(Foto di Ansa)
MONDO. Durante l’incontro con la redazione del Tg2 in Vaticano, in occasione del 50esimo di fondazione della testata, Papa Leone XIV ha rivolto un invito: «Tocca a voi mostrare le sofferenze che la guerra porta sempre alle popolazioni; mostrare il volto della guerra e raccontarla con gli occhi delle vittime per non trasformarla in un videogame».
L’appello era rivolto ai giornalisti del telegiornale pubblico ma vale per tutti i cronisti e più in generale per chi è chiamato a parlare della guerra, la pratica di violenza più vasta e profonda esercitata sull’umanità. Nei talk show dedicati ai conflitti manca spesso il senso del tragico da parte di «esperti» che argomentano sulle tragedie in modo asettico quando non irrisorio. In quei programmi che intossicano il dibattito pubblico è poi rarissima proprio la voce delle vittime, che pure avrebbero qualcosa da dire, essendo pur sempre fonti primarie degli avvenimenti criminali che subiscono.
È una deriva in corso da tempo ma un contributo ad aggravare la piaga è arrivato da Donald Trump. La Casa Bianca sta portando avanti una comunicazione sulla guerra in Iran che ha coinvolto proprio immagini tratte da videogiochi
È una deriva in corso da tempo ma un contributo ad aggravare la piaga è arrivato da Donald Trump. La Casa Bianca sta portando avanti una comunicazione sulla guerra in Iran che ha coinvolto proprio immagini tratte da videogiochi, come il montaggio video con «Wii Sports», i messaggi con la grafica di «Pokémon Pokopia» e filmati con colonne sonore che esaltano il ricorso alla forza. Una «rappresentazione terrificante» l’ha definita in un comunicato il Cardinale Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago.
Ma la responsabilità chiama in causa anche i cittadini che sui social discutono di guerre in modo algido quando non spietato, disincarnandole dal dolore delle vittime. Come se non bastasse, ci sono piattaforme che permettono di scommettere su qualsiasi evento e in qualsiasi ambito, dallo sport alla politica e ora anche appunto sui conflitti. «Polymarket» è stata fondata nel 2020 da Shayne Coplan, diventato in cinque anni il più giovane miliardario «self-made» al mondo con un patrimonio stimato di circa un miliardo di dollari. Finanziato anche con i soldi di Donald Trump Junior, che ne è diventato consulente, a maggio questo principale mercato di previsione al mondo ha raccolto 70 milioni di dollari e ora potrebbe valere tra i 12 e i 15 miliardi. Nell’ultimo anno è diventato ancora più famoso grazie alla crescente instabilità mondiale: il 2 gennaio scorso un utente anonimo è riuscito a vincere 400mila dollari scommettendo sulla deposizione di Nicolás Maduro, una puntata compiuta il giorno prima del blitz statunitense che ha portato all’arrestato del presidente venezuelano. Il sospetto è che dietro la vincita ci siano informazioni riservate diffuse da ambienti dell’amministrazione Trump. Un’altra scommessa ha permesso a un utente anonimo di «Polymarket» di vincere 553mila dollari riguardo alla morte della Guida suprema dell’Iran l’Ayatollah Ali Khamenei, poco prima che un attacco israeliano lo uccidesse. Tutto lecito ma molto cinico. Le transazioni hanno attirato l’attenzione di membri del Congresso americano: il senatore democratico Chris Murphy ha annunciato di voler presentare al più presto una proposta di legge per mettere al bando queste lucrose attività. L’amministrazione Trump ha però archiviato due indagini federali su «Polymarket» avviate dai funzionari sotto la presidenza di Joe Biden.
A rischio c’è anche proprio il lavoro dei giornalisti. Un cronista di guerra israeliano del «Times of Israel» è stato minacciato di morte dopo avere pubblicato una breve notizia su un missile iraniano caduto il 10 marzo scorso in un’area aperta vicino a Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme. Dietro le intimidazioni, secondo quanto ricostruito dal «Washington Post», ci sarebbero scommettitori attivi su «Polymarket», dove erano in gioco milioni di dollari sulla possibilità che un ordigno di Teheran colpisse lo Stato ebraico il 10 marzo. No, la guerra non è un videogioco e scommettere letteralmente sulle tragedie del prossimo arricchendosi è una deriva pericolosissima. La banalizzazione degli abissi umani ha caratterizzato le epoche peggiori. Lo scrittore e saggista tedesco Thomas Mann sosteneva a ragione che «la tolleranza diventa un crimine quando applicata al male».
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