caratterizzato da gente becera, predisposta alla molestia facile o scontata, una manifestazione con qualche malcelata nostalgia guerrafondaia e spiccata tendenza patriarcale.

Ovviamente, in un mare di gente ci sarà anche questo. Quel che però non è giusto, corretto, e da gente che gli Alpini li porta nel cuore non è assolutamente sopportabile, è la generalizzazione e in certi casi la furia ideologica con cui gli Alpini sono stati accolti nelle scorse ore da una parte della città di Genova. Al punto che le testate nazionali stanno parlando quasi esclusivamente di molestie, ancorché di molestie non si abbia avuta notizia in questi primi scorci di Adunata (tranquilli, qualcosa salterà fuori). Cioè si sta passando dalle città che accoglievano gli Alpini a braccia spalancate lungo tutta la Penisola (nella nostra personale esperienza una delle Adunate più belle fu quella di Catania, che di simil-alpino, forse, può avere giusto l’Etna) alle città che mal sopportano se va bene, e diventano ostili se va male.

Quindi, forse, è il caso di tirar fuori qualche dato che illustra cosa sono gli Alpini nei restanti 360 giorni dell’anno, quelli che trascorrono dentro le loro comunità e non a brindare e a cantare il «Trentatré» su e giù per l’Italia. Perché l’Ana, giustamente, bada più a fare che a dire ciò che fa. Ma se si guardano i numeri - sono pubblici - allora forse si può bilanciare quella tentazione di generalizzare in forza della quale per colpa di qualche imbecille vanno a ramengo 107 anni di storia, di volontariato, di impegno per gli altri, per l’ambiente, per chi soffre. E una pacifica sfilata di decine di migliaia di volontari diventa, come dicono a Genova certi pacifisti prêt-à-porter, una «parata militare».

Questo sono gli Alpini italiani: quando c’è bisogno, come in Friuli 50 anni fa, i primi ad arrivare e gli ultimi a smettere di lavorare. Ci sarà del fango nel ventilatore, in questi giorni. A spalarlo, tranquilli, penserà un Alpino

Quindi, ecco i numeri, che peschiamo dal «Libro Verde della Solidaritetà 2025», il riassuntone che l’Ana pubblica silenziosamente ogni anno circa le proprie attività. Sono sufficienti pochi numeri per capire l’impatto di quei signori col Cappello dentro le nostre comunità. L’Ana ha reso noto che nel 2025 i suoi iscritti hanno lavorato 2.590.524 ore di volontariato. Guardiamo nel dettaglio le nostre realtà. Bergamo ha lavorato - provincia record per distacco - 232.997 ore, Brescia 133.030, Como 63.125, Milano 48.694. Un dipendente medio lavora circa 1.900 ore all’anno, fate voi i conti: Bergamo ha l’equivalente di 122 persone dedicate agli altri a tempo pieno. Una ogni due Comuni. Brescia 70, Como 33, Milano 25. Sono Alpini che accompagnano un disabile, puliscono un bosco, organizzano una festa - anche, sì - che aiutano nelle parrocchie, che fanno Protezione civile. Non tutti, magari, all’Adunata si comportano bene e rispettano fino in fondo i valori di quel Cappello. Ma questo sono gli Alpini italiani: quando c’è bisogno, come in Friuli 50 anni fa, i primi ad arrivare e gli ultimi a smettere di lavorare. Ci sarà del fango nel ventilatore, in questi giorni. A spalarlo, tranquilli, penserà un Alpino.

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