( foto ansa)
MONDO. La sfida nell’Artico e la tragedia ucraina stanno formando la nuova Europa. Chissà che un giorno Stati Uniti e Russia non si pentano dei recenti passi avventati, che hanno svegliato il «gigante buono» ed hanno messo in dubbio nel Vecchio continente equilibri consolidati da decenni.
Sulle rive del Dniepr non solo ebbe i natali la Rus’ kieviana - che diede, successivamente dopo secoli, alla luce la Russia - ma presto potrebbe averli anche la futura Unione europea o una sua riedizione con il Regno Unito e la Norvegia associati più da vicino. Diverso è il discorso per l’Artico, da sempre la frontiera remota, il «Klondike» da possedere per le sue immense ricchezze minerarie, ancora oggi irraggiungibili per la mancanza di tecnologie adatte e per i costi finanziari insostenibili di estrazione. Sia Washington che Mosca non hanno mai celato, né in passato né adesso, le loro mire sulla regione polare. L’interesse statunitense per la Groenlandia iniziò a svilupparsi nel 1867 al tempo dell’acquisto dell’Alaska dall’impero zarista. L’allora Segretario di Stato Usa William Seward preparò un’offerta formale alla Danimarca da 5,5 milioni di dollari in oro, ma poi non se ne fece nulla. Militarmente gli Stati Uniti occuparono l’isola artica poco prima di entrare nella Seconda guerra mondiale e lì mantennero durante la Guerra Fredda proprie basi per controllare le vie d’accesso agli oceani da parte dei sottomarini sovietici o per monitorare il possibile lancio di missili. Nel dicembre 1946 fu consegnata dal Segretario Usa James Byrnes al collega danese Rasmussen una nuova offerta d’acquisto, questa volta da 100 milioni di dollari in oro, giustificata da «necessità di sicurezza» vitali. L’offerta fu rifiutata da Copenaghen.
Gli episodi, appena ricordati, sono utili per contestualizzare meglio le parole odierne di Donald Trump, le quali hanno colpito soprattutto per il loro tono minaccioso. In questa partita tutta occidentale per la Groenlandia è fondamentale il ruolo del Regno Unito, alleato insostituibile anche dell’Ucraina, le cui mosse si basano sui dettami della secolare strategia di Londra nel Vecchio continente. Il premier Starmer ha evidenziato che se c’è un problema di difesa dell’isola artica all’interno della Nato la questione si risolve in un baleno. Britannici, francesi e tedeschi hanno già inviato loro militari in Groenlandia. E presto arriveranno altri soldati europei, sempre inquadrati all’interno dell’Alleanza atlantica. Invero Londra agisce in funzione difensiva, temendo di vedere isolato il Canada (non si dimentichino le inopportune parole di Trump sul 51° membro degli Usa), il cui capo di Stato è sempre re Carlo III.
La Russia è oggi un pericolo nell’Artico? Premesso che si spera che l’attuale cortocircuito con l’Occidente a Mosca venga superato presto, oggi il Cremlino ha ben altri problemi. È vero la Russia punzecchia da decenni la Norvegia per lo sfruttamento delle isole Svalbard, come previsto da accordi internazionali, ma non facciamo di tutta un’erba un fascio. Non dimentichiamo che Mosca controlla già interamente per migliaia di chilometri la rotta nord-est - dallo stretto di Bering alla penisola di Kola - dall’Asia attraverso l’Europa verso le Americhe, rotta sempre più libera da ghiacci. Sono lontani i tempi, l’agosto 2007, quando l’accademico Chilingarov con due sottomarini raccolse campioni della piattaforma continentale per accampare presso l’Onu pretese russe su una larga fascia di area artica. Oggi Mosca non ha né la tecnologia né i soldi per lanciare la sua sfida nella regione all’Occidente. Pechino potrebbe aiutarla, ma i rischi geopolitici per il Cremlino potrebbero dimostrarsi un’ulteriore scommessa scriteriata.
Non dimentichiamo che Mosca controlla già interamente per migliaia di chilometri la rotta nord-est - dallo stretto di Bering alla penisola di Kola - dall’Asia attraverso l’Europa verso le Americhe, rotta sempre più libera da ghiacci
Tralasciando la tragedia in Ucraina (dove l’Europa allargata agisce già unita), la Groenlandia è il primo test della difesa comune europea - europea intesa come comune a Ue , Regno Unito e Norvegia – in risposta alle mire dei Maga di Trump. Superarlo positivamente significherebbe non solo dimostrare ai concorrenti una maturità inattesa, ma garantire al Vecchio continente un futuro di pace e sicurezza.
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