Elettorato mobile e messaggio al governo
ITALIA. Al tempo della Prima Repubblica, le oscillazioni elettorali erano contenute. Dell’ordine dell’1-2-3%.
Non c’era da scervellarsi per trovare le ragioni dei piccoli cambiamenti. Con la Seconda Repubblica tutto è cambiato. Le oscillazioni sono diventate onde anomale che travolgono i precedenti equilibri politici. Il fenomeno si è col tempo amplificato. Tre esempi. La Lega di Salvini: dopo i primi risultati modesti, è balzata al 17,35% alle politiche 2018 e al 34,26% alle europee 2019. I 5 Stelle alla prima prova elettorale del 2013 toccano la stratosferica vetta del 25%, per poi superarsi con il 32% nel 2018. Con Fratelli d’Italia, un’altra inaspettata straordinaria performance.
Di colpo, dopo una partenza in sordina (un modestissimo 2%) passano nel 2022 al 26%. La sorpresa è diventata la regola. L’elettorato è diventato mobile. Diventa difficile fare
Le oscillazioni sono diventate onde anomale che travolgono i precedenti equilibri politici
previsioni. Dovrebbe essere non meno difficile individuare, a botta calda, le ragioni di eventuali sommovimenti elettorali. Scatta invece puntualmente una gara a chi è più capace nel decifrare il comportamento degli elettori. È un gioco facile. Poiché il giorno dopo il voto nessuno dispone di prove inoppugnabili per sostenere la propria diagnosi, ognuno si sente libero di indicare le motivazioni del comportamento degli elettori. Basta che l’affermazione risulti plausibile e il gioco è fatto. Probabilmente, ciascuna delle ragioni del voto, avanzate in questi giorni, ha un fondamento. Il problema è individuare quali di esse abbia avuto un peso determinante.
Referendum e voto di protesta: le cause possibili del risultato
Qui casca l’asino. A spostare la bilancia a favore del No, di sicuro deve aver influito il pasticcio fatto dal sottosegretario Delmastro con la sua bisteccheria, aperta con la figlia diciottenne di un padre impresentabile, implicato in affari di mafia. Non di meno, deve aver avuto un notevole peso la fratellanza di Meloni con Trump. Lo sfascia-ordine mondiale, l’artefice delle guerre daziarie, l’aspirante autocrate, lo spregiatore dei valori della democrazia liberale. E ancora: il costo fuori controllo della benzina, gli stipendi svalutati dall’inflazione, e chi ne ha più ne metta. È plausibile che siano molteplici le cause del terremoto elettorale consumatosi. Chi può dire, però, quale sia stata quella determinante. In molti hanno indicato, quale bussola dell’orientamento elettorale dei fautori del No, il cosiddetto patriottismo costituzionale, la difesa a oltranza dei valori e del dettato della Costituzione.
Il mito del patriottismo costituzionale nel voto italiano
Pare una spiegazione poco plausibile. Basta guardare la mappa geografica del voto. È possibile che l’elettorato del Sud, non partecipe come il Nord della lotta di liberazione, sia oggi il campione nazionale della difesa dei valori della Costituzione, nata appunto dalla
Il quesito sottoposto al voto è stato regolarmente sopravanzato dalla volontà dell’elettorato di mandare all’esecutivo un segnale di convinta insoddisfazione
Resistenza? Parimenti, si resta assai dubbiosi ad attribuire un peso determinante all’avversione nutrita dall’elettorato ad un quesito ostico anche per un esperto di diritto. In attesa di studi analitici, forse aiuta di più ad individuare le motivazioni del voto rivolgere uno sguardo ai precedenti referendum su modifiche costituzionali o istituzionali. Nel ’91 e nel ’93 si è votato per cambiare il meccanismo elettorale voluto dai partiti di centro. Nel 2006 e 2016 per le riforme costituzionali introdotte da Berlusconi e da Renzi. Puntualmente sono stati tutti bocciati, fossero state le leggi approvate da governi di destra, di sinistra o di centro.
Referendum in Italia: quando gli elettori votano contro il governo
Ora, se si guarda alla mappa elettorale del Paese si evince che le bocciature sono venute più copiose dalle aree che per ragioni sociali o per orientamenti politici sono avverse al governo in carica. Il quesito sottoposto al voto è stato regolarmente sopravanzato dalla volontà dell’elettorato di mandare all’esecutivo un segnale di convinta insoddisfazione per le condizioni sociali del Paese e/o per esprimere una generica protesta al governo. I referendum da lungo tempo sono stati l’arena ideale in cui ha potuto esercitarsi l’antipolitica. Si dice che in America l’elettore voti col portafoglio. Difficile che gli italiani votino (solo) con la Costituzione in mano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA