(Foto di ansa)
MONDO. La tragica epoca che siamo chiamati a vivere ricorda «l’aiuola che ci fa tanto feroci», verso del XXII Canto del Paradiso di Dante, nel quale il poeta definisce la Terra vista dall’alto, durante il suo viaggio celeste, come un minuscolo giardino (l’aiuola) per il quale gli esseri umani si scatenano in violenze e atrocità, perdendo di vista l’eternità, cioè l’infinita estensione del tempo. Verrebbe da dire: nulla di nuovo quindi.
Ma sarebbe una conclusione cinica e rassegnata che non possiamo permetterci, in nome delle migliaia di vittime delle guerre in corso senza sosta a Pasqua, condotte anche da chi si definisce «cristiano».
La Russia ha bocciato la richiesta di una tregua proposta da Kiev in occasione della festa che commemora la Resurrezione di Gesù: ieri abitazioni ucraine sono state bersagliate da centinaia di droni, provocando altre vittime, crimine quotidiano da oltre quattro anni. Nel messaggio ufficiale di auguri inviato ai suoi concittadini per il Natale ortodosso a gennaio, Vladimir Putin ha scritto: «I nostri soldati agiscono seguendo il volere di Dio. I guerrieri russi portano avanti questa missione per comando del Signore: una missione di difesa del nostro Paese e della sua gente». La «missione» ha portato allo smembramento di uno Stato sovrano già nel 2014 con l’annessione militare e illegale della Crimea, a vasti e documentati crimini sulla popolazione ucraina denunciati in periodici rapporti dell’Onu e sanzionati da sei mandati di cattura della Corte penale internazionale.
La t elepredicatrice Paula White, consigliera spirituale di Donald Trump, ha scatenato un’ondata di polemiche per a ver paragonato il presidente a Gesù Cristo, nel corso di un pranzo per Pasqua alla Casa Bianca. Nei giorni scorsi una fotografia ha documentato questa scena: il «tycoon» in preghiera nello Studio Ovale circondato da Pastori evangelici in un rito per la vittoria in Iran. Pete Hegseth, segretario alla Difesa Usa, sostiene che quelle degli statunitensi sono «guerre sante» (la stessa definizione data dal Patriarca ortodosso di Mosca Kirill dell’invasione su larga scala dell’Ucraina scattata il 24 febbraio 2022), una «crociata» (l’ha definita proprio così nel suo libro «American Crusade») per garantirsi grandezza e sicurezza in un mondo in cui non ci sono alleati ma solo nemici o vassalli.
Anche in questo caso il sacro viene sfregiato per giustificare la guerra all’Iran che ha trascinato il mondo in un pericolosissimo caos, al seguito di Israele che secondo i limiti fissati dalla Carta dell’Onu ha il diritto di difendersi dai suoi nemici, dagli attacchi missilistici e terroristici che subisce da anni, ma dove è al potere l’estrema destra religiosa, per la quale «i palestinesi non esistono» e le loro terre vanno conquistate, chiamate con nomi biblici e da annettere in nome di un mandato messianico che giustifica anche gli stermini di Gaza e le violenze impunite dei coloni estremisti in Cisgiordania.
«Dio è morto» è una celebre frase del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, a rappresentare ermeticamente la decadenza del mondo occidentale nell’ultimo squarcio del secondo millennio. Dio non è morto ma le religioni continuano ad essere strumentalizzate nel mix micidiale con i nazionalismi.
Il fondamentalismo islamista è stato analizzato profondamente negli anni post 11 Settembre 2001 (la data tragica degli attentati terroristici di Al Qaeda negli Usa), temuto e contrastato. Oggi siamo chiamati a confrontarci anche con altri fondamentalismi religiosi, in un regresso identitario della storia. L’ateo Gino Strada motivava il suo impegno di chirurgo di guerra in tanti fronti con il principio che «la vita è sacra», un’evidenza che dovrebbe accomunare chi non accetta la deriva violenta che ha preso in scacco il mondo. La vita di ogni prossimo non è nelle nostre disponibilità, non è merce.
Noi europei facciamo fatica a capire la portata di questo fanatismo dilagante. Il Dio degli eserciti era scomparso nel Vecchio continente dopo la Seconda guerra mondiale, si rifece vivo nei Balcani negli anni ’90 ma non lo comprendemmo. Nel 1945 i nostri avi si ritrovarono vaghi fra le macerie, con milioni di civili uccisi dalla follia del nazifascismo, del «Gott mit uns», Dio è con noi.
«Dio è assente dai campi di battaglia» sentenziò nel 1946 il poeta e narratore svizzero Blaise Cendrars, volontario in Africa con la Legione straniera nel Primo conflitto mondiale. Una presa di distanza sempre attuale e urgente, sempre da ribadire. «L’aiuola che ci fa tanto feroci» chiama in causa la nostra responsabilità, il dovere di contrastare la ferocia dei tempi.
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