Il vertice dei «Volonterosi», da Meloni un segnale a Europa e Usa

MONDO. Il segnale politico stava tutto nella cordialità un po’ forzata dell’abbraccio all’Eliseo tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, arrivata alla riunione sullo Stretto di Hormuz dei «Volenterosi» a bordo di un suv italiano rosso fiammante come la sua mise e il suo sorriso verso il presidente francese con cui pure ha più volte rancorosamente duellato.

La partecipazione in presenza della premier alla riunione di Parigi insieme al britannico Starmer e al cancelliere Merz (mentre un’altra quarantina di leader di Paesi di tutto il mondo, compresi Cina e India, erano collegati da remoto) serviva a dare un segnale all’Europa e agli Stati Uniti: dopo la brusca rottura con Trump, l’Italia non ha alcuna intenzione di rimanere isolata e anzi riafferma la propria lealtà europea e la fiducia nel multilateralismo partecipando ad un formato, quello appunto dei «Volenterosi» che in precedenza aveva trattato con la stessa freddezza di Washington. Sull’onda di ciò, Meloni all’Eliseo ha dichiarato la disponibilità dell’Italia a partecipare con proprie navi, dopo un’autorizzazione parlamentare, ad una missione difensiva del traffico navale nello Stretto di Hormuz una volta che siano cessate definitivamente le ostilità, una missione che i suoi promotori, Macron e Starmer, concepiscono su mandato Onu anche senza gli Stati Uniti (che invece il cancelliere Merz vorrebbe che fossero coinvolti). L’Italia oltretutto parteciperebbe nell’operazione di sminamento dello Stretto con personale e naviglio di provata eccellenza.

Forse è proprio questa repentina e ostentata virata di Meloni a provocare ancora una nuova, pesante battuta polemica nei suoi confronti da parte di Trump: «Nel Golfo gli italiani non ci sono stati per noi, e noi non ci saremo per loro», e il riferimento del presidente americano è ancora una volta al rifiuto di Roma

Forse è proprio questa repentina e ostentata virata di Meloni a provocare ancora una nuova, pesante battuta polemica nei suoi confronti da parte di Trump: «Nel Golfo gli italiani non ci sono stati per noi, e noi non ci saremo per loro», e il riferimento del presidente americano è ancora una volta al rifiuto di Roma di far atterrare a Sigonella qualche settimana fa degli aerei Usa diretti verso l’Iran in missione offensiva. Del resto nella stessa occasione Trump se l’è presa anche con la Nato e gli europei: «State alla larga da Hormuz - ha detto- a meno che non vogliate rifornirvi di petrolio per le vostre navi».

Le divergenze di Salvini e Vannacci

Se Meloni si riscopre multilateralista e fa evaporare il proprio trumpismo ideologico, Salvini - che pure da Trump si è distanziato dopo le offese al Papa - non rinuncia alla più classica delle bandiere sovraniste, quella che ormai tutte le destre europee chiamano la «remigrazione»: sarà infatti questo il tema di una manifestazione a Milano con vari leader alleati tra i quali il francese Bardella, l’olandese Geert Wilders e forse anche lo sconfitto premier ungherese Orban. Ma l’iniziativa irrita Forza Italia che ha pensato di organizzare una contro-manifestazione che serve a ribadire la linea del Ppe contro l’immigrazione illegale ma anche contro qualsiasi fantasia di deportazione forzata di massa degli immigrati.

Anche questo è un segnale che fa capire come gli equilibri nel centrodestra ora puntino ad una più decisa sintonia tra Meloni e Tajani in funzione di avvicinamento al Ppe e alla Germania. Salvini resta con le sue bandiere anche per un calcolo elettorale: alla sua destra Vannacci continua a erodere il patrimonio elettorale della Lega (in parte anche di Fratelli d’Italia o almeno della sua base ex missina) e quindi non gli si può lasciare il monopolio della propaganda sovranista e nazionalista. In ogni caso a Roma ieri il centrodestra ha votato compatto al Senato il nuovo «decreto sicurezza» che le sinistre respingono in quanto prevederebbe «meno diritti e più repressione».

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